S U P E R C O N T I N E N T ² – 7 LUGLIO OPENING EXHIBIT

DRODESERA XXXVIII EDIZIONE
S U P E R C O N T I N E N T ²
CENTRALE FIES, DRO (TN)
20_28 LUGLIO-

7 LUGLIO OPENING EXHIBIT
Giovanni Morbin _mostra antologica a cura di Denis Isaia + performance Concerto a Perdifiato
8 – 19 luglio mostra visitabile su appuntamento
20 – 23 luglio / 25 – 28 luglio mostra visitabile dalle 20.00 alle 24.00

21 LUGLIO LIVE WORKS GUEST PERFORMER
Ibridazione 1 -Bodybuilding_durational performance
All’interno di Live Works performance act awards Vol.6 dal 20 al 22 luglio

28 LUGLIO EXHIBIT COLLATERAL EVENT
Conversazione con GO_Ibridazione 7_performance

Nell’ambito del percorso di documentazione, conservazione e storicizzazione della performance, Centrale Fies dedica un ampio progetto di approfondimento della ricerca concettuale e performativa di Giovanni Morbin (Valdagno, 1956), all’interno della XXXVIII edizione di DRODESERA intitolata SUPERCONTINENT².
La valorizzazione del lavoro artistico di Giovanni Morbin nasce dall’esigenza di evidenziare la sua opera come punto di riferimento nel panorama internazionale della performance art.

Il progetto si struttura come un continuum che intreccia diverse proposte “fra azione, opera d’arte e documento”: dalla riproposizione delle performance fra le più visionarie e temerarie dell’artista, a un progetto espositivo, al più completo catalogo monografico dedicato all’artista, che nell’autunno 2018 chiuderà il progetto.

Venerdì 7 luglio alle 19.00 nello spazio della “Galleria trasformatori” si inaugura a Centrale Fies Giovanni Morbin, la prima mostra antologica dedicata all’artista e curata da Denis Isaia.
«Fare una mostra con Giovanni Morbin significa immergersi nell’implacabilità culturale della performance. – spiega il curatore – L’intenzione è tracciare le forme di una pratica multiforme che affronta tutte le complicazioni proprie di ogni definizione stringente della performance. Il territorio dell’arte si presenta in mostra come un campo di indagine e resistenza culturale avverso alle sensibilità imposte. Materiali poveri, resti e scarti, tentazioni antigravitazionali, ibridazioni compongono una cosmografia dell’alterità».

La mostra presenta molti lavori inediti che l’artista ha realizzato dalla fine degli anni ’70 ai nostri giorni, a cominciare da L’appeso, 1979, una delle ultime prove pittoriche dell’artista prima di smettere di dipingere per un lungo periodo. Pochi anni dopo, a questo proposito, l’artista realizza Guanti, 1984-85, due bracciali in ferro che ricoprono la mano e l’avambraccio, indossati per circa un anno per evitare di dipingere o plasmare la materia. Torna a lavorare con il colore nero nella serie Autoritinti, 1983-2005, per ricoprire alcuni suoi autoritratti fotografici. Negando la capacità di rappresentazione della pittura e il valore documentale della fotografia – una doppia negazione evocata ironicamente dal titolo – mantiene intatto il potenziale espressivo dell’opera ma pone al centro dell’attenzione lo sguardo e l’ego dell’artista.
Sono poi presenti due lavori su carta realizzati col sangue dell’artista Mano e Porta, 2002: i soggetti sono tratti da una pagina di un prontuario medico della prima guerra mondiale. L’uso del sangue indica un rapporto empatico diretto, una continuità, fra il corpo dell’artista e il corpo del ferito raffigurato.

Presenti anche i lavori che omaggiano la storia dell’arte, come nella diapositiva MOSTRA! Mauro Roncolato mostra Duchamp a Morbin Giovanni, 1987, in cui l’artista è bendato e viene accompagnato dall’amico Mauro Roncolato a una mostra di Marcel Duchamp a Firenze. L’amico, che non conosce il grande artista, gli racconta ciò che vede. Anche Attrezzo, 1988, è un omaggio a uno dei primi ready-made di Duchamp, In Advance of the Broken Arm, 1915. L’opera, realizzata con bende, gesso, manico di badile e un ramo di rovere, è uno strumento che anticipa la serie delle “ibridazioni” prefigurando l’unione, certamente culturale e ipoteticamente biologica, fra il prodotto dell’uomo e quello della natura. In mostra l’opera è affiancata dal più tardo manifesto artistico Etica Espressiva Universale.
Esposte anche le più note “Ibridazioni”: una serie di azioni in cui è resa visibile la compartecipazione tra materia fisica e cultura umana. Una della prime è Bodybuilding, azione che ha visto Morbin ibridarsi con un edificio di Lubijana da cui ha tratto il mattone in mostra, Bud (Germoglio), 1997. La poetica e sognante ibridazione Spacewalk – ibridazione 5, 2005 vede l’artista indossare un globo di gesso con cui ricorda l’astronauta Aleksey Leonov, suggerendo in questo modo al pubblico un’apparizione antigravitazionale.

Il potere e la sua rappresentazione sono un ulteriore nucleo tematico del percorso: lo spazio d’aria esistente fra il corpo di una persona e il suo braccio proteso nel saluto fascista in L’angolo del saluto, 2006 e quello occupato da un proiettile nello spazio in forza Nuova, 2005, diventano materia plastica e scultorea. Evidente sin dal titolo in quest’ultimo lavoro, il riferimento ai gruppi neo-fascisti: un’opera volutamente contundente, che dichiara la propria pericolosità.
La mostra, che racconta l’interazione fra i diversi linguaggi delle arti e sviluppa le riflessioni centrali dell’artista su corpo e comportamento umano, potere e rappresentazione, si chiude poeticamente con l’installazione …after Sneemann, 2014, interpretabile come “dopo Szeemann” o “copia da Szeemann”: costituita dalla raccolta delle polveri presenti nello studio dello scomparso curatore svizzero Harald Szeemann. La materia più umile diventa oggetto dell’interesse dell’artista.
Esposto infine lo Strumento a Perdifiato, 1995, un oggetto creato da Giovanni Morbin che congiunge bocca e orecchio e che permette di “ufficializzare” un’azione altrimenti letta come bizzarra, parlare a sé stessi o letteralmente parlarsi addosso.

L’esposizione dello strumento anticipa la performance che si svolgerà alle 21.00 nello spazio della ”Turbina 1”: la performance Concerto a Perdifiato, dove un’orchestra composta da una ventina di performer volontari eseguirà una partitura su temi proposti dai performer stessi all’artista, utilizzando ciascuno lo strumento.
Giovanni Morbin sarà presente anche all’interno di LIVE WORKS Performance Act Award, che si svolgerà a Centrale Fies dal 20 al 22 luglio e che per questa sesta edizione propone al pubblico, oltre ai 12 lavori inediti selezionati dal bando, le ricerche di cinque guest performer: con Giovanni Morbin, Maria Hassabi, Lina Lapelité, Slavs&Tatars, le immagini inedite di Mario Mieli e Franco Buffoni.

Per Live Works, Morbin presenta una delle sue azioni più note e iconiche Ibridazione 1 – Bodybuilding: una performance in cui l’artista cementa parte del proprio braccio all’interno di un muro tentando una forma di ibridazione tra umano e artificiale, forzando lo statuto di corpi e oggetti e ponendoli su uno stesso piano d’azione. Il corpo dell’artista è immobile come la parete e la parete diventa appendice del corpo umano. Durante la performance, che si svolgerà a Dro (Tn), il pubblico potrà interagire con l’artista e interrogare il suo operare.
La performance che conclude il prezioso progetto di valorizzazione della ricerca performativa di Giovanni Morbin a Centrale Fies si svolgerà infine il 28 luglio, dalle 19.00 alle 23.00 nel Parco della Centrale: Conversazione con GO_ Ibridazione 7 che vede l’artista salire su un albero e rimanere in posizione per tre ore.

GIOVANNI MORBIN: nasce a Valdagno, Vicenza, il 9 agosto 1956. Vive e lavora a Cornedo Vicentino. Nel 1982 si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia dopo aver seguito il corso di pittura nel laboratorio di Emilio Vedova. Dal 1978 la sua ricerca è legata ai comportamenti e la performance è il mezzo ideale per esprimere le sue idee. Parallelamente al lavoro comportamentale si interessa alla costruzione di oggetti funzionali all’azione quotidiana e conferisce loro il valore di strumenti (Strumento a Perdifiato, Scultura Sociale, Carta d’apparati e DNA). Nel 1993 ad Ottomat presenta “Forme di comportamento”, è coautore e firmatario della dichiarazione poetica ETICA ESPRESSIVA UNIVERSALE (EEU), pubblicata sul “Corriere della Sera” l’8 maggio 1994 e nello stesso anno inventa lo Strumento a Perdifiato. Nel 1995 fonda SUPERFICIE TOTALE, che diventa il contenitore delle sue azioni e inizia a caratterizzare le sue performance (Ibridazioni) con la presenza animale, vegetale, minerale e artificiale. Dal 2002 è attivo come ritrattista (il mondo esterno) e nella progettazione d’interni (il mondo visto dall’interno) nell’ambito del progetto “Non sto più nella pelle”: si tratta di ritratti su commissione eseguiti col sangue del committente stesso. Negli ultimi anni, conduce una ricerca sulla natura di forma e immagine utilizzando oggetti della vita quotidiana che concretizzano le azioni artistiche svolte. Ha esposto o realizzato performance presso il Museo Marino Marini, Firenze (2014), Centrale Fies – Ambienti per la produzione di Performing Arts, Trento (2013), Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2013), Museo MaGa, Gallarate (2011), Artericambi, Verona (2010), Gallerija Gregor Podnar, Lubiana (2010), Istituto Svizzero, Roma (2010), Mart, Rovereto (2010), ViaFarini, Milano (2009).

Per info e prenotazioni:
info@centralefies.it
0464 504700

CENTRALE FIES è l’art work space nato 18 anni fa in una centrale idroelettrica Trentina, in parte ancora funzionante. Oggi, oltre a creare energia, è un centro di produzione delle arti contemporanee, sede di un festival internazionale dedicato alle arti performative e del primo cultural hub italiano, Fies Core. Inoltre a Centrale Fies da anni si sperimentano le AUGMENTED RESIDENCY, una nuova modalità di fare residenza (anche family friendly! ) e ospitalità per artisti e creativi.

S U P E R C O N T I N E N T ² – 7 LUGLIO OPENING EXHIBIT ultima modifica: 2018-06-29T10:34:41+00:00 da Redazione

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