Un tête-à-Tết con la cultura vietnamita

Questo è un capitolo del nostro blog particolarmente importante e significativo, in quanto racconta del nostro incontro con persone splendide, con cui abbiamo condiviso bellissime esperienze e da cui abbiamo imparato moltissimo delle tradizioni vietnamite.

Innanzitutto, cos’è il Tết? Tet Nguyen Dan, o semplicemente Tết, è la celebrazione del nuovo anno lunare (che quest’anno cadeva il 15 febbraio) e che prevede una settimana di festeggiamenti con amici e parenti, invitandosi nelle reciproche case, mangiando piatti tipici e facendosi piccoli regali. È inoltre un’occasione per i vietnamiti per esprimere il proprio rispetto e la loro riconoscenza verso gli antenati e come se tutto ciò non bastasse, è anche il giorno in cui tutti i vietnamiti celebrano il loro compleanno!

Uno dei principali problemi durante il Tết è la chiusura della maggior parte di ristoranti e negozi, il rallentamento dei trasporti e in generale di tutte le attività lavorative… un po’ come durante il nostro capodanno, ma qui dura molto più a lungo.
Per evitare questi disagi dunque, assieme ad una coppia di nostri amici che ci ha raggiunto per due settimane di vacanza, abbiamo deciso di essere previdenti e di prenotare in anticipo una guesthouse ad Ha Giang, una cittadina di dimensioni ridotte nell’omonima provincia situata all’estremo nord del Vietnam, al confine con la regione cinese dello Yunnan.

I giorni antecedenti al capodanno invece è stato deciso di trascorrerli a SaPa, famosa località montana, 300km a nord-ovest di Hanoi.
Appena scesi dal night-bus siamo stati accerchiati da parecchie donne dell’etnia Hmong, che ci invitavano a sperimentare l’homestay, cioè una forma alternativa di pernottamento che prevede di dormire e vivere a casa loro, invece che in un albergo o ostello. Nonostante il freddo, la proposta ci ha incuriosito parecchio quindi, perché no? Dopo un viaggio accidentato di 11km, in cui siamo dovuti pure scendere a spingere il taxi per permettergli di superare una tratta di terreno fangoso, siamo giunti nel piccolo villaggio di Hau Thao, un villaggio interamente composto da Hmong. La casa era in legno, senza riscaldamento ma con solo un focolare nei pressi della cucina. Complice la nebbia e il freddo abbiamo deciso di restare in casa con la famiglia, aiutandoli a tagliare la legna e a preparare la cena.
Anche loro si stavano preparando al Tết e proprio la mattina seguente era prevista l’uccisione del maiale più grosso (circa 80kg) in ogni casa del paese. Ci è stato spiegato successivamente che la loro dieta è principalmente vegetariana ma che in occasioni speciali viene ucciso un maiale di peso variabile a seconda dell’importanza dell’evento: 10kg per la nascita di un figlio, 30kg per un matrimonio mentre per il Tết, considerato un evento importantissimo, anche fino a 70-80kg.

La mattina dopo siamo stati invitati a casa della sorella dove vicini e parenti erano presenti per celebrare l’uccisione del maiale. Inutile dirvi quale fosse l’ingrediente principale della nostra colazione, tutto il pasto è stato accompagnato da fiumi di “happy water” ovvero un liquore di riso a bassa gradazione alcolica, distillato localmente. Abbiamo festeggiato tutti insieme, abbiamo ballato, abbiamo giocato con I bambini il tutto senza scambiarci una parola, poiché quasi nessuno conosce l’inglese, ma scambiandoci invece grandi sorrisi e comunicando a gesti. Ci hanno accolto in maniera davvero amichevole e ci hanno fatto sentire parte della loro famiglia.

La mattina seguente a malincuore abbiamo salutato queste persone così affettuose e genuine per dirigersi ad Ha Giang, e li abbiamo sperimentato una gentilezza e una generosità senza precedenti. Non appena arrivati siamo stati accolti con un delizioso pranzo, e subito altra “happy water” è comparsa sul tavolo, quindi grandi risate, chiacchierate e tanto, tantissimo karaoke, in cui noi italiani abbiamo dimostrato le nostre (scarse) doti canore con gli 883 e Eros Ramazzotti.
La mattina seguente sarebbero cominciati i preparativi e le celebrazioni del capodanno.

Per pranzo, dopo aver aiutato uno dei gestori della guesthouse a raccogliere mele nel suo campo, siamo stati invitati a conoscere le loro famiglie, e in ogni casa siamo stati accolti con un banchetto con prelibatezze locali e altra happy water, che a quanto pare durante il periodo del Têt viene bevuta al posto dell’acqua ai pasti. Un momento molto interessante è stato il momento delle offerte ai defunti: un piccolo falò è stato allestito sul poggiolo e vi sono state riposte pile di banconote (false), vestiti e scarpe di carta che poi sono state date alle fiamme. In questo modo il denaro e I vestiti vengono mandati agli antenati, per permettere loro di vivere una vita agiata nell’aldilà. Una serie di preghiere e canti ha accompagnato il rituale.

La sera invece è stata organizzata una grande cena, con anche amici dei gestori e per tutta la sera si è mangiato e bevuto in abbondanza, giocato con I bambini, ballato e cantato con l’immancabile karaoke.

Ma la vera celebrazione è stata la mattina successiva, quando siamo stati invitati a casa delle loro famiglie: il nonno, emozionatissimo (non era riuscito a dormire sapendo che avrebbe avuto degli occidentali come ospiti nella propria casa l’indomani) ci ha accolto con grandi sorrisi, ci ha offerto da mangiare e da bere: per l’occasione è stata tirata fuori un’anfora piena di liquore di riso fermentato con varie erbe e foglie, da cui si beveva tramite lunghe cannucce in bambù.
Diversi famigliari ci hanno anche offerto del denaro, simbolo di buon auspicio per l’anno venturo. Questa incredibile cerimonia si è ripetuta in altra due case, e sarebbe andata avanti per tutta la giornata, se non fossimo dovuti partire per lo spettacolare Ha Giang Extreme North Loop, un percorso di tre giorni fra meravigliose formazioni granitiche, laghi, torrenti e natura incontaminata.

Insomma, questo Tết per noi è stato un’immersione totale nella cultura e nelle tradizioni sia vietnamite, sia delle minoranze Hmong. Abbiamo sperimentato una gentilezza inaspettata, un affetto impensabile nel mondo occidentale nei confronti di sconosciuti: sia a SaPa che ad Ha Giang ci siamo sentiti davvero parte del nucleo famigliare; si è instaurato un rapporto ben più profondo di quello fra un albergatore e i suoi ospiti.

Su svariati blog si trovano parecchi articoli di come sia difficile viaggiare durante la settimana del capodanno, e consigliano di stare in grandi città, come Hanoi o Ho Chi Minh e di stare chiusi in albergo, o di evitare proprio il Vietnam durante quel periodo.
Noi invece consigliamo proprio l’esatto contrario: vivete l’esperienza delle celebrazioni del Tết, e vivetelo in luoghi fuori dalle mete turistiche. Vivetelo a contatto con I locali, vivetelo con le famiglie ospitanti, vivetelo con le minoranze delle etnie Hmong o Dzao sulle montagne del nord, vivetelo sugli altipiani del Vietnam centrale con I Bahnar, Sedang o Jarai, vivetelo con una famiglia di pescatori sul delta del Mekong. Insomma, vivetelo come volete, ma vivitelo!
L’unico avviso che vi diamo è quello, se potere, di prenotare i trasporti nelle due settimane successive al Tết, perché I mezzi di trasporto sono quasi tutti prenotati e I prezzi duplicano o addirittura triplicano (ve lo diciamo, ahimè, per esperienza personale).

CHUC MUNG NAM MOI, buon anno a tutti!

Un tête-à-Tết con la cultura vietnamita ultima modifica: 2018-03-28T11:28:33+00:00 da The Back Pachers
The Back Pachers
The Back-Pachers nasce da un idea, un sogno, un progetto di Andrea Pacher e Veronica Franchi di raccontare in questo blog le loro avventure nel sud est asaitico e in India. Lui biotecnologo, lei ostetrica, entrambi residenti nella caotica metropoli londinese. Da sempre curiosi e desiderosi di espandere I propri orizzonti, dopo qualche anno di vita frenetica nella capitale inglese, ha iniziato ad alimentarsi in loro il desiderio di viaggiare e di scoprire nuovi paesi e culture, di prendere una pausa dagli oneri della vita occidentale e di vivere insieme, questo viaggio.

Charley Thompson – Lean On Pete

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