PODCAST CRIME LA FOLLIA IN BASED ON A TRUE STORY
Segue il trend della passione per i Podcast Crime la serie tv Based on a True Story.
I Podcast Crime, secondo un recente sondaggio, sono il genere più seguito in assoluto del momento in Italia. Un trend che segue la passione per le inchieste e le ricostruzioni dei più misteriosi ed efferati casi di cronaca dei podcast d’oltre oceano. Pare che negli States dilaghi il genere e gli autori siano delle vere e proprie star che fatturano cifre sensazionali.

Ma fin dove ci si spingerebbe per pubblicare e rendere di successo un’avventura editoriale di podcast?. E’ questa la domanda che sta alla base del telefilm Based on a True Story, disponibile su RaiPlay.
Based on a True Story è la serie televisiva statunitense con protagonisti Kaley Cuoco e Chris Messina. La serie uscita nel 2023 è firmata da Craig Rosenberg e si compone in 8 episodi. Sebbene su RaiPlay non ci sia ancora la seconda stagione, in America questa è già andata in onda. E, per ora a noi sono giunte solo scarne notizie circa il proseguo della sceneggiatura.
ATTENZIONE SPOILER!

Rosenberg sceglie dunque la commedia quale genere con cui portare in scena tutto il degrado morale di una società in decadimento. Se da un lato si ostenta benessere e ricchezza, l’unico valore che emerge dalla pellicola è il vuoto apparire. Costi quello che costi. Nessuno scrupolo, nessun senso di colpa, nessuna remora a vivere solo il momento presente per il diritto alla propria occasione.
In poche parole tutto il succo del discorso potrebbe limitarsi a questo. Ma volendo approfondire possiamo aggiungere che la maratona Based on a True Story è una prova di caparbietà per vedere se alla fine ci sarà un colpo di scena e un riscatto dei protagonisti. Spoiler: No, non ci sarà.

Eppure in realtà il prodotto è pure fatto bene e la sceneggiatura regge filando via liscia con un buon ritmo. Quello che delude è il lato umano ritratto in cui alla fine si capovolgono i ruoli, quasi a rendere protagonista il cattivo della situazione, dall’animo profondamente criminale e perverso. Di cui tuttavia c’è da ammirare intraprendenza e visione di business. Ma assassino rimane. E ciò che urta è la capacità del podcast crime di stravolgere i ruoli tanto da farci quasi dimenticare che stiamo dando credito ad un sanguinario e spietato serial killer.
Ma quanta cinematografia, soprattutto in questi ultimi tempi, gioca con i ruoli, quasi a stravolgere il metro di giudizio?. Da quando la nostra società è così confusa?. Nell’era della dissonanza cognitiva, evidentemente, si gioca a distruggere ogni certezza e trasmutare l’acqua in vino e viceversa. Ciò che sciocca è il pubblico che si lascia ipnotizzare, confondere e plagiare.

Ma torniamo ai podcast crime e a quanto piacciono. E’ forse una mania voyeuristica?. Quasi una passione irrefrenabile per il gossip più succulento e l’adrenalina di conoscere ogni intimo segreto. In fondo è il meccanismo che decreta il successo dei reality. Con schiere di autori che lo hanno capito e che quindi creano a tavolino piccole o grandi trappole in cui i più o meno ignari partecipanti finiscono a favor di telecamera ed audience.
Orbene in Based on a True Story abbiamo una coppia frustrata ed intrappolata in una vita mediocre. Mediocre sebbene di lusso ovviamente, ma pur sempre non al top. La svolta arriva quando per puro caso si ritrovano in casa l’idraulico che a tempo perso è pure il famigerato seriel killer che semina panico nella notte. Un serial killer di cui tutti i tg parlano e su cui è puntato l’interesse. Di qui la geniale idea di creare il podcast con protagonista proprio lui, il killer che si racconta. E, sebbene il patto sarebbe, nessun omicidio, i tre, ormai soci in affari, finiscono con il lasciarsi dietro una scia di sangue.

Tutto giocato sul riso amaro e la goffaggine ovviamente, con una Kaley Cuoco, tanto amata in Big Bang Theory, monocorde capace di una espressività monocorde e sopra le righe. Ma tant’è che, nel telefilm, il podcast spacca, perchè il pubblico viene presentato con la mandria di asini del Limbo Dantesco. Una massa di persone che segue un cencio stracciato senza neppure sapere perchè. Insomma il ritratto che esce della nostra realtà è il mondo degli ignavi. Coloro che seguono la massa e si conformano. Ti amano, perchè tutti ti amano. Ti abbandonano il momento successivo, se chi grida più forte dice che non sei più di tendenza.
Nella società in declino, dove non c’è spazio per morale, amore, sentimenti, amicizia, ma soprattutto valori veri, ecco che ciascuno da il peggio di sè. E ovviamente è pronto a mettersela via, ogniqualvolta si superi la linea. La coscienza? Si svende per una scusa qualsiasi di tornaconto personale.

Insomma si scende a patti con un serial killer. Tutti alla fine scendono a patti con questo spietato criminale. Non esiste più la cosa giusta da fare. Ma solo quella più conveniente. E pure al di qua dello schermo si rischia per non vedere più la differenza. Quando tutto si fa grigio, sale la nebbia della ragione e della morale, e non esiste più la linea che separa il bianco dal nero. Il giusto dal sbagliato. E’ tutto una via di mezzo in cui il comico diventa grottesco, ma in fondo fa ridere, per cui di che preoccuparsi?
Ciò che spiazza è la quantità di cinematografia che sta virando su questa falsariga. Basti vedere tutte le saghe su criminali e criminalità organizzata in cui si sottolinea il lato umano dei cattivi. Quasi a giustificare i crimini. Ma se non teniamo mente e cuore con occhi ben aperti perderemo i capisaldi della nostra società. Una società di diritto che sta perdendo colpi a suon di propaganda e zone grigie, sempre più grandi e penetranti.

Quindi nel dilagare di podcast crime è bene sempre tenere le antenne dritte. Anche perchè siamo nel mondo dello storytelling. Non è detto sia ricostruzione seria dei fatti. Ma in fondo il nostro è un mondo oramai di storytelling. E questo perchè tutto è in vendita. Anche un solo like o una visualizzazione. Tanto che pure il giornalismo, la politica e ogni ambito della realtà, compresa la medicina, è un storytelling ad uso e consumo di un pubblico da intortare.
La Verità? Ce la siamo persa per strada. Sarebbe ora che si andasse a cercarla invece di preferir vivere in un mondo di storie più o meno ben confezionate.

#VISTOPERVOI RECENSIONE
Voto: 6. La sufficienza perchè è uno specchio della realtà malata e perversa, vuota e materialista in cui viviamo. Inoltre per la suspance di sperare che la sceneggiatura possa rivelare qualche imprevisto e colpo di scena, che però poi non arriva. A chi piace il podcast è istruttivo per capire il meccanismo del business. Mediamente divertente.

















