I FAVORITI DI MIDA, IL POTERE OSCURO E IL METODO EPSTEIN

Travolti in questi giorni dai Files del “Caso Epstein”, il telefilm I Favoriti di Mida esponeva anni fa il potere oscuro e il metodo Epstein.

I Favoriti di Mida è una miniserie televisiva pubblicata su Netflix nel 2020 ed ancora disponibile, ispirata dall’omonimo romanzo di Jack London.

Piccola premessa doverosa. E’ cronaca di questi giorni l’innondazione del Web da parte di una mole enorme di Files legati al Caso Epstein rilasciate dalla Corte di Giustizia degli United States. Un marasma di documenti dell’FBI, mail, denunce, foto e video, che stanno scioccando chi se ne stia anche solo superficialmente interessando.

Bollata e presa sotto gamba dai media italiani, che come troppo spesso accade ha trattato l’argomento come gossip su qualche vip colpevole di essersi divertito sopra le righe a casa del finanziere Epstein, la questione invece sta smuovendo un enorme movimento di opinione e interesse.

Ma cosa emerge dai Files e chi è Epstein? Senza entrare nel merito e in poche parole Epstein incarna un nodo e snodo del sistema che fin’ora è stato chiamato Deep State. Una sorta di organizzazione potentissima, ricchissima, transnazionale dai tentacoli in ogni dove, che nell’ombra ha curato la regia di ogni decisione politica, economica, sociale, culturale, scientifica di questi ultimi trent’anni. Una regia che studiandone le genealogie ha influenzato, se non scritto, le pagine di Storia di centinaia di anni, tramandandosi potere, ricchezza, conoscenze e piani.

Fin’ora addotte a Teorie del Complotto, dai Files emerge una dura, cruda e fredda Realtà. Il Mondo in cui viviamo non è quello che fino ad oggi abbiamo creduto che fosse. E non solo per i crimini indicibili che le elites del potere e i vip hanno commesso. Ma per quella regia con cui ci hanno illuso di avere voce in capitolo e libertà di azione. Invece da sopra, attraverso il Nodo Epstein, decidevano fallimenti di interi Stati, Vedasi la Grecia, colpi di Stato, introduzione di ideologie, pianificazione di Pandemie, interferenze politiche, scelte economiche e anche ideologie scientifiche.

E nei Files ci sono nomi e cognomi dei burattinai, che non sono capi di Stato, Presidenti o eminenze scientifiche, culturali ecc, bensì potenti famiglie il cui lignaggio è storico se non antico. Il tutto con i Servizi Segreti quale braccio armato e intelligens.

No c’nè nessuno che si salva, nei Files ci sono tutti, ma proprio tutti, coloro che detengono un briciolo di potere o di ricchezza, che sia politica, economica, culturale, scientifica, tecnologica e ora più che mai informatica. Una rete transnazionale e trasversale.

Ma non è della questione degli Epstein Files che parla I Favoriti di Mida, bensì del metodo con cui il Potere Occulto opera. Perchè ciò che emerge dai Files è che le Elites disprezzano coloro che chiamano Goym, il popolo, i cittadini. Tanto da sbattergli in faccia i loro piani, le loro aberrazioni, i loro progetti. Da un lato per divertirsi a vedere fin dove il proprio potere può arrivare godendo di quanto il popolo sia docile e vittima. Ma anche perchè le Elites amano riti e simbologia. Ed una di queste leggi è quella del consenso delle masse.

Come procurarselo? Dicendo, rivelando e chiedendo senza che il pubblico capisca, così da far leva sul tacito consenso di chi tacendo appunto acconsente, magari senza saperlo.

Come proteggersi e cambiare rotta? Imparando a decodificare il loro linguaggio. E film, intrattenimento, musica, spettacoli e cerimonie sono il loro campo di contrattualità, i luoghi dove espongono e chiedono appunto il tacito consenso.

Ma torniamo a I Favoriti di Mida.

Era novembre 2020 quando Netflix pubblicò la serie di sei episodi. Fondamentalmente un giallo giocato sul filo del rasio della tensione crescente di una sorta di spy story mista ad indagine. Ideata da Miguel Barros, la serie  è diretta da Mateo Gil e ha per protagonisti Luis Tosar, Marta Belmonte e Willy Toledo.

ATTENZIONE SPOILER!!

Siamo a Madrid dove il protagonista, Víctor Genovés, ha da poco ereditato la presidenza del gruppo Malvar, un colosso dell’editoria e dell’informazione. La sua vita però ha un sussulto qualdo riceve una lettera in cui un’organizzazione criminale che si firma appunto “I Favoriti di Mida” minaccia di uccidere una persona a caso se non viene loro versata la cifra di cinquanta milioni di euro. Ogni delitto riporta luogo e ora in cui avverrà.

La prima reazione è lo scetticismo, ma ben presto Genovès si accorge che non si tratta di uno scherzo. Dopo il primo omicidio ne viene annunciato un secondo. Il ricatto è chiaro. Ogni tot un innocente casualmente intercettato muore qualora lui non ceda. La prima reazione è quella di informare la polizia. E le indagini confermano che non esiste alcun legame fra le vittime del tutto casuali. Anche se annunciate, tuttavia le morti non vengono evitate, rivelando una organizzazione che sa eludere ogni trappola da parte delle Forse dell’Ordine.

L’ispettore che sovrintende le indagini inizia a intuire il quadro di insieme. E, come troppo spesso accade anche nella realtà, da sopra arriva l’ordine di chiudere le indagini che vengono intralciate e boicottate. E già qui si intuisce che l’organizzazione ha agganci importanti. Pure l’ispettore capisce, ma deve chinare il capo e desistere.

Intanto con i sensi di colpa per le morti che indirettamente causa come sottolineano I Favoriti di Mida, Genovès inizia una relazione con una sua giornalista, da poco rientrata dalla Siria. Un vero segugio che come un puzzle ricostruisce il quadro e intravede lo schema.

E’ a questo punto che la maglia si stringe attorno a Genovès.

Ribellarsi non è una opzione. Visto che ormai ha capito essere attenzionato da una elites che nell’ombra costituisce una potentissima oligarchia segreta i cui membri vengono favoriti, protetti e preservati, con successo, soldi e potere. Il prezzo sarebbe la rovina, l’oblio e chissà cosa ancora. Cedere al ricatto invece vorrebbe dire  accedere ad un posto d’onore alla tavola dei potenti.

SPOILER ALLERT

Genovès quindi accetta.

Lascerà morire l’amata che in un ultimo disperato tentativo cerca di inviare l’articolo denuncia, capendo solo all’ultimo, forse, di essere stata venduta dall’uomo che credeva l’amasse e fosse una persona migliore.

Nel frattempo Genovès si appresata a firmare l’accordo. Si reca quindi in parco, dove trova un pacco con una pistola e uccide uno sconosciuto che casualmente si era fermato su una panchina. Una morte gratuita. Un patto di sangue. Una prova per la elites, che documenta tutto, esattamente come faceva Epstein, ma anche P Diddy (altro caso scoppiato negli USA che ha coinvolto il mondo della discografia e dei vip ma non solo ndr).

Una volta compromesso, Genovès accede al club. In smoking viene invitato su una macchina di lusso da una signora del Jet Set. La stessa che ad una festa di altolocati e potenti, aveva saggiato il terreno, alludendo a come funziona il potere, tastando il polso a Genovès e mostrando i benefici di certe scelte.

Quindi, concludendo, le logiche del potere erano ben visibili a chi voleva vedere e nei prodotti di intrattenimento venivano esposte da anni. Con buona pace di Jack London che scrisse I Favoriti di Mida  come denuncia distopica di una società capitalista. Una critica verso la corruzione della moralità attraverso il Dio denaro.

Qui etica e cinismo votato al soldo si scontrano con il confronto fra la reporter integerrima Maria Josè e Genoves.

L’editore viene saggiato da I Favoriti di Mida per vedere se cede al ricatto e quindi è portatore di una sorta di moralità, oppure decide di salvare il capitale, magari giustificandosi con il fatto che non si deve cedere ai terroristi. Una volta tastato il polso di come l’uomo sia legato alla materia, arriva la proposta. Un ultimo pegno per entrare nel club che pesa la fedeltà dei propri membri sul sangue e il ricatto.

#VISTOPERVOI #RECENSIONI

VOTO 10. Non solo la serie è piacevole e ben confezionata, ma suscita varie riflessioni. Dopo aver visto I Favoriti di Mida, si può comprendere come opera il potere, e come si manifesta il Deep State. Come la realtà non sia come pensiamo. Le forze dell’ordine a volte hanno le mani legate, le persone in giacca e cravatta possono essere orchi senza scrupoli. Chi arriva ai posti di comando non ha necessariamente doti o capacità. Il potere assolda, protegge e coltiva per poi piazzare pedine che si sporcano le mani, che non hanno morale, che amano più il potere, i soldi e la materia della vita di chi amano, figuriamoci di tutti gli altri.

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