E SE REGALASSIMO DEL “TEMPO” A NATALE
Quest’anno regaliamo il tempo. Già, il tempo.
È qualcosa che non si incarta, non si sconta e non si cambia il 27 dicembre.È il tempo. Già, il tempo.
Questo sottile confine labile tra il “corro di qua” e il “vado di là”.
Tra il “non riesco, ho da fare” e il “mi fermo”.
E a un certo punto succede la magia più semplice e rivoluzionaria che ci sia:
“Mi fermo qui con te,
a giocare a un bel gioco da tavolo.”
Dentro questa frase c’è già tutto il Natale che abbiamo perso per strada.
E che potremmo riprenderci.
Uno scontrino col -20% e un cartone animato che ti prende a schiaffi
Qualche giorno fa avevo in mano uno scontrino con il -20% sui giocattoli.
La solita strizzatina d’occhio del consumismo:
“Dai, prendine ancora uno… così sotto l’albero sembrerà più pieno.”
Poi mi è tornata addosso una scena vista al cinema con mia figlia di quattro anni.
Un cartone. Colori, musica, magia.
A un certo punto però Babbo Natale si ammala.
Non può consegnare i regali.
Panico generale.
E lì, in una scena quasi sacra, arriva il messaggio:
“Il Natale non sono i regali.
È lo stare insieme.”
Detto così sembra la solita frase da poster da ufficio.
Ma detta davanti a un bambino che CREDE davvero a Babbo Natale, pesa.
Detta a un adulto col carrello pieno, brucia.
E infatti ha bruciato.
Perché poi, subito dopo, mi arriva questa lista di regali per una bambina di quattro anni:
- Mappamondo
- Microscopio
- Robot
- Set da cucina per cucinare veramente
- Libro prescolare
Tutto questo, presumibilmente, solo da una parte della famiglia.
Ora, seriamente:
vi sembra normale? Vi sembra possibile una roba del genere per una bimba di pochi anni?
Non è cattiveria, non è giudizio: è constatazione.
Siamo arrivati a misurare l’amore a chili di carta regalo.
A sommare regali invece che momenti.
Ma dove siamo arrivati?
Dal Black Friday al “Tira il dado che tocca a te”
Siamo passati da un Natale con poche cose e tante presenze
a un Natale con tante cose e persone collegate al Wi-Fi.
Tablet, giochi elettronici, luci intelligenti, robot parlanti.
Tutto bellissimo eh, nessuno lo nega.
Ma i ricordi veri non sono mai stati in 4K.
Quando pensi al tuo Natale da bambino, che cosa vedi?
- Un caricabatterie?
- O un tavolo pieno, qualcuno che urla “Tombola!” e un parente che si offende perché non esce mai l’89?
I ricordi che restano addosso sono fatti di:
- una nonna che sbaglia sempre a coprire i numeri
- uno zio che bara a Risiko e nega fino alla morte
- un bambino che a Memory ti umilia sorridendo
- una partita a Forza 4 che sembra la finale di Champions League
E allora forse la domanda non è “cosa manca ancora alla lista?”,
ma “chi manca davvero a quel tavolo?”.
Ritorniamo alle scatole di cartone (quelle giuste)
Io dico: torniamo ai giochi da tavolo.
Non solo Tombola, che rimane un’istituzione,
ma tutto quel mondo di scatole che profumano di anni ’80 e ’90:
- Risiko – guerre mondiali sulla tavola della cucina.
- Brivido – dove ti cadeva addosso qualcosa nel momento sbagliato.
- Casa Stregata – ogni stanza una mini avventura.
- Memory – la vendetta dei bambini sui grandi stanchi.
- Forza 4 – la diagonale letale e poi “rivincita!”.
- E poi Indovina Chi, Monopoli, L’Allegro Chirurgo, Pictionary, Taboo…
Non è nostalgia sterile.
È un richiamo a un modo diverso di stare insieme: faccia a faccia, non profilo a profilo.
Poi dove è finita l’arte perduta del litigare bene?
Il gioco da tavolo ha una cosa bellissima: non è neutro.
Ti fa: arrabbiare per un dado che non gira mai come vuoi
ridere per una mossa folle che ti ribalta la partita
- punzecchiare chi hai davanti: “Ma davvero giochi così?”
- Fare squadra con chi, nella vita vera, non scegli quasi mai
È(ra) una palestra emotiva: impari a perdere senza sentirti distrutto
- impari a vincere senza schiacciare gli altri
- impari a dire “scusa, ho esagerato”
- impari a ridere di te stesso
Tutto quello che nessun giocattolo di plastica, per quanto costoso, potrà mai insegnare.
Il Natale non è dovrebbe essere pieno di roba, dovrebbe essere pieno di noi
La verità fa un po’ male ma va detta:
- Un bambino che apre dieci pacchi ma ha un genitore assente,
ha comunque ricevuto poco. - Un bambino che apre una sola scatola,
ma dentro ci trova un gioco da tavolo e un genitore seduto lì, davvero presente,
ha ricevuto tantissimo.
La domanda da adulti responsabili non è:
“Quanti regali le facciamo?”
ma:
“Quanto TEMPO di qualità le regaliamo davvero?”
Perché i giochi si romperanno, si perderanno, diventeranno “da piccoli”.
Ma quella sera in cui tutti, per una volta, si sono seduti attorno a un tavolo…
quella resta.
Proviamo a fare un esperimento (scomodo ma necessario) di questo Natale
Allora, proviamo così:
- I regali facciamoli, nessuno vuole fare il talebano del minimalismo.
- Ma tagliamo la lista: non serve un inventario da magazzino Amazon per rendere felice un bambino. Aggiungiamo almeno un gioco da tavolo pensato per giocare INSIEME.
- Scegliamo una sera delle feste in cui la regola è:
niente telefoni sul tavolo, niente distrazioni.
Solo:
- persone,
- voci,
- carte, pedine, dadi,
- e quel silenzio teso prima di pescare la carta decisiva.
Un -20% che conta meno del nostro 100%
Lo scontrino col -20% sui giocattoli ce l’ho davvero.
Lo userò, probabilmente.
Ma almeno ora ho chiaro che quello sconto lì non farà la differenza nella vita di mia figlia.
Quello che farà la differenza sarà il mio 100% quando le dirò:
“Senti, quest’anno facciamo così:
meno scatole sotto l’albero,
più serate con me e te attorno a un gioco.
Meno ‘cosa ti devo comprare’,
più ‘dimmi cosa vuoi che facciamo insieme’.”
Perché, alla fine, il punto è uno e basta:
Quest’anno regaliamo il tempo.
Già, il tempo.
Questo confine sottile tra correre via e restare.
E stavolta scegliamo di restare.

















