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UN’ESPERIENZA CHE BAGNA GLI OCCHI, RIEMPIE I PENSIERI E APRE IL CUORE

Avete presente quelle situazioni in cui piangi e ridi contemporaneamente? Quando qualcosa ti spezza il cuore ma allo stesso tempo ti fa pensare che la vita è davvero meravigliosa?

Questo e molto molto altro è quello che si prova una volta messo piede nel Thabarwa meditation centre. Ma cominciamo dall’inizio.
Noi siamo venuti a conoscenza di questo centro casualmente, parlando con altri viaggiatori incontrati a Bagan, i quali avevano appena terminato la loro esperienza di volontariato. Ce l’hanno descritto con così tanta emozione che abbiamo deciso di rivedere i nostri piani di viaggio in Myanmar per poter spendere li almeno una settimana

Dopo tutto in Myanmar, stanchi da mesi di visite a templi e palazzi, grotte e cascate, avevamo deciso di impiegare questi venti giorni per entrare a contatto con la gente locale… e quale migliore occasione di questa?

Il centro si trova a circa 1 ora a sud-est di Yangon, ed è facilmente raggiungibile dal centro con taxi e mezzi pubblici.

Thabarwa è stato costruito nel 2007 dal monaco Ashin Ottamasara principalmente con l’intento di creare un luogo in cui potesse venir data a chiunque la possibilità di meditare ma anche per fornire un rifugio, dei pasti caldi e assistenza medica (molto basica) ad anziani, ingenti e malati terminali. Il centro che era stato concepito per accogliere all’incirca 500 persone si è ora trasformato in una grandissima comunità che ne accoglie approssimativamente 3000.

Oltre a pazienti, monaci e suore buddhiste, qui vengono accolti anche moltissimi viaggiatori che decidono di fare attività di volontariato per la comunità: non c’è un numero massimo e non c’è bisogno di prenotare; basterà semplicemente presentarsi a Thabarwa e si verrà accolti a braccia aperte.

Il centro offre colazione e pranzo, raccolte interamente dalle donazioni fatte durante l’alms, mentre per la cena vengono messe a disposizione dei volontari una cucina e le materie prime ma sta a loro stessi cucinare.

Non aspettatevi alloggi o strutture lussuose, tutto il centro è stato costruito grazie alle donazioni, così come il cibo che viene offerto alla comunità e anche ai volontari, per questo tutto quello che viene offerto è molto semplice, ma se siete disposti ad abbandonare un po’ dei comfort a cui siete abituati, vi assicuriamo che vivrete una delle esperienze più forti e incredibili che vi possano essere.

Tenete anche presente che Thabarwa rimane una comunità buddhista, quindi vi sarà richiesto di avere in ogni momento spalle e ginocchia coperte, e gli alloggi sono dei dormitori di varie capacità, con separazione maschile e femminile.

Cosa ci si aspetta dai volontari? Beh, partiamo con lo specificare che nessuna attività è obbligatoria, potenzialmente potreste venire qua, dormire e mangiare a gratis senza mai muovere un dito. Nessuno dei volontari che abbiamo conosciuto durante la nostra permanenza però ha fatto una cosa del genere, sia perché crediamo sarebbe abbastanza scorretto (nonostante sia permesso) ma anche perché sarebbe un torto nei vostri confronti, poiché ogni attività proposta ha davvero tantissimo da insegnarvi, o meglio, le persone che incontrerete durante le attività saranno degli insegnanti meravigliosi!

La giornata comincia attorno alle sei, quando la maggior parte dei volontari si sveglia e abbandona il proprio giaciglio per recarsi alla colazione. Una volta aver riempito lo stomaco si può scegliere una, o più, delle attività proposte: si può infatti decidere di seguire i monaci a piedi scalzi lungo le vie della città, aiutandoli a raccogliere le offerte che la popolazione dona quotidianamente; oppure, restando a Thabarwa, le opzioni variano dalla cura dei pazienti, alla fisioterapia, a “make them move”, una simpatica attività dove i volontari, armati di uno stereo e di tanta allegria, girano fra i vari reparti a far ballare e sorridere i degenti con un pò di musica. Non importa quale attività sceglierete, in ogni caso arriverete all’ora di pranzo con un sorriso enorme sulle labbra e tanta commozione, dovuta a vedere la devozione degli abitanti della capitale nei confronti dei monaci durante l’alms, che escono dalle loro case e donano tutto ciò che possono, o dovuta agli sguardi riconoscenti e alle parole affettuose dei pazienti incontrati durante l’attività scelta. Nel pomeriggio, dopo un breve momento di relax, le attività ricominciano, e si può scegliere fra il lavaggio dei pazienti o il “Pagoda party”, che consiste nel portare le persone invalide in carrozzina fino alla vicina pagoda, dove possono così pregare e meditare; si può inoltre decidere di seguire dei corsi di birmano, insegnare inglese ai monaci o recarsi in cucina per preparare la cena a tutti i volontari. La sera, dopo cena, ci si ritrova tutti per fare un resoconto della giornata e decidere a chi assegnare le attività del giorno seguente. Ah, dimenticavo, all’alba e prima di andare a dormire è possibile seguire lezioni di meditazione insegnate da una monaca buddhista del centro.

Inutile dire che in questa settimana a Thabarwa abbiamo provato delle emozioni fortissime e mai provate prima. Abbiamo incontrato le persone più povere e più malate che avessimo mai visto, e ognuna di queste ci ha dimostrato di avere un cuore grande, un ottimismo e una determinazione incredibile nei confronti della vita. La riconoscenza dei pazienti quando con fatica li sorreggevi, motivandoli a fare quel passo in più rispetto al giorno prima; quando portando un pallone e un cestino dell’immondizia riuscivi a coinvolgere tutta la stanza a giocare a pallacanestro; quando spontaneamente fuori dalle attività di volontariato ti offrivi di portarli a fare un giro in carrozzina per permetter loro di godere di una giornata di sole: abbiamo decisamente capito come un piccolo gesto possa significare tantissimo per una persona meno fortunata o bisognosa di aiuto.
Thabarwa è un luogo dove la vicinanza della morte e della malattia vengono combattute con un forte attaccamento alla vita; dove la disperazione viene combattuta con l’allegria e con il sorriso, dove la solitudine viene combattuta con l’aggregazione e il senso di comunità.

Questo centro di meditazione ci ha permesso di riscoprire noi stessi, di riscoprire dei valori della vita che nel mondo occidentale sono trascurati o dati per scontato; ci ha permesso di conoscere persone meravigliose, da tutto il mondo, uniti dallo stesso ideale di aiutare il prossimo. Ci ha anche fatto capire quanto siamo stati estremamente fortunati a nascere in una zona privilegiata del mondo, dove la sanità è efficiente, dove c’è benessere e la vita è “facile”.
Sebbene dopo una settimana abbiamo dovuto abbandonare il centro, Thabarwa è rimasta li, sempre in cerca di nuovi aiuti e di volontari, con i suoi malati e i suoi senzatetto in continuo aumento: Thabarwa ti aspetta.

UN’ESPERIENZA CHE BAGNA GLI OCCHI, RIEMPIE I PENSIERI E APRE IL CUORE ultima modifica: 2018-09-19T10:26:33+00:00 da The Back Pachers
The Back Pachers
The Back-Pachers nasce da un idea, un sogno, un progetto di Andrea Pacher e Veronica Franchi di raccontare in questo blog le loro avventure nel sud est asaitico e in India. Lui biotecnologo, lei ostetrica, entrambi residenti nella caotica metropoli londinese. Da sempre curiosi e desiderosi di espandere I propri orizzonti, dopo qualche anno di vita frenetica nella capitale inglese, ha iniziato ad alimentarsi in loro il desiderio di viaggiare e di scoprire nuovi paesi e culture, di prendere una pausa dagli oneri della vita occidentale e di vivere insieme, questo viaggio.

E’ TEMPO DI FestiVOLARE

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