VIKINGS VS VIKINGS VALHALLA TRA STORIA E FICTION
In attesa della terza e conclusiva stagione di Vikings Valhalla, è doveroso un recap e qualche considerazione. Per chi ancora non si fosse immerso nel mondo Vikings & co, le due serie sono disponibili su Netflix. Dove, a breve, dovrebbe venir pubblicata anche il terzo e conclusivo capitolo della saga.

Molto brevemente, per chi ancora non avesse visto Vikings, va detto che la serie Netflix ripercorre le saghe norrene, dai primi protagonisti fino agli ultimi grandi eroi. Quindi siamo dopo il periodo in cui “gli Dei camminavano in mezzo agli uomini” e, sebbene continuamente citati, non ne vedremo le gesta. Il consiglio è quello di seguire le sei stagioni di Vikings e le successive due di Vikings Valhalla, tenendo sempre a portata di mano un buon libro di storia così da aggiustare le varie licenze poetiche a favore di sceneggiatura.

E di licenze poetiche, ce ne sono molte, soprattutto in Vikings Valhalla. Tutta la saga potrà essere seguita come un classico sceneggiato farcito di scontri cruenti, lotte di potere, intrighi di palazzo, scene erotiche ogni due per tre e paesaggi mozzafiato. Oppure, cosa vivamente consigliata, come spunto per scoprire un pezzo di storia che solitamente sfugge e rimane infarcito di molte fantasie romantiche, uscite New Age, leggende metropolitane e idee fantasiose ma spesso molto riduttive.

Prima dei doverosi SPOILER, un ultima considerazione, sul perchè Vikings potrebbe essere un valido consiglio. Benchè quando pensiamo ai vichinghi, noi ci si immagina navi veloci e minacciose che solcano i mari per depredare le coste in razzie mordi, distruggi, ruba e fuggi e, benchè quando si pensa ai vichinghi si immagina uno sparuto gruppo di tribù disseminate lungo i fiordi della Scandinavia, ebbene, proprio a loro invece si deve la costruzione dei prodomi di quella che sarà un domani l’Europa. Così come ben illustra F. Donald Logan nel suo libro “Vichinghi”.

Altresì, sempre agli antenati dei Vichinghi, diretti figli dei Celti, si deve il popolamento dell’Europa pre romana. Dal Neolitico al preromano infatti da sud salivano i Reti, cultura protoetrusca, mentre da nord scendevano i Celti suddivisi in varie frange. Uno degli scontri più significativi si ebbe a ridosso del Po. in Italia. In Trentino pare che queste varie culture in qualche modo riuscissero a sopravvivere in un certo equilibrio. Poi arrivarono i Romani e il resto è storia.

Vikings inizia quando ormai l’Impero Romano è caduto in disfatta lasciando campo aperto alla riorganizzazione dei popoli locali.
Attenzione Spoiler!

Volendo andare con ordine per seguire tutta la narrazione storica che coinvolse maggiormente la storia dei Vichinghi, si dovrebbe iniziare col guardare le 6 stagioni di Vikings a cui segue cronologicamente The Last Kingdom e Sette Re devono morire (di cui si parla qui) e quindi passare a Vikings Valhalla. Tuttavia, come si diceva, sono davvero molte le licenze di sceneggiatura, per cui le storpiature sono molte e spesso vengono resi coevi personaggi che storicamente invece vissero anche un centinaio di anni di differenza. Superato questo gap tuttavia, per lo meno Vikings risulta soddisfacentemente attendibile.

Ovviamente è un film e non un documentario. In molti infatti hanno storto il naso per incongruenze molto evidenti, come le armature, soprattutto fra le armate inglesi e francesi, ma non solo. Per cui sorvoliamo.

Lasciamoci invece attirare nella rete di Ragnar Lothbrok e il suo sogno di solcare il mare verso nuovi orizzonti per arrivare dove nessuno degli altri era ancora arrivato. Per lo meno dei propri contemporanei, in quanto si era persa memoria che in tempi più antichi pare che i Celti avessero già affrontato l’Oceano e avessero toccato le coste dell’America. Uno studio al riguardo è contenuto nel libro di Peter Berresford Ellis L’impero dei Celti. Ma, pazienza, torniamo a Ragnar che sia da vivo che da morto, ebbene sì l’eroe ad un certo punto muore dando spazio alle gesta dei suoi figli, è il protagonista, anima e motore di Vikings.

Ed è questo il motivo per cui Vikings funziona e, anche quando vorresti abbandonare l’impresa di arrivare alla fine, perchè ormai il gioco ko hai scoperto e si continua a ripetere, invece tieni duro. Al di là appunto delle scene di guerra e le scaramuccie più o meno cruenti, su cui però indugia sadicamente la telecamera per favore di pubblico, quello che emerge è l’uomo. La grande differenza la fa l’uomo che ha un sogno, che ragiona fuori dagli schemi, che è curioso e intelligente, tanto da voler comprendere e volersi informare.

Nella prima azione di Ragnar, dopo aver preso il potere in modo cruento, ma quelle pare fossero le regole, Ragnar infatti affronta il mare verso una nuova terra e quando arriva è pur vero che fa razzia in un monastero, daltronde lì lo hanno portato le correnti, ma grazia un monaco che conosce la sua lingua e che può raccontargli di questo nuovo mondo.

In fondo il sogno di Ragnar è quello di dare una terra fertile al suo popolo, di espandere i confini e commerciare. Ma così non vuole il fato o meglio i britannici. Alterego di Ragnar è il re del Wessex, Re Ecbert. Pure lui, fervente cristiano, è affascinato da chi ha lasciato mura, affreschi, statue, pergamene e pergamene di conoscenza e una piscina di acqua calda in eredità, i Romani. Un fascino incofessabile per la nascente scure della dottrina religiosa, che tuttavia fa sì che il suo destino e quello di Ragnar si trovassero legati a doppio filo.

Come periodo storico siamo appenda dopo Carlo Magno, che pure diede un canovaccio di diritto giuridico e legislativo. Ma ben presto dimenticato per il ritorno alla barbarie spicciola.
Siamo invece nel bel mezzo di quel reset che fece morire un mondo per crearne uno differente. Il tutto in nome della fede. Si può ben evincere come non fu tanto la politica o la guerra a forgiare il nuovo mondo, ma la religione. E la frase conquistà più la croce che la spada non fu mai più appropriata che in questo caso. Vedremo infatti come questo cambio di paradigma, un po’ per volta, uniformò le varie identità dei popoli. Perdere le proprie tradizioni, perdere il ricordo da dove veniamo, ci fa perdere identità. E in Vikings, ma poi soprattutto in Vikings Valhalla la vera battaglia si gioca proprio sulle idee e credenze.

Per chi storcesse il naso, visto che gli sceneggiati Netflix amano indugiare su riti sanguinolenti e truci e danno una visione molto New Age misto horror delle credenze vichinghe, si vorrebbe dirottare l’attenzione a molti passi biblici in cui il Dio pretende dai suoi seguaci sacrifici anche umani, interi stermini di popoli e offerte votive umane e animali. Insomma nell’antichità lati oscuri e bui ce n’erano davvero molti. Così come la necessità di mostrare il proprio valore attraverso prove di forza e sofferenza. Siamo proprio sicuri che se oggi venissero meno le tante regole etico morali e giuridiche non si ricadrebbe nel buio della legge del coltello e dell’ascia?

Ma torniamo a Ragnar i cui sogni vengono delusi a prezzo di innumerevoli vite umane, perchè alla fine spesso i popoli si sacrificano per la sete di potere del singolo capo. Ragnar sogna una nuova terra ma quella terra gli verrà negata. Sogna una stirpe di cui essere fiero, ma i figli finiranno con lo scontrarsi fra di loro. Sogna un amore ma è destinato invece a distruggere ciò che ha. Alla fine gli rimane solo una morte da eroe che verrà, fatto storico accertato, ricordata ai posteri.

Nel mezzo re, regine, principi, figli eredi e figli illegttimi, guerrieri e traditori, ruotano in questo caleidoscopio fatti di personaggi storici che intrecciano le trame con un popolo in cerca di un regno.

Ed è così che per raccontarci la storia norrena si tira per i capelli, per esempio la figura di Rollo che diventa fratello di Ragnar nella finzione cinematografica, ma che invece storicamente è esistito a se stante. Ebbene sarebbe satato bello seguire l’evoluzione di Rollo dopo averne sopportato le alterne vicende in grazia e disgrazia nell’ombra di Ragnar. E’ a Rollone come venne chiamato in Francia, infatti che il Re di Parigi offri non solo la mano della figlia, ma pure la Normandia. E la Normandia ebbe uno sviluppo di cruciale importanza in Europa ai tempi e pure dopo. Perchè non dare il giusto peso quindi alla figura di questo vichingo illuminato? Mentre farlo tornare per una apparizione in soccorso dei figli di Ragnar in bega fra loro a mendicare un sentimento non corrisposto di Lagherta, ex prima moglie di Ragnar e shield maiden? Per poi tornarsene in Francia con le orecchie a terra e la testa cosparsa di cenere dalla mogliettina?

Forse perchè il personaggio di Lagherta è stato uno dei più amati dai fan? Tanto da giustificare buone mezz’ore alla sua morte e al suo funerale. Sebbene pure Lagherta è un personaggio storico attestato, fu regina di Norvegia, cosa che nella saga invece non le viene riconosciuta perchè ahinoi costretta dagli sceneggiatori ad indossare i panni della moglie di Ragnar e madre di Biorn.
Ma la regia di Vikings ama il cruento, ama il sangue, ama l’adrenalina e ovviamente indugia sui costumi liberi e sfacciati di un popolo che non ci va giù molto al sottile.

Altro cardine della saga è il Veggente a cui si rivolge pure il miscredente e che dice pur non dicendo mai niente. Eppure forse incarna, con questa sua cecità e menomazione fisica il vero ponte con il mistero e quel mondo sottile a cui ci si rivolge per ricevere risposte o indizi. Un mondo a cui il veggente attinge, un mondo invece che è lontano e zitto nelle chiese o nelle preghiere cristiane. Un po’ come il mondo di Avalon che però ad un certo punto viene risucchiato dalle nebbie che rendono inacessibili agli umani i suoi ingressi. Un mondo spazzato via da questa nuova fede nel Dio Cristiano. Un mondo che la saga non riesce mai, se non attraverso la figura dell’indovino, a rendere. Volutamente? o forse no?, lo sanno solo gli sceneggiatori.

Così attingendo alla rinfusa alle leggende e saghe norrene si mescolano eventi e gesta, come la forzatura di inviare Ivar senza ossa a Kiev dai Rus. Eppure era il 2020 e arriva a proposito quella lunga parentesi di spaccato di vita con i Rus. Ovviamente cruenti, guerrieri vestiti alla mongola a cavallo feroci, neve e ghiaccio ovunque. Un mix di chichè per instillare l’ombra del Generale Inverno. E’ per vero che i Rus erano vichinghi, ma appunto come tali ci sono prove storiche di rapporti di commercio, giammai di invasione o guerra.

Abbiamo anche uno spaccato in Mediterraneo, con una spedizione in Spagna e poi più giù fino al deserto. E, infatti i vichinghi viaggiarono in lungo e largo. Ma il vero spirito viaggiatore è quello di Floki, altro personaggio di spicco nella sua follia. Un visionario, un falegname, a cui si deve la costruzione di navi mai viste prima e di argagni ingienieristici innovativi con cui conquistare le mura di Parigi per esempio. Peccato che mai la telecamera indugi sulla sua arte e ci conduca fra scalpello e trucioli alla scoperta del suo talento.

Con Floki, pure lui altalenante nelle grazie della trama, abbiamo forse la versione più pura dell’animismo norreno. La fede nel Fato a cui affida il suo destino che poi lo porterà a vivere senza più farsi domande o emettere giudizi. Lui che ha fallito la costruzione di un nuovo mondo di pace ed armonia in Islanda e poi in Groenlandia e che infine approda in Canada per trovare una sua dimensione solitaria e in armonia con la natura. Al di fuori però dalla società, che alla fine ruota sempre attorno ai soliti principi e alle solite regole della natura umana, imperfetta e con lati positivi ma anche oscuri.

Così Vikings chiude con la pace in Inghilterra pena la conversione del superstite dei figli di Ragnar che però si infrange subito in Vikings Valhalla che invece apre con la strage dei coloni norreni in Inghilterra e la conseguente campagna di vendetta.

Ma è in Vikings Valhalla che la saga vede la sua fine, per la debolazza della trama che davvero mescola troppe tirate di capelli della storia a favore di sceneggiatura. Tanto per incominciare la figura di Leif Erikson, il belloccio nella saga, che però nella storia, quella vera fu un grande esploratore di nuove terre. Di certo non fu nè un guerriero feroce, ne un mercenario e nemmeno una guida per autostoppisti.

Ahinoi, la cancel culture e il woke imperante nella cinematografia, soprattutto delle piattaforme, fa veri danni. Come si fa a storpiare la figura, di cui abbiamo anche testimonianze visive di Re Haakon, che da barbuto biondo nordico, viene fatto interpretare ad una cantante afro americana donna?. Qual’è il senso di tale scelta? rimane oscuro, ma rende la trama debole. E non è l’unica scelta. Si decide di trasformare i pagani norreni in una setta con tutte le dinamiche del caso. Quando Freydis Eriksdotter, che nella saga viene eletta a baluardo della fede negli dei pagani, mentre fu la figlia di Erick il Rosso vissuta nel IX secolo e legata alla colonizzazione dell’America Settentrionale. Effettivamente sorella di Leif e groenlandese.

Probabilmente creandole invece il personaggio della vichinga dura e pura paladina della giusta via, madre single e guerriera, si voleva giocarsi l’asso Lagherta 2.

E ancora. E’ pur vero che i vichinghi ebbero contatti con Costantinopoli, facevano commerci sulla via della seta e, appunto, con i Rus furono i progenitori di tutta l’Europa dell’Est, ma perchè spingersi per puntate e puntate ad inseguire le vicende irreali di una nave slitta che attraversa le distese europee sconfiggendo, uno sparuto nugolo di donne e uomini, i temuti e sanguinari guerrieri pechenegi. Guerrieri realmente esistiti, banditi e saccheggiatori, che appunto tennero in scacco la via per Bisanzio e Costantinopoli e poi sconfitti effettivamente dai vichinghi. ma non certo da quell’improbabile compagnia di ventura.

Orbene Vikings Valhalla ci lascia alle porte di Costantinopoli con Leif e la sua sete di conoscenza, Harald Sigurson combattuto fra il sogno di rivendicare il trono di Norvegia e gli occhi blu di Nadia, promessa sposa del re di Costantinopoli. Mentre a nord abbiamo Freydis che firma un accordo con la regina di Kattegat per una pacifica convivenza fra cristiani e pagani. Mentre ancora più a nord abbiamo Re Canuto, sì perchè l’Inghilterra è in mano vichinga, che deve dribblare trame e intrighi con la sposa Emma di Normandia, per cui pure lei vichinga, che vede fronteggiare il subdolo Godwin del Wessex.

Mah. L’unico fatto certo è che la terza stagione sarà quella conclusiva. Ci auguriamo che ne dia degna conclusione.

















