TDV | DOSSIER • TURISMO, ECONOMIA E SOCIETÀ • 13 OTTOBRE 2026
Ci raccontano che il nuovo lusso è stare bene. Ma quando il benessere diventa un prodotto turistico, cosa stiamo davvero acquistando? Il mercato cresce, i numeri sono enormi e la natura viene indicata come una risposta allo stress contemporaneo. Eppure una percentuale non può sostituire una domanda: chi decide cosa significa stare bene?

Una dichiarazione diffusa in vista di TTG Travel Experience, a Rimini dal 14 al 16 ottobre 2026, presenta il benessere come uno dei principali motori del turismo, citando una crescita del 44% entro il 2029 e uno studio secondo cui almeno due ore settimanali nella natura migliorerebbero la salute. I due riferimenti sono seri, ma non dicono esattamente la stessa cosa che suggerisce il messaggio promozionale.
Il contesto è il talk annunciato per il 15 ottobre alle 14, «Il nuovo lusso è stare bene. Come il wellness sta trasformando il turismo», e la proposta di WIN – Women in Nature: trekking, yoga, arrampicata e cammini guidati, in piccoli gruppi femminili. In questo dossier separiamo l’analisi economica dai risultati scientifici e, soprattutto, dal racconto di marketing.
Quel 44% non riguarda soltanto il turismo
Il Global Wellness Institute (GWI) stima per il 2024 una economia globale del benessere di 6.760 miliardi di dollari, con una proiezione a circa 9.750 miliardi nel 2029. Il salto è vicino al 44%. Ma comprende undici mercati: cura della persona, alimentazione, attività fisica, turismo wellness, terme, spa, prevenzione, benessere mentale, immobili e molto altro. Non riguarda soltanto le vacanze.
Tradotto: è corretta la previsione di crescita dell’economia wellness; è impreciso utilizzarla come se fosse la previsione specifica del turismo wellness. È una differenza che può sembrare sottile solo a chi non deve poi decidere come investire il proprio denaro.
Migliaia di miliardi di dollari USA. Verde: valore storico. Oro: previsione, quando presente.
Fonte: Global Wellness Institute, Monitor 2025, p. 2. *2029: stima prospettica, non dato realizzato.
Il report Global Wellness Economy Monitor 2025 è la fonte originale: dati osservati fino al 2024 e proiezioni dal 2025 al 2029. Nel 2024 il mercato complessivo aveva già superato del 35% il valore del 2019. La crescita era dunque cominciata ben prima del nuovo slogan.
Turismo wellness, un mercato in crescita che non nasce oggi
Il comparto turistico ha una sua curva: 655,1 miliardi di dollari nel 2019, crollo a 327,6 miliardi nel 2020 durante la pandemia, risalita a 893,9 miliardi nel 2024. Per il 2029 il GWI proietta 1.383,3 miliardi. Questo significa una crescita prevista di circa +54,7% dal 2024 al 2029, con tasso medio annuale prospettico del 9,1%.
Una precisazione necessaria: Una frazione della crescita misurata negli ultimi anni è anche recupero del collasso pandemico, non soltanto nascita di un bisogno inedito. Il report indica comunque un’espansione sopra i livelli precedenti alla pandemia.
Miliardi di dollari USA. Verde: valore storico. Oro: previsione, quando presente.
Fonte: Global Wellness Institute, cap. 9, p. 77. *2029: previsione; la ripresa pandemica influenza i tassi di crescita.
Nel 2024 si stimano 1,239 miliardi di viaggi wellness nel mondo, tra turismo domestico e internazionale. Il GWI distingue tra chi parte soprattutto per il benessere e chi inserisce attività wellness in un viaggio mosso da altre ragioni. Quest’ultima distinzione è fondamentale: fare una passeggiata in montagna durante un soggiorno non equivale ad acquistare un ritiro spirituale.
Pochi viaggi, grande spesa: la dimensione economica del wellness
Le proporzioni del mercato sono eloquenti: nel 2024 i viaggi wellness rappresentavano l’8,3% dei viaggi turistici ma il 17,6% della spesa complessiva. Nel 2019 le rispettive quote erano 6,3% e 14,2%. Il viaggiatore wellness, nella definizione adottata dal GWI, genera dunque un peso economico maggiore della sua incidenza numerica.
Percentuali sul totale mondiale. Verde: valore storico. Oro: previsione, quando presente.
Fonte: Global Wellness Institute, cap. 9, p. 80. Confronto tra percentuali su due basi diverse: numero di viaggi e valore della spesa.
Attenzione però: spesa media più elevata non significa automaticamente che tutto il turismo debba diventare premium. I viaggi wellness raggruppano anche permanenze lunghe, servizi e consumi molto diversi. La definizione statistica è ampia e non coincide con il solo segmento «lusso».
Italia, l’economia del benessere vale 140,6 miliardi di dollari
Il rapporto nazionale del GWI, presentato il 3 febbraio 2026, colloca l’Italia fra le prime dieci economie wellness del mondo e al quarto posto europeo, con un valore complessivo di 140,6 miliardi di dollari nel 2024. Non è il fatturato del turismo: il turismo wellness nazionale è quantificato in 19,99 miliardi.
Insieme, turismo wellness, spa e terme/sorgenti minerali si avvicinano a 27 miliardi di dollari. È una filiera che intreccia ospitalità, tradizione termale, ricettività, salute e servizi. Ma pretendere di farne un’unica categoria indistinta significa perdere informazioni preziose.
Miliardi di dollari USA. Verde: valore storico. Oro: previsione, quando presente.
Fonte: GWI, scheda Italia, febbraio 2026. Settori selezionati, non l’intera economia italiana del benessere; totale complessivo: 140,6 miliardi.
I principali settori italiani includono bellezza e cura personale (38,43 miliardi), alimentazione e nutrizione (25,93), attività fisica (21,25), turismo wellness (19,99) e prevenzione/sanità personalizzata (12,4). Fonte: Global Wellness Institute – Focus Italia, 2026.
Due ore nella natura: cosa dimostra davvero lo studio scientifico
Il secondo dato usato nella comunicazione arriva da uno studio pubblicato su Scientific Reports il 13 giugno 2019: Spending at least 120 minutes a week in nature is associated with good health and wellbeing, firmato da Mathew P. White e colleghi.
Usando un grande campione rappresentativo di adulti in Inghilterra, i ricercatori hanno osservato che chi dichiarava almeno 120 minuti di contatto ricreativo settimanale con ambienti naturali riportava con maggior frequenza buona salute e livelli elevati di benessere. La relazione restava presente dopo diversi aggiustamenti statistici.
Ma questa è un’associazione, non una prova causale. Lo studio è osservazionale e utilizza anche risposte auto-riferite. Non dimostra che siano precisamente i 120 minuti a produrre il miglioramento, né che un’attività venduta in forma di pacchetto wellness abbia un beneficio clinico dimostrato.
La natura può essere alleata della salute. Tuttavia uno studio sull’esposizione agli ambienti naturali non certifica automaticamente la qualità di ogni esperienza turistica che venga commercializzata nel suo nome.
Europa, i viaggiatori guardano alle destinazioni meno affollate
La European Travel Commission, nel rapporto di luglio 2026 sul periodo giugno-novembre, ha rilevato che l’81% degli intervistati intendeva viaggiare; il 52% preferiva mete meno conosciute rispetto alle destinazioni turistiche più celebri, mentre il 48% prediligeva queste ultime.
Il dato nasce da un’indagine in dieci importanti mercati europei, non da un censimento di tutti i cittadini dell’UE. Non possiamo leggerlo come «il 52% degli europei rifiuta il wellness», cosa che la ricerca non dice. Ma mostra una domanda di luoghi differenti, associata a scelte influenzate da costi, sicurezza e clima.
Secondo la stessa indagine, l’11% cita l’evitare destinazioni affollate come fattore importante nella scelta. La sostenibilità dell’esperienza non è dunque solo un tema ambientale: c’entrano anche qualità della permanenza, spazio e gestione dei flussi. Fonte: European Travel Commission – luglio 2026.
Qui emerge una tensione interessante. Mentre una parte dell’industria costruisce pacchetti sempre più articolati, una parte della domanda rivendica semplicità: luoghi meno battuti, costi sotto controllo, meno congestione. Non sono tendenze incompatibili: sono bisogni diversi, e una buona politica turistica dovrebbe riconoscerli entrambi.
Women in Nature, il valore concreto dell’accessibilità all’outdoor
WIN nasce pubblicamente nel luglio 2026 dall’esperienza di Donne di Montagna. Sul sito del progetto è spiegato il problema pratico da cui parte: tante donne vorrebbero avvicinarsi all’outdoor, ma non sanno con chi andare, non si sentono preparate o preferiscono un contesto organizzato e non competitivo.
Questa è una proposta di valore concreta: abbassare la soglia d’accesso alle attività outdoor, proporre accompagnamento da professioniste, semplificare l’incontro tra persone e rendere possibile un’esperienza che, senza quella rete, forse non verrebbe vissuta. Qui sta la forza dell’iniziativa, più che nel richiamo a una crescita globale del 44%.
Le informazioni pubbliche sul lancio si trovano nella presentazione ufficiale di Women in Nature. Raccontare la sicurezza, l’accessibilità, le competenze delle guide e il senso di comunità sarebbe, a nostro parere, molto più incisivo che chiamare «nuovo lusso» il piacere di stare all’aria aperta.
«Il nuovo lusso è stare bene»: uno slogan che arriva da lontano
Il wellness non è un’invenzione di oggi: il GWI pubblicò il suo primo rapporto dedicato al turismo del benessere nel 2013, stimando allora un mercato mondiale di circa 439 miliardi di dollari nel 2012. Quindi questa non è una rivoluzione apparsa improvvisamente nel 2026. È un mercato già maturo, che si reinventa e si allarga.
La formula «il nuovo lusso è stare bene» funziona come titolo congressuale. Suona bene, rassicura, lascia spazio a molti operatori. Ma pone una questione che merita più spazio di un claim: quando il bisogno di stare bene viene presentato come lusso, rischiamo di descrivere un diritto umano ordinario come privilegio di chi può acquistarlo?
Non è una critica al lavoro delle guide né al costo di un servizio qualificato. Un’escursione accompagnata comporta progettazione, professionalità, responsabilità e assicurazioni: è giusto pagarle. Ma la natura non coincide con il pacchetto venduto per viverla.
Trentino e Dolomiti, la qualità del territorio prima dei pacchetti
Se questa discussione la portiamo sulle Alpi, e in particolare in Trentino, la differenza è cruciale. Un territorio montano non può essere soltanto lo sfondo panoramico di un catalogo wellness. È un sistema abitato, con stagionalità, sentieri, comunità locali, infrastrutture, aree fragili e zone che soffrono già la concentrazione dei visitatori.
Per progettare esperienze credibili servono gestione dei flussi e della capacità di carico, mobilità, proposte distribuite durante l’anno, accessibilità economica e fisica, qualità delle professioniste e rispetto del contesto naturale. Il successo non può essere misurato soltanto dalla tariffa media di una notte.
Ci sono anche domande molto pratiche, che un operatore dovrebbe farsi: quanti partecipanti per accompagnatore? Quale piano in caso di maltempo? Quali competenze certificate sono effettivamente richieste per quella specifica attività? Cosa resta economicamente alle comunità ospitanti? Quanto del percorso è accessibile a chi non è allenato o non vuole spendere cifre elevate?
La qualità di un’offerta turistica si misura anche da questi indicatori, non da una fotografia di yoga al tramonto.
Tra il viaggio organizzato e il desiderio di libertà
Da un lato cresce il wellness organizzato: guida, prenotazione, piccoli gruppi, struttura ricettiva, servizi. Per molti è esattamente ciò che serve, soprattutto quando una barriera personale o logistica renderebbe difficile partire.
Dall’altro esiste il desiderio di autonomia: la passeggiata non programmata, la vacanza senza agenda, un borgo fuori dai circuiti, la giornata in cui non bisogna vivere un’esperienza «trasformativa» da fotografare e raccontare.
Non abbiamo dati che dimostrino che il secondo modello sostituirà il primo. Ma sarebbe miope descrivere il futuro del turismo come una marcia inevitabile verso esperienze sempre più confezionate, misurabili e vendibili.
Il benessere cresce, ma non tutto ciò che cresce è nuovo
La crescita economica del wellness è documentata. L’importanza del contatto con gli ambienti naturali è oggetto di ricerca scientifica. Le esperienze guidate possono rispondere a bisogni reali. Tutto questo è vero.
Il passaggio che non accettiamo senza discuterlo è quello successivo: trasformare dati economici e correlazioni scientifiche nella prova che il futuro del turismo sia necessariamente il «nuovo lusso» del benessere organizzato.
Forse il futuro non sarà insegnare alle persone a stare bene con un programma più sofisticato. Forse sarà permettere loro di scegliere il proprio tempo, la propria natura e il proprio ritmo, senza dover dare ogni volta un nome commerciale alla libertà.
E allora la domanda resta aperta: siamo davvero alla nascita di un nuovo turismo, o stiamo imparando a vendere con parole nuove qualcosa che l’essere umano cercava già da sempre?
Le fonti del dossier e la metodologia
Questa analisi distingue dati storici, previsioni economiche, associazioni statistiche e interpretazioni editoriali. I valori di mercato sono espressi in dollari USA correnti secondo la metodologia GWI; il cambio euro/dollaro e l’inflazione possono influire su confronti intuitivi. La quota di spesa non equivale alla quota di persone.
Global Wellness Institute — Global Wellness Economy Monitor 2025 (PDF ufficiale): grafici economici, capitolo turismo, pp. 77–81.
GWI — comunicato del 19 novembre 2025: mercato wellness 2024 e previsioni 2029.
GWI — Focus Italia 2026: 140,6 miliardi complessivi e ripartizione settoriale nazionale.
White et al., Scientific Reports, 2019, DOI: 10.1038/s41598-019-44097-3: studio sulla natura, metodologie e limiti.
European Travel Commission, luglio 2026: intenzioni di viaggio e interesse per mete meno note.
GWI — storia e definizione di wellness tourism: continuità del mercato dagli anni 2010.
WIN – Women in Nature: origine del progetto e community: presentazione dell’iniziativa citata.
TTG Travel Experience 2026: evento di settore a Rimini, 14–16 ottobre 2026.
Le domande più frequenti sul turismo wellness
Quanto vale il turismo wellness mondiale nel 2026?
L’ultimo dato storico consolidato nel Monitor GWI 2025 è di 893,9 miliardi di dollari per il 2024. Il rapporto contiene proiezioni fino al 2029, ma non va confuso un valore previsto per il 2026 con un consuntivo già misurato.
Il mercato del wellness crescerà del 44% entro il 2029?
Circa il 44% è la crescita prevista dell’intera economia wellness globale dal 2024 al 2029. Il solo turismo wellness ha una proiezione diversa: da 893,9 a 1.383,3 miliardi di dollari, circa +54,7%.
È scientificamente provato che due ore settimanali nella natura migliorino la salute?
Uno studio osservazionale del 2019 ha rilevato un’associazione fra almeno 120 minuti settimanali nella natura e migliori indicatori auto-riferiti di salute e benessere. Non dimostra un nesso causale individuale né sostituisce prescrizioni mediche.
Che cosa significa turismo wellness?
Per il Global Wellness Institute sono viaggi collegati al mantenimento o al miglioramento del benessere personale, sia quando questo è il motivo principale della partenza sia quando è una componente secondaria del soggiorno.
Il wellness è davvero il nuovo lusso?
È una formula di marketing, non una definizione scientifica. Può valorizzare servizi di qualità, ma non descrive tutti i modi di fare turismo, né rende il benessere un bene accessibile soltanto a chi compra pacchetti premium.

