SIAMO SICURI CHE IL FILM DI NATALE SIA “UNA POLTRONA PER DUE” ? TRE FILM PER UN VERO NATALE
“Una poltrona per due” non è l’unico Natale: i cult dimenticati di ieri sera
Ogni anno la stessa storia: arriva dicembre e tutti a chiedersi
“A che ora danno Una poltrona per due?”.
Sembra quasi che il Natale in TV esista solo da quando Eddie Murphy
si è seduto su quella benedetta poltrona. Ma la verità è un’altra:
prima della poltrona c’erano già dei cult che ci hanno cresciuti.
Ieri sera, sul divano, io e Bianca Fiore abbiamo deciso di fare
un esperimento: niente zapping, niente streaming infinito. Solo
veri film di Natale, quelli che ti restano addosso.
E la nostra “selezione segreta” ci ha riportato dritti a tre titoli che,
se sei un bambino nato tra l’80 e l’87, ti fanno vibrare qualcosa dentro:
Il Piccolo Lord, La fabbrica di cioccolato (la versione originale)
e, più tardi nel tempo, Tata Matilda.
Prima della poltrona: Il Piccolo Lord, rito sacro della vigilia
Molto prima che “Una poltrona per due” diventasse rito obbligatorio
da palinsesto, la vigilia di Natale aveva già il suo appuntamento fisso:
“Il Piccolo Lord” (film del 1980).
Per noi bambini degli anni ’80 era una liturgia non dichiarata:
verso le dieci di sera la casa rallentava, i grandi parlavano più piano,
in cucina qualche pentola ancora borbottava, e noi ci piazzavamo davanti alla TV
con gli occhi che bruciavano di sonno e aspettativa.
Partiva la sigla e sapevi che il Natale stava ufficialmente iniziando.
La storia è semplice e potentissima: un bambino dal cuore pulito,
un nonno burbero e congelato nei suoi modi, un castello freddo come i rapporti
che ci vivono dentro. Potrebbe essere un dramma, diventa una rivoluzione gentile:
è il bambino a cambiare gli adulti, non il contrario.
Nessun effetto speciale, nessuno che urla: solo
gentilezza ostinata che spacca il ghiaccio.
E mentre oggi corriamo dietro alle offerte e ai pacchi da scartare,
Il Piccolo Lord ricorda una cosa scomoda:
non sono i regali a sistemare le famiglie, ma lo sguardo di chi ti vuole bene
abbastanza da farti cambiare.
La mattina di Natale era “La fabbrica di cioccolato”
Se la vigilia era Il Piccolo Lord, la mattina di Natale aveva
il suo contraltare perfetto: “La fabbrica di cioccolato”,
la prima versione, quella con Willy Wonka in giacca viola
e sguardo mezzo folle, mezzo illuminato.
Anche qui, nessun fiocco gigante sul poster. Solo una storia che ti entra sotto pelle:
un bambino povero, un biglietto d’oro, una fabbrica che è un sogno e una prova
di carattere allo stesso tempo. Dietro il cioccolato e le caramelle,
il messaggio era chiarissimo:
non conta quanto hai, ma chi scegli di essere mentre il mondo ti tenta.
Messa così, la nostra “maratona Natale anni ’80” era già completa:
vigilia con Il Piccolo Lord, mattina con La fabbrica di cioccolato.
La poltrona, volendo essere precisi, è arrivata dopo.
Una poltrona per due: il “nuovo classico” arrivato dopo
E qui arriviamo al punto “furbo”.
Sì, “Una poltrona per due” è un cult assoluto.
Sì, fa ridere, è scritto benissimo e ormai è diventato la campana
che sancisce il 24 sera. Ma è arrivato dopo.
Prima che la poltrona diventasse religione popolare, i veri pilastri erano altri:
Il Piccolo Lord e La fabbrica di cioccolato.
La poltrona si è seduta su un terreno già preparato, su una generazione che
era stata allenata a vivere il Natale in TV non solo come intrattenimento,
ma come momento di formazione emotiva.
Oggi tutti cercano “a che ora danno Una poltrona per due”,
ma quasi nessuno si chiede:
e prima, cosa c’era?
La risposta è semplice: c’eravamo noi, seduti sul divano,
a farci educare da Il Piccolo Lord e a sognare con
La fabbrica di cioccolato.
E poi è arrivata Tata Matilda (non prima della poltrona)
Molto più avanti, quando il mondo era già cambiato e noi genitori ancora di più,
è arrivata Tata Matilda.
E qui è bene essere chiari: no, non è venuta prima di
Una poltrona per due. È venuta dopo,
come una specie di tramezzo tra il nostro passato da bambini
e il nostro presente da adulti un po’ stanchi.
Tata Matilda parla a chi oggi è genitore e fa fatica a tenere il punto.
A chi sente di lasciare correre troppo, di dire troppo spesso “vabbè, lasciamo stare”
per non esplodere. A chi si ritrova circondato da un coro di
“mi prendi, mi fai, mi dai” e non sente più un
“per favore”, un “grazie”,
neanche a pagarlo.
Il colpo di genio del film è semplice:
non c’è magia che tenga se gli adulti non tornano a fare il loro mestiere.
Le regole servono, i “no” servono, i confini servono.
Non per controllare i bambini, ma per crescerli.
È una verità che fa male alle orecchie stanche,
ma è anche l’unica che funziona.
Tre film, un unico messaggio
Mettendo in fila questi titoli – Il Piccolo Lord,
La fabbrica di cioccolato, Una poltrona per due
e Tata Matilda – viene fuori un filo rosso chiarissimo:
- I bambini vedono quello che noi non vogliamo più guardare.
Il Piccolo Lord scioglie il cuore del nonno, Charlie rifiuta il compromesso,
i piccoli di Tata Matilda cambiano perché qualcuno ha il coraggio di tenergli testa. - Le regole non sono il nemico.
Nei film che contano, chi impara a rispettare limiti e responsabilità
diventa più libero, non più schiavo. - Il Natale vero non è nel palinsesto, ma nel modo in cui lo abiti.
Puoi guardare Una poltrona per due, certo.
Ma se ti fermi solo lì, ti perdi metà del viaggio. - Il tempo insieme vale più di qualsiasi regalo.
Un film visto sul serio, con i telefoni lontani e il plaid sulle gambe,
resta nella memoria più di cento pacchetti scartati.
Come rifarsi un Natale “da grandi” (e da bambini)
Se quest’anno stai già cercando
“a che ora danno Una poltrona per due”,
fai una cosa in più:
- rimetti in calendario Il Piccolo Lord per la vigilia,
- recupera La fabbrica di cioccolato per la mattina di Natale,
- e tieni Tata Matilda lì, pronta,
per quando ti sentirai un genitore al limite.
Guardali con i tuoi figli, non solo per “tenerli buoni”.
Spegni le notifiche, lascia il telefono su un mobile,
e alla fine chiedi:
“Tu, al posto suo, cosa avresti fatto?”.
Bianca Fiore e Daniel
















