IN ATTESA DEI THE RUMPLED – LI ABBIAMO INTERVISTATI PER VOI

L’Oktoberfest Trento e la Baviera prosegue questa sera, giovedì 9 Settembre sempre con l’appuntamento alle ore 19 per la cena. Sul palco per l’occasione sale una delle più apprezzate formazioni locali i The Rumpled. Con un respiro non solo nazionale, ma anche europeo, nel 2020 avevano in previsione un tour che poi la situazione pandemica ha fatto annullare, la band proporrà il suo miglior repertorio di inediti e non mancherà di far ascoltare le ultime produzioni.

In attesa di ascoltarli live, i The Rumpled si raccontano. A parlare Marco Micheli, voce della band.

Quale live deve aspettarsi il pubblico dell’Oktoberfest di Trento giovedì 9 Settembre?

Proporremo la nostra musica un Irish Folk Rock che è sempre coinvolgente e, nei limiti del possibile, stimoleremo il pubblico ad interagire e ballare, magari dal posto viste le limitazioni legate alla situazione attuale. Anche per noi c’è tanta voglia di ricominciare a suonare visto che siamo fermi da un bel po’- Abbiamo suonato dopo tantissimo tempo sabato scorso al Zonzavilla Festival ed è stato emozionante. Salire su un palco condiviso con tanti altri artisti ci ha fatto molto piacere.

Ovviamente avere un palco tutto nostro come nel caso della serata all’Oktoberfest di Trento è un’emozione ancora più grande.

In live cosa suonerete?

Un assaggio del nostro repertorio e sicuramente gli ultimi lavori usciti anche durante il 2020. Proprio per il periodo di fermo imposto ci siamo dedicati alle registrazioni di nuovi lavori fra cui un Ep e un disco.

Quindi nuova musica?

Nuovi brani ma la sonorità che abbiamo sviluppato ci rende riconoscibili, una sorta di firma che ci appartiene. Irish folk è una musica che ci piace ma che abbiamo arricchito con rock e punk, rendendo il suono del tutto originale. Un tratto distintivo e personale della band. I testi raccontano storie di vario tipo, legate a personaggi o sentimenti, raccontiamo di qualcuno o di qualcosa.

Cosa ha rappresentato il 2020 per voi che stavate per partire in tour con date in Europa?

Avevamo pubblicato un Ep ed eravamo pronti e in partenza per il tour europeo che ci avrebbe portati a Praga, Berlino, Amburgo e poi in Francia. Il nostro è un genere che piace ed è apprezzato all’estero dove ha molti appassionati. Un genere che vive molto di live in quanto diverte e coinvolge. Invece si è bloccato tutto e questo ci ha spiazzato inizialmente. Poi ci siamo dedicati alla produzione visto che eravamo fermi.

La musica è la vostra professione?

Certo ci piacerebbe e il tour europeo poteva essere la dimensione giusta con cui far diventare la musica la professione principale. Tuttavia ciascuno di noi ha altri interessi che coltiva in modo professionale e la musica, benchè occupi gran parte del nostro tempo è la professione secondaria.

Possiamo dire che il digitale è una alternativa, visto l’uso fatto da molti artisti che hanno sostituito i live con lo streaming?

Per noi è essenziale il rapporto e il coinvolgimento con il pubblico, per cui non vediamo lo streaming come soluzione. Certo il digitale è stato lo strumento determinante per mantenere i rapporti all’interno della band e lavorare sulle nuove produzioni. Confrontarci e creare i pezzi.

Lunghe chiamate su Zoom o Skype?

Anche ma in realtà si registravano idee sia musicali che di brani e si inviavano agli altri componenti. Ciascuno aggiustava il tiro con le proprie competenze. Un confronto continuo insomma. Oggi con una buona scheda audio e i supporti giusti puoi registrare professionalmente un disco. Non è la perfezione ma il risultato è professionale. Abbiamo lavorato in questo modo. Appena poi è stato possibile ci siamo trovati nuovamente tutti assieme in sala prove.

Quale è il segreto per convivere in una band numerosa come i THE RUMPLED?

Nel tempo abbiamo avuto molti aggiustamenti ma ora abbiamo il giusto equilibrio e, ad ogni modo, ogni confronto è sempre uno spunto di crescita. Questo ci ha portato ad un solido equilibrio. Non c’è solo la band, in quanto aumentando la visibilità è cresciuto pure tutto ciò che ci sta intorno, manager, booking, rapporti con la stampa, i fan, i social. Ciascuno ha il suo ruolo e ambito e ciò ci rende affiatati e lo si vede sul palco. Fino al 2020 viaggiavamo molto assieme per cui per forza di cose ci deve essere affiatamento altrimenti diventa difficile.

Sogni?

Sarebbe bello che la musica diventasse la professione dominante. Ovviamente tutti continueremmo a coltivare gli altri interessi, ma entrare nel mondo dei professionisti sarebbe un obiettivo.

Il passaggio televisivo, magari un talent?

Vedendo l’esperienza di altri artisti che conosciamo, c’è a chi ha fatto bene, ma c’è pure chi l’ha sofferto. A noi non interessa, anche perché la nostra musica non è da mainstream e quindi preferiamo coltivarla portandola sui palchi e ovviamente diffondendola anche con i mezzi digitali.

Progetti?

L’anno prossimo, probabilmente in primavera, uscirà un nuovo lavoro discografico su materiale messo in cantiere durante il lockdown. Siamo molto creativi. D’altronde la situazione del 2020 ci ha costretti a rimanere attivi e lavorare a nuove idee.

Volendo dare appuntamento a giovedì?

Ci teniamo a ringraziare chi come Enzo De Gregorio si impegna a creare occasioni come quella di Trento e la Baviera Oktoberfest in cui offre un palco per la musica live. Non è facile e lo sappiamo bene viste le tante difficoltà. Ci vuole molto coraggio nell’affrontare tutte le incognite e i limiti e tutto ciò che oggi più che in altri momenti ruota attorno ad un evento pubblico. Sarà quindi un doppio piacere esserci e una ancor più grande emozione salire sul palco in quanto è giusto premiare il coraggio di chi ci prova ad organizzare e mettere in piedi un evento.

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