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Editoriali

Trento non è pronta per La Maison de Filip. Qui conta apparire.

Uno spaghettone da 21 euro, una squadra giovane e un conto che rimette in discussione il nostro modo di riconoscere il valore. Un editoriale sull’incoerenza di una città che, troppo spesso, preferisce apparire anziché assaporare.

Daniel Cerami
Trento non è pronta per La Maison de Filip. Qui conta apparire.

TDV · Food · Editoriale

Trento non è pronta per La Maison de Filip.Qui conta apparire.

Uno spaghettone da 21 euro, una squadra giovane e un conto che rimette in discussione il nostro modo di riconoscere il valore. Un editoriale sull’incoerenza di una città che, troppo spesso, preferisce apparire anziché assaporare.

21 €Lo spaghettone
90/100Falstaff · Guida 2027
Spaghettone Monograno Matt Felicetti con cipolla, miele di castagno e amaranto da La Maison de Filip a Trento, con pane e acqua
Spaghettone, acqua e pane: il pranzo raccontato dall’autore.
Fotografia originale fornita da Daniel Cerami.

Questo piatto costa 21 euro.

È uno spaghettone Monograno Matt Felicetti con crema di cipolla, miele di castagno e amaranto. Lo mangio da La Maison de Filip, in piazzetta Nicolò Rasmo, nel centro storico di Trento. Con l’acqua e un pane buonissimo, il conto della mia esperienza resta sotto i 30 euro.

Sono seduto in un locale bellissimo, tranquillo, con la cucina a vista e persone che si prendono cura di me. Posso mangiare con calma, guardare chi prepara, scambiare due parole con chi ha pensato quello che ho nel piatto.

Poi ripenso a due Caesar salad da quindici euro l’una: più o meno la stessa spesa, al tavolino di un locale che sta fra un benzinaio, una tangenziale e le rotaie del treno. Il massimo del wow. E ripenso ai ventuno euro per un burger semplicissimo. Mi domando come abbiamo fatto a diventare così poco coerenti nel modo in cui spendiamo.

A Trento vedo spesso questo: il modello si basa sull’apparire. Assaporare viene dopo, quando viene.

Ventuno euro, ma guardiamoli bene

La cipolla, il miele di castagno, l’amaranto. Ingredienti che puoi leggere e liquidare in tre secondi, oppure puoi fermarti a mangiare.

La differenza è tutta lì.

In questo spaghettone c’è un lavoro sugli equilibri, sulla dolcezza, sulle consistenze, sul modo in cui pochi elementi riescono a stare insieme. Il croccante dell’amaranto ha una funzione. Il miele di castagno ha un carattere preciso. La cipolla deve trovare il proprio spazio senza trasformare il piatto in qualcosa di stucchevole.

Quei 21 euro comprendono il lavoro necessario per arrivare a quel risultato, la materia prima, il servizio, lo spazio in cui sei accolto. E comprendono la possibilità di sederti in pace, senza sentirti una pratica da sbrigare prima del cliente successivo.

Guardo la fotografia: pasta, acqua, pane. Un pranzo essenziale, dentro un’esperienza curata.

Il prezzo dello spaghettone è scritto anche nel menu. Non serve immaginare una serata irraggiungibile per entrare qui. Io ho scelto un piatto, l’acqua e il pane. E sono stato bene.

Una cucina condivisa, un rapporto umano

Mi colpisce soprattutto il gruppo.

Per come mi viene raccontato oggi il loro modo di lavorare, la cucina si fonda su una responsabilità condivisa, fuori dalla classica piramide dello chef al comando e dei capipartita. Le idee circolano, il piatto si costruisce attraverso il confronto, il lavoro della squadra rimane visibile.

Dentro questo progetto ci sono quattro giovani capitanati da Filippo. Persone che hanno scelto di investire il proprio tempo in una proposta gastronomica seria, qui, in città.

La relazione con chi mangia fa parte di questo lavoro. Ti raccontano il piatto, ascoltano quello che ne pensi, ragionano sulle possibili alternative e su come un abbinamento potrebbe cambiare. Lo fanno con una naturalezza che, per me, vale moltissimo.

Mi sento coinvolto senza essere invaso. Posso parlare, oppure continuare a mangiare tranquillo. Il tavolo resta mio.

Questa apertura richiede sicurezza e curiosità. Significa accettare che un piatto, anche quando è pensato e costruito con attenzione, possa continuare a generare domande. Significa avere interesse per la persona che lo sta assaggiando.

È un’ospitalità che riconosco subito. E che vorrei incontrare più spesso.

Il calice fra le macchine ci sembra normale

Conosco una Trento capace di pagare otto euro per un bicchiere bevuto in una zona commerciale, con le macchine che passano avanti e indietro. Capace di spenderne nove per un calice seduta accanto a un Burger King.

Sono situazioni e prezzi che incrocio nelle mie uscite. Li metto accanto a questo pranzo e faccio fatica a trovare coerenza.

Il bicchiere arriva, siamo nel posto che conosciamo, ci sediamo dove ci siamo sempre seduti. Il conto entra nell’abitudine e smettiamo di interrogarlo. A volte sembra bastare esserci: il tavolino, la compagnia, la sensazione di essere nel giro.

Anche il caffè e la brioche da tre euro al panificio appartengono a un gesto familiare, immediatamente comprensibile. Ognuno di questi consumi ha il proprio momento. È curioso, però, quanto facilmente riusciamo a dare un senso alle nostre abitudini e quanta diffidenza riserviamo a un’esperienza che conosciamo meno.

Una sala curata, una cucina contemporanea, un progetto giovane possono già sembrare troppo. Troppo impegnativi, troppo ricercati, probabilmente troppo cari. Magari prima ancora di aver letto il menu.

Io, invece, vorrei che il conto lo facessimo davvero. Ventuno euro contro ventuno euro. Quello che ricevi, come vieni trattato, il tempo che puoi prenderti, il lavoro che riesci a riconoscere.

Il mio discorso riguarda soprattutto chi quei soldi li spende già. Chi accetta certe cifre con leggerezza in un contesto e diventa improvvisamente sospettoso davanti a una proposta come questa.

È questa incoerenza che mi fa incazzare.

Dall’Alto Adige arriva uno sguardo diverso

Intanto il valore di La Maison de Filip viene riconosciuto anche fuori dalla nostra cerchia.

Falstaff, il magazine internazionale la cui redazione italiana ha sede a Lana, in Alto Adige, attribuisce al ristorante 90 punti su 100 e tre forchette su quattro nella Restaurant Guide Italy 2027. Un riconoscimento che considera cucina, servizio, proposta delle bevande e ambiente.

A me interessa quello che viene riconosciuto dietro quel punteggio: un progetto capace di parlare anche a chi arriva da fuori e ha altri termini di confronto.

Ne avevamo già raccontato la storia su TDV, nell’intervista a Filippo Sartori, e siamo tornati sul menu d’autunno. Il piatto che vedete appartiene a quel percorso.

Questa continuità, per me, conta. Si studia, si lavora, si cambia una carta, si prova a dare una forma riconoscibile alla propria idea di cucina. Poi si apre la porta e ci si mette a disposizione di chi entra.

Vorrei che una città riuscisse a vedere tutto questo mentre accade.

«Io lo porterei altrove»

Ieri l’ho detto anche a Filippo: «Io lo porterei altrove».

Gliel’ho detto perché provo stima per quello che sta costruendo. Perché vedere ragazzi così giovani mettere insieme ricerca, accoglienza e una propria identità mi fa pensare che dovremmo tenerceli stretti.

E invece ho la sensazione che, qui, debbano spendere troppe energie anche per rendere comprensibile il proprio valore.

Trento ama raccontarsi bella, colta, attenta alla qualità. Mi piacerebbe riconoscere questa attenzione anche nelle scelte quotidiane, nei tavoli che frequentiamo, nella disponibilità a provare qualcosa prima di archiviarlo con un giudizio.

Ci riempiamo la bocca di giovani, di talento, di progetti da sostenere. Poi il sostegno concreto richiede un gesto semplice: entrare, sedersi, leggere il menu, assaggiare e pagare il lavoro che abbiamo ricevuto.

A me sembra che una città si giochi molta della propria credibilità proprio su questo.

Il rischio è accorgersi del valore di certe persone quando lavorano già da un’altra parte. E ritrovarsi a celebrarle da lontano, dopo averle considerate troppo difficili da capire quando erano sotto casa.

Io guardo questo piatto da 21 euro e penso che La Maison de Filip stia già facendo la propria parte.

Forse, a Trento, La Maison de Filip non ce la meritiamo.

Mi piacerebbe che questa città mi dimostrasse il contrario. Cominciando a sedersi a quel tavolo.


La Maison de Filip · Piazzetta Nicolò Rasmo 7, Trento · Sito e menu ufficiale · Prenotazioni · 0461 1415530

Editoriale di opinione basato sull’esperienza personale dell’autore. Il conto inferiore a 30 euro si riferisce al pranzo raccontato, con piatto, acqua e pane. Gli altri importi citati riflettono le esperienze riportate dall’autore. Menu e riconoscimento verificati il 23 ottobre 2026.

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