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Pesce sostenibile: il mare comincia dal banco del mercato

Specie, provenienza, etichette e certificazioni: una guida concreta al pesce sostenibile, dai dati sugli acquisti ai mercati di Venezia e Catania. Con ricerca scientifica e fonti ufficiali.

Redazione
Pesce sostenibile: il mare comincia dal banco del mercato
La Pescheria di Catania, fotografia d’archivio del 24 gennaio 2018. Foto: Xsmilery / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0. Ridimensionamento e ritagli automatici delle miniature sotto la stessa licenza. La fotografia documenta il mercato, senza attestare la sostenibilità dei prodotti ritratti.


Il mare arriva sul ghiaccio, ma la sua storia comincia molto prima. Prima del prezzo scritto sul cartellino, prima della ricetta della domenica, prima della domanda che facciamo quasi sempre: è fresco? Per scegliere il pesce sostenibile serve anche un’altra curiosità: da quale popolazione proviene, come è stato pescato o allevato, chi può raccontarne il viaggio?

Non occorre trasformare la spesa in un esame di biologia marina. Occorre imparare a riconoscere le informazioni che contano. Il banco diventa allora una mappa: un nome, un mare, un attrezzo, una filiera. Dietro ci sono persone che lavorano e risorse che devono poter continuare a vivere.

Guida di Redazione TDV. Fonti e informazioni verificate il 5 novembre 2026; gli anni dei dati sono indicati nel testo.

Il pesce che compriamo, il conto che paghiamo

La sostenibilità incontra subito una questione concreta: il bilancio di casa. Nel rapporto ISMEA sugli acquisti domestici del primo semestre 2025, la spesa italiana per i prodotti ittici cresce del 7,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Per il pesce fresco i prezzi medi aumentano del 6,2%; per il surgelato confezionato le quantità acquistate salgono del 4,1%.

Sono indicatori diversi, riferiti a segmenti diversi. La spesa misura euro, i volumi misurano quantità: una crescita dello scontrino non dimostra, da sola, che si mangi più pesce. E questi numeri descrivono gli acquisti domestici, non le vendite della ristorazione o del solo prodotto certificato. Sono dati del 2025, non un consuntivo del 2026.

È il passaggio che rende interessante il tema: comprare meglio dentro un’economia reale. Il rapporto tra gusto, prezzo e scelte quotidiane attraversa anche le nostre tendenze food 2026. Qui lo portiamo davanti al banco, dove la parola sostenibile deve diventare una domanda precisa.

Pesce sostenibile: che cosa significa davvero

Per il pescato, il punto di partenza è lo stock: una popolazione di una determinata specie, in una determinata area, valutata per capire come risponde alla pesca. Il nome comune sul cartellino non descrive tutto. La stessa specie può avere situazioni differenti in mari diversi.

Contano poi gli effetti della cattura sull’ecosistema, le altre specie coinvolte, la gestione e i controlli. Nell’acquacoltura entrano in gioco il sistema di allevamento, i mangimi dove utilizzati, gli scarichi e il rapporto con l’ambiente circostante. Sono aspetti da valutare insieme, non aggettivi da appiccicare alla confezione.

Una provenienza vicina è un’informazione preziosa sul territorio e può rendere più diretto il rapporto con il venditore. Da sola non certifica lo stato delle risorse marine. Anche un pesce costoso, selvaggio o raccontato benissimo può richiedere le stesse verifiche.

Il Mediterraneo migliora, ma la strada resta aperta

Nel rapporto GFCM-FAO sul Mediterraneo e sul Mar Nero, edizione 2025, con informazioni riferite prevalentemente fino al 2023, la pressione di pesca risulta diminuita di circa la metà nell’arco del decennio 2013–2023. Il 52% degli stock valutati è però ancora sovrasfruttato. Il miglioramento esiste; il problema resta consistente. Il perimetro comprende entrambi i bacini, non soltanto i mari italiani.

Su scala mondiale, la FAO, nella presentazione di SOFIA 2026, indica che nel 2023 il 72,6% degli sbarchi proveniva da stock biologicamente sostenibili. È una percentuale ponderata sul pescato, non la quota degli stock in buono stato e nemmeno un giudizio sul pesce di un singolo negozio.

Questi studi aiutano a cambiare prospettiva: il mare non è un magazzino uniforme. La gestione può produrre risultati e le scelte di acquisto hanno bisogno di informazioni riferite a un luogo e a una filiera riconoscibili.

Leggere l’etichetta del pesce senza perdersi

Al banco del fresco, l’etichetta è un punto di partenza verificabile. Il regolamento europeo 1379/2013, articolo 35, per i prodotti cui si applica, richiede denominazione commerciale e nome scientifico, metodo di produzione, zona di cattura o allevamento e categoria di attrezzi per il pescato. È prevista anche l’indicazione del decongelamento, con specifiche eccezioni.

Per orientarsi, la guida della Commissione europea alle etichette ittiche distingue il pescato in mare, quello d’acqua dolce e l’allevato. Per l’Atlantico nord-orientale e per il Mediterraneo e Mar Nero servono informazioni di sottozona o divisione, accompagnate da un’indicazione comprensibile o da una rappresentazione geografica. Il generico codice del mare non esaurisce l’informazione richiesta.

Un’area FAO identifica una provenienza: non assegna un voto ambientale. Anche il solo nome dell’attrezzo non sostituisce la valutazione di come, dove e su quali risorse viene impiegato. Le regole specifiche citate non si trasferiscono automaticamente a tutte le conserve o preparazioni: prodotti differenti possono avere obblighi differenti.

La domanda utile al venditore diventa semplice: mi aiuta a capire questa provenienza e questo metodo di produzione? Una risposta documentata vale più di un generico richiamo al mare incontaminato.

MSC e ASC: due marchi da capire, senza confonderli

Il marchio blu MSC riguarda prodotti della pesca provenienti da attività valutate secondo lo standard del Marine Stewardship Council. La valutazione considera le risorse, gli effetti sull’ecosistema e la gestione. La tracciabilità lungo la filiera è parte del sistema.

Il marchio ASC riguarda invece prodotti di allevamenti sottoposti a verifiche indipendenti rispetto a requisiti ambientali e sociali, con una catena di custodia che segue il prodotto. Non è la versione di MSC per un altro mare: cambia il sistema produttivo cui si riferisce.

Un marchio verificabile offre un elemento concreto in più. Non rende irrilevanti tutte le altre informazioni e non sostituisce le indicazioni di conservazione o i controlli di sicurezza alimentare. Sostenibilità, freschezza e sicurezza rispondono a domande diverse. Anche l’assenza di un marchio, da sola, non descrive l’intero impatto di una piccola filiera.

Che cosa suggerisce la ricerca su cozze, pesce azzurro e allevamenti

Lo studio Environmental performance of blue foods, pubblicato su Nature nel 2021 da Jessica Gephart e colleghi, confronta emissioni e altri indicatori ambientali di gruppi di alimenti acquatici che rappresentano quasi tre quarti della produzione mondiale.

Nel confronto, i bivalvi allevati mostrano pressioni contenute per gli indicatori esaminati; le attività di pesca dei piccoli pelagici hanno emissioni generalmente basse rispetto ad altri gruppi. Mangimi e consumo di carburante possono pesare molto, rispettivamente negli allevamenti che impiegano alimentazione esterna e nella pesca.

È un buon motivo per informarsi anche su cozze e pesce azzurro, ampliando il repertorio della cucina. Non è un lasciapassare per ogni prodotto di quelle categorie. Lo studio confronta pressioni ambientali: non certifica il singolo stock, allevamento o banco. Sardine e alici vanno comunque valutate per provenienza e attività di pesca; i bivalvi per la loro filiera concreta.

La curiosità può iniziare da una ricetta diversa dal solito. La scelta si completa con un’informazione in più, non con una nuova specie da comprare automaticamente.

Da Rialto a Catania, il territorio si incontra al mercato

Alla Pescheria di Rialto, a Venezia, il loggiato tiene insieme commercio e vita cittadina. A Catania, la Pescheria tra piazza Alonzo di Benedetto e piazza Pardo porta il mercato del pesce dentro il tessuto del centro storico. Due paesaggi italiani, due modi di incontrare il lavoro prima che diventi un piatto.

Banchi del mercato ittico sotto il loggiato della Pescheria di Rialto a Venezia
La Pescheria di Rialto, Venezia. Fotografia d’archivio del 7 ottobre 2021: Matthias Süßen / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0. Ridimensionamento; eventuali ritagli delle miniature sotto la stessa licenza. La fotografia documenta il mercato e non attribuisce certificazioni ai prodotti o agli operatori ritratti.

Visitare un mercato significa anche imparare ad ascoltare i nomi locali, riconoscere un mestiere, chiedere una preparazione. L’atmosfera non garantisce la sostenibilità del pescato esposto: è l’occasione per fare domande e conoscere meglio chi risponde. È lo stesso sguardo sul territorio che attraversa il nostro racconto del mare lento italiano: fermarsi, osservare, capire qualcosa prima di ripartire.

Comprare meglio, senza un prezzo magico

Non esiste un prezzo nazionale del pesce sostenibile. Per confrontare due acquisti servono prodotti comparabili: specie, preparazione, provenienza, porzione utilizzabile. Un intero e un filetto possono avere costi al chilogrammo diversi anche per il lavoro e la resa. Nelle conserve conta distinguere peso netto e sgocciolato quando dichiarati.

Il portale Ittico dati di BMTI permette di esplorare prime vendite, prezzi all’ingrosso, prezzi al consumo e acquisti delle famiglie. Sono livelli differenti della filiera: una quotazione all’ingrosso non è il prezzo che si deve ritrovare identico in pescheria.

Per la spesa quotidiana, il consiglio TDV è partire dalle persone a tavola e dalla preparazione desiderata, poi chiedere un’alternativa con origine e produzione chiare. Confrontare una quantità che verrà realmente cucinata evita che l’offerta più conveniente finisca dimenticata. Il surgelato non è escluso a priori: anche lì la valutazione riguarda la filiera e l’uso effettivo, non soltanto la temperatura.

Le domande che vale la pena portare a casa

Qual è il pesce più sostenibile da comprare?

Non esiste una specie sempre migliore in ogni mare. Vanno valutati insieme lo stock di provenienza, l’attrezzo di pesca o il sistema di allevamento, la gestione e la tracciabilità. Il solo nome del pesce non basta.

Il pesce locale è sempre sostenibile?

La provenienza locale può favorire il rapporto con chi vende e la conoscenza della filiera. Non dimostra da sola che lo stock sia in buono stato o che il metodo di cattura abbia un impatto contenuto.

Che differenza c’è tra MSC e ASC?

MSC si riferisce a prodotti della pesca da attività valutate secondo il suo standard ambientale; ASC a prodotti di allevamenti valutati secondo requisiti ambientali e sociali. Occorre verificare il prodotto e la sua filiera certificata.

Che cosa indicano le zone FAO sull’etichetta?

Identificano aree di cattura. Per il pescato dell’Atlantico nord-orientale e del Mediterraneo e Mar Nero sono richieste indicazioni di sottozona o divisione comprensibili anche al consumatore. Un codice geografico non è un voto di sostenibilità.

Il pesce surgelato è meno sostenibile del fresco?

Non si può stabilirlo dalla sola conservazione. Contano origine, produzione, trasformazione, trasporto, refrigerazione e sprechi. Fresco e surgelato vanno confrontati sulla filiera concreta e sull’uso che se ne farà.

Comprare pesce sostenibile significa spendere di più?

Non necessariamente, ma non esiste un risparmio fisso garantito. Conviene confrontare prodotti equivalenti, prezzo al chilogrammo, resa e quantità effettivamente utilizzata, senza confondere prezzo basso e minore impatto ambientale.

Il gusto di sapere da dove arriva

Il cambiamento può cominciare da un gesto normale: leggere il cartellino prima di scegliere. Poi una domanda, una risposta precisa, una ricetta imparata. Nessuno deve diventare perfetto davanti al banco. Possiamo però diventare più curiosi, pretendere informazioni comprensibili e dare valore al lavoro che sa renderle disponibili.

Il mare non finisce sulla nostra tavola. Anche dopo pranzo, deve poter continuare a vivere.

Fonti e metodo. Questa guida distingue dati di mercato, valutazioni biologiche e ricerca sull’impronta ambientale. I collegamenti alle fonti sono accanto alle informazioni. I dati ISMEA citati riguardano gennaio–giugno 2025; GFCM 2025 usa informazioni prevalentemente fino al 2023; il dato sugli sbarchi della presentazione SOFIA 2026 è riferito al 2023. Le spiegazioni di MSC e ASC provengono dai rispettivi enti. Le fotografie sono d’archivio e non attestano la sostenibilità dei prodotti ritratti.

Fotografia di copertina: venditore alla Pescheria di Catania, 24 gennaio 2018. Xsmilery / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0. Ridimensionamento; eventuali ritagli delle miniature sotto la stessa licenza.

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