La Maison de Filip: il nuovo menù d’autunno è una recensione sul filo della precisione
- Daniel Cerami

- 29 Settembre 2026
de Filip
TDV Food Story
Il menù che non spreca parole

Una recensione sul nuovo menù d’autunno di Maison de Filip: carta breve, cucina precisa, sala raccolta e piatti che lavorano sul filo sottile tra acidità, materia e memoria.
Piazzetta Niccolò Rasmo, Trento
Cucina italiana contemporanea
Il nuovo menù autunnale di La Maison de Filip sceglie una strada precisa: pochi ingredienti dichiarati, molto lavoro nascosto, una struttura leggibile e un racconto che arriva davvero solo quando il piatto viene servito.

Una carta corta. Non piccola.
Antipasti, primi, secondi. In ogni sezione una proposta di carne, una di pesce e una vegetariana. Sembra un impianto semplice, quasi classico. Ma dentro questa struttura entrano rabarbaro, shiitake, calamansi, fava tonka, beurre blanc, foie gras, amaranto, miele di castagno e fondi vegetali lunghi.
Il risultato è un menù che non cerca il rumore. Cerca l’equilibrio. A volte lo trova nella freschezza acida della mela verde, a volte nell’amaro del fungo, a volte nel grasso controllato di una quaglia, a volte nella dignità sorprendente di una cotoletta di sedano rapa.
La Maison non gioca a fare la cucina “strana”. Lavora sulla precisione. E la precisione, quando ha calore, può diventare eleganza.
Antipasti: acidità, radice, umami
Il menù si apre con tre direzioni nette: memoria italiana e alpina, pesce crudo con suggestione asiatica, autunno vegetale e lattico.
Ricciola, shiitake, mela verde, sedano
L’antipasto di pesce è il più verticale: crudo di ricciola giapponese, sedano, mela verde e brodo di shiitake. Lo shiitake, fungo asiatico usato qui in brodo dopo essiccazione, porta una componente amara e umami. La mela verde aggiunge freschezza acida. Il sedano dà una nota erbacea, pulita, quasi nervosa.
È un piatto costruito sull’alternanza: dolcezza, amaro, acidità, freschezza. Non arriva tutto insieme: si apre in sequenza. Prima il crudo, poi il brodo, poi la mela, poi il sedano. Se il piatto gira bene, non resta fermo: cambia mentre lo mangi.

L’apertura di carne è affidata al vitello con salsa verde, rabarbaro e croccante di Schüttelbrot. Un piatto che parte da una memoria italiana — il vitello, la salsa verde — ma la sposta verso una lettura più alpina e contemporanea.
Il rabarbaro serve a dare acidità e tensione. Lo Schüttelbrot porta secchezza, spezia, morso. È il genere di piatto che funziona quando riesce a tenere insieme morbidezza, acidità e croccantezza senza far prevalere un elemento sull’altro.
Il terzo antipasto guarda dichiaratamente all’autunno: uovo poché, spuma di zucca, bocconcini di Roquefort e chips croccanti di cavolo nero. L’uovo dà calore e centro. La zucca porta dolcezza. Il Roquefort entra con intensità, sale, profondità. Il cavolo nero chiude con una parte vegetale più scura e croccante.
La carta salata
Tre sezioni, tre direzioni per ogni blocco: carne, pesce, vegetariano. Una grammatica semplice, con ingredienti scelti per creare contrasti netti.
Antipasti
- Vitello / Salsa verde / Rabarbaro / Schüttelbrot — € 22,00
- Ricciola / Shiitake / Mela verde / Sedano — € 22,50
- Uovo / Zucca / Roquefort / Cavolo nero — € 21,00
Primi
- Carnaroli / Cappuccio viola / Birra / Manzo — € 22,00
- Raviolo / Baccalà / Calamansi / Uova di trota — € 22,50
- Spaghettone “Monograno Matt” / Cipolla / Miele / Amaranto — € 21,00
Secondi
- Quaglia / Patate / Paprika — € 29,50
- Coregone / Carota / Verza / Alga — € 29,50
- Sedano rapa / Fava tonka / Vino rosso — € 24,50
I primi: tecnica, acidità e materia
Nei primi il menù si fa più tecnico: mantecature, tartare, agrumi, beurre blanc, cipolla bruciata, miele di castagno.
Carnaroli, cappuccio viola, birra, manzo
Il primo di carne è un risotto Carnaroli mantecato al cappuccio viola, servito con tartare di manzo marinata alla birra e una scaglia di ricotta affumicata. Sulla carta appare essenziale. Nel piatto, invece, la stratificazione è evidente: il riso, il vegetale, la birra, il manzo, il fumo.
Il cappuccio viola dà colore e una componente vegetale leggermente austera. La birra porta una traccia amara e maltata. La tartare di manzo aggiunge corpo e profondità. La ricotta affumicata firma il finale con una nota più calda, quasi di brace.
È un risotto pensato per essere goloso, non cerebrale. Ma la golosità qui non significa pesantezza. Significa rotondità, mantecatura, profondità, quella sensazione di piatto pieno ma controllato.
Ravioli al baccalà, calamansi, uova di trota
Il primo di pesce è costruito su bottoni fatti in casa ripieni di baccalà, abbinati a gel di calamansi, uova di trota e beurre blanc. Il calamansi, agrume asiatico, porta una lama acida molto precisa. Il baccalà dà sapidità e memoria. Le uova di trota aggiungono piccole esplosioni marine. Il beurre blanc chiude con grassezza elegante.
Sale, agrume, burro, mare. Non c’è molto margine d’errore. Quando un raviolo incontra baccalà, uova di trota e beurre blanc, il piatto deve respirare.
Il primo vegetariano è lo spaghettone Monograno Matt Felicetti saltato con crema di cipolla, miele di castagno, polvere di cipolla bruciata e croccante di amaranto.
Qui il lavoro è quasi tutto sulla cipolla: dolcezza, profondità, caramello, bruciatura, ritorno amaro. Il miele di castagno amplifica una dolcezza scura, meno banale, più boschiva. L’amaranto dà croccantezza e una nota cerealicola. La pasta diventa il campo dove dolce, amaro e tostato si rincorrono.
I secondi: quaglia, lago e sedano rapa
La parte finale della carta salata tiene insieme carne, acqua dolce e vegetale. La quaglia cerca rotondità, il coregone riporta il lago nel piatto, il sedano rapa dimostra che un vegetale può reggere da protagonista.
Il secondo di carne è un petto di quaglia leggermente ripieno con olive, pomodoro e pangrattato, arrostito e servito su purè di patate, con polvere di paprika e fondo di cottura della quaglia. A completare il piatto, due bon bon di foie gras.
Qui il piatto ha una direzione più calda, più piena, quasi classica nel desiderio di comfort, ma contemporanea nella composizione. La quaglia è una carne fine, che chiede cottura precisa. Il ripieno porta sapidità mediterranea. Il foie gras aggiunge lusso, grasso, rotondità. La paprika crea calore.
Il secondo di pesce torna invece al lago: filetti di coregone, spuma di verza, croccante di carota e polvere di alga. È un piatto più silenzioso, meno appariscente, ma forse proprio per questo più territoriale.
Il secondo vegetariano è forse il manifesto più interessante della sezione: cotoletta di sedano rapa impanata nel panko, con salsa alla fava tonka, riduzione di vino rosso e fondo bruno vegetale.
Misura, carattere, precisione.
Il nuovo menù di Maison de Filip funziona perché mantiene una struttura riconoscibile e allo stesso tempo lascia spazio alla sorpresa. Carne, pesce e vegetariano non sono categorie decorative: diventano tre linguaggi diversi.
La cucina si muove tra Italia, Trentino, suggestioni asiatiche e tecnica francese senza trasformare il piatto in una cartolina fusion. Shiitake, calamansi, beurre blanc, panko, fava tonka e foie gras entrano nella carta come strumenti, non come trofei.
La parte più forte è la misura. Pochi piatti, pochi ingredienti scritti, molto lavoro sotto. La parte più delicata sarà sempre l’equilibrio: acidità, amaro, grassezza e dolcezza qui non possono permettersi di andare ognuno per conto proprio.
I dolci: popcorn, carota, zucca
Anche i dessert sono stati cambiati, e la direzione resta coerente con il resto del menù: non solo dolcezza, ma consistenza, spezia, contrasto.
Il primo dolce lavora su bon bon di cioccolato e Baileys, serviti con crema al popcorn, croccante di popcorn e uva. È il dessert più giocoso, quello che entra nel registro del ricordo: cinema, burro, cioccolato, liquore, frutta.
Il secondo è una torta di carote con cremoso al sesamo, insalatina di carote e gel al caramello salato. Qui la carota viene letta in più forme: dolce, fresca, cremosa, salata.
Il terzo dessert è più sperimentale: una sorta di tartare vegetale di zucca in chiave dolce, con spezie autunnali e invernali — cardamomo, cannella e ginepro — accompagnata da una salsa colata di cocco e da una componente di arancia e fragole.
Degustazione: Terra, Acqua, Aria, Insieme
La carta conferma anche i percorsi degustazione:
- Terra — 4 portate — € 77,00
- Acqua — 4 portate — € 79,00
- Aria — 4 portate — € 67,00
- Insieme — 6 portate a testa — € 90,00
Terra, Acqua e Aria non sono solo nomi poetici. Sono tre modi di entrare nella cucina: la materia, il lago e il mare, la leggerezza. Insieme è il percorso più completo, quello che permette alla cucina di comporre un racconto più ampio.
Un locale piccolo, una cucina molto precisa
La Maison de Filip si trova in Piazzetta Niccolò Rasmo 7, nel centro storico di Trento. È uno di quei luoghi dove la dimensione raccolta cambia il modo in cui vivi la cena: meno distanza, più relazione, più attenzione ai dettagli.
Il menù d’autunno conferma una linea ormai riconoscibile: cucina moderna, ingredienti leggibili, tecnica non ostentata, una sala che deve accompagnare il piatto e non limitarsi a portarlo.
Qui non c’è la carta chilometrica. C’è una sequenza breve, quasi asciutta, che però apre mondi: ricciola e shiitake, baccalà e calamansi, quaglia e foie gras, sedano rapa e fava tonka.
Info utili
La Maison de Filip
- Indirizzo: Piazzetta Niccolò Rasmo 7, 38122 Trento TN
- Telefono: +39 0461 1415530
- Sito ufficiale: maisondefilip.it
- Cucina: contemporanea, moderna, italiana rivisitata
- Area: centro storico di Trento
Il collegamento con il racconto TDV
Su TDV avevamo già raccontato La Maison de Filip come proposta gourmet a Trento, poi il precedente percorso con Maison de Filip: il nuovo menù è un viaggio. Il locale è presente anche nella nostra selezione dedicata ai migliori ristoranti a Trento per pausa pranzo e cena.
Questo nuovo menù d’autunno aggiunge un tassello più preciso: Maison de Filip non sta semplicemente cambiando carta. Sta consolidando un linguaggio. E un linguaggio, in cucina, vale più di mille slogan.
Maison su TDV
Il primo racconto editoriale dedicato alla proposta gourmet del locale.
Il menù è un viaggio
Il precedente approfondimento TDV sulla cucina della Maison.
Ristoranti a Trento
La selezione TDV per cena, pausa pranzo e occasioni speciali.
Sito ufficiale
Menù, contatti e informazioni aggiornate di Maison de Filip.
Conclusione: autunno, precisione, carattere
Il nuovo menù di Maison de Filip ha una qualità evidente: non spreca parole. E quando un ristorante non spreca parole, di solito sta cercando di far parlare i piatti.
C’è l’autunno, ma non in versione cartolina. C’è la zucca, ma con Roquefort e cavolo nero. C’è il pesce, ma con shiitake, mela verde, calamansi e uova di trota. C’è la carne, ma attraversata da birra, foie gras, fondi e paprika. C’è il vegetale, ma trattato con la dignità di un secondo vero.
Questa è la parte interessante: Maison de Filip non propone una cucina “strana”. Propone una cucina precisa. E la precisione, quando ha calore, può diventare eleganza.
FAQ SEO | La Maison de Filip Trento
Dove si trova La Maison de Filip?
La Maison de Filip si trova in Piazzetta Niccolò Rasmo 7, nel centro storico di Trento.
Com’è strutturato il nuovo menù?
Il nuovo menù mantiene il format della casa: antipasti, primi e secondi, con una proposta di carne, una di pesce e una vegetariana per ogni sezione.
Quali sono alcuni piatti del nuovo menù?
Tra i piatti ci sono vitello con salsa verde, rabarbaro e Schüttelbrot; ricciola con shiitake, mela verde e sedano; uovo con zucca, Roquefort e cavolo nero; Carnaroli con cappuccio viola, birra e manzo; ravioli al baccalà con calamansi e uova di trota; quaglia con patate e paprika; coregone con verza, carota e alga; sedano rapa con fava tonka e vino rosso.
Quali percorsi degustazione propone Maison de Filip?
I percorsi degustazione sono Terra, Acqua, Aria e Insieme. Terra, Acqua e Aria sono da 4 portate, mentre Insieme prevede 6 portate a testa.
Maison de Filip è adatto a una cena elegante?
Sì. Per impostazione, ambiente, carta e stile di cucina, Maison de Filip è indicato per una cena elegante, un’occasione speciale o un’esperienza gastronomica contemporanea nel centro storico di Trento.
TDV consiglia
Per chi cerca una cena elegante a Trento, ma non vuole un’esperienza ingessata. Il nuovo menù Maison è adatto a chi ama le carte brevi, i piatti raccontati bene, gli ingredienti scelti con intenzione e quella cucina che lascia qualcosa anche dopo l’ultimo assaggio.














