RIVA DEL GARDA APPLAUDE CARMINA BURANA

SOTTOPALCO#VISTOPERVOI

E’ stato un successo il primo appuntamento con cui si è inaugurato il Riva Musica Festival 2023. Lunghi applausi e addirittura la concessione di un bis, per i Carmina Burana di Carl Orff nella direzione di Marco Angius.

L’operazione coraggiosa, di mettere in scena l’imponente macchina e l’ambizioso progetto dei Carmina Burana, ha premiato. E questo sottolinea come l’ospitalità turistica abbinata a proposte culturali di spessore abbiano appeal e alla fine sono di successo. Moltissimi infatti i turisti che non si sono lasciati sfuggire il raro spettacolo. Raro proprio per la complessa macchina organizzativa che prevede un organico di impegno. Orchestra, coro maschile e femminile, coro di voci bianche e tre voci soliste. Un impegno non da poco.

Eppure il Palavela era quasi al completo. Fra il pubblico, cultori e raffinati intenditori, ma anche molti curiosi e appassionati, e poi tante famiglie con figli giovani.

L’occasione era quella di poter godere di una operazione culturale imponente e quindi rara.

Con una bacchetta decisa e proprompente dal guizzo incalzante, Marco Angius ha diretto l’Orchestra di Padova e del Veneto accompagnato dal Coro Lirico Veneto e il Coro di voci bianche Cesare Pollini. Ad impreziosire il tutto le voci della soprano Marina Monzò, del controtenore Federico Fiorio e del baritono Nikolai Zemlianskikh.

Chi non conosce i Carmina Burana? Musiche sdoganate per la loro incisività, sopratutto il Fortuna Imperatrix Mundi, usate e abusate per sino a colonna sonora di pubblicità. Eppure magari non tutti collegano quelle particolari note all’opera di Carl Orff.

Ebbene i Carmina Burana sono un corpo di testi poetici medievali datati XI e XII secolo in latino e arrivati a noi in forma di manoscritto miniato del XIII secolo di un convento della Baviera. Infatto oggi il codice è costudito nella Biblioteca Statale di Monaco di Baviera. Pur presentando spesso una traccia musicale di canto gregoriano. Ma non tutti, si tratta di quasi 200 testi, erano stati trascritti dai monaci amanuensi con pentagramma. I Carmina sono suddivisi fra testi satirici e morali, testi amorosi, canti conviviali e testi morali. Fra inni bacchici e licenziosi, si trovano testi di blasfemia alla liturgia ma anche attacchi moralistici al potere sopratutto quello pretale con condanna alla ricchezza  in generale e condanna morale alla curia romana che incarnava proprio il desiderio di potere e ricchezza.

E’ nel 1937 che il compositore Carl Orff compone le musiche con cui accompagnare alcuni di questi testi in un’opera teatrale omonima appunto i Carmina Burana.

Attorno ai Carmina Burana sono nati molti studi e anche diverse leggende. Rimane l’imponenza delle composizioni e quel riverenziale rispetto per il latino. Famoso il prologo, ossia l’invocazione alla Dea Fortuna, giammai espressa in modo più incisivo. All’interno la celebrazione della primavera, canti da taverna, un’ode all’amore e un grazie alla fanciulla che poi si scioglie nella ripresa del canto alla Fortuna.

Una sorta di rito collettivo che anche il Palavela ha celebrato, fra entusiastici applausi, respiro sospeso e il sentito coinvolgimento nell’Inno alla Fortuna, diretto com tanta e tale enfasi da Angius da meritarsi un bis a furor di battiti di mani.

In una calda serata di Luglio sulle rive del Lago di Garda, calda si fa per dire, visto lo scroscio di pioggia che ha fatto registrare un 19 gradi di temperatura all’uscita del Palavela, Riva del Garda ha regalato e si è regalata un vero gioiellino. E pazienza per qualche incertezza qua e là, per un Palavela dall’acustica che non è certo quella di un teatro, e dalle voci messe a dura prova dall’umidità di un temporale fuori programma.

 

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