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PRENDITI IL TUO TEMPO: QUANDO UN PRANZO DIVENTA UN GESTO PER TE.

Alla Maison de Filip ci sono andato da solo. Non per mancanza di compagnia, ma per scelta. Lo trovate a Trento - Trentino Alto Adige

Daniel Cerami
PRENDITI IL TUO TEMPO: QUANDO UN PRANZO DIVENTA UN GESTO PER TE.

La Maison de Filip: quando un pranzo diventa anche uno spazio per meditare

Ci sono ristoranti dove vai per mangiare.
E poi ci sono ristoranti dove vai per fermarti.

Alla Maison de Filip ci sono andato da solo.
Non per mancanza di compagnia, ma per scelta.
Perché certi posti – in questo caso – funzionano meglio quando li ascolti senza rumore attorno.

E qui il cibo non fa scena.
Fa vibrare ogni papilla gustativa, mentre risveglia sapori quasi “primordiali” che ricordano sensazioni quasi dimenticate.

Il benvenuto della cucina e poi: pane, olio e silenzio

Tra entrée , benvenuto della cucina, arriva quella pagnotta che – senza esagerare – meriterebbe una tutela UNESCO.
Pane vero, caldo, con l’olio del Garda dentro.
Non è un accompagnamento: è un messaggio.

 

Ti dice che qui si parte dalla base.
Che prima della tecnica viene la materia.
Che prima dell’effetto viene il rispetto.

Già a questo punto sei a posto.
Già a questo punto sei in pace.

Decido per un antipasto su consiglio anche di Filippo, attento come sempre, nel farti entrare in questo viaggio appieno: il cervo come racconto del bosco

Selvaggina elegante, non travestita.
Profonda, ma pulita.
Non rustica per forza, non addomesticata per moda.

Un piatto che non urla.
Un piatto che ti guarda.

Qui non si cucina per stupire.
Si cucina per dire qualcosa.
Ogni ingrediente ha una direzione.
Ogni sapore ha una ragione.

Esplosione di gusto che ti mette a tacere e ti accarezza come se fossi in compagnia di qualcuno che ti coccola.

Ero quasi già sazio, perché le porzioni, lasciatemelo dire, sono pure generose se considero il fatto che sia un ristorante da GUIDA MICHELIN.

Per secondo ho optato per il  piccione, mela e Marzemino

Il piatto che mi ha fatto rallentare davvero è stato il secondo:
Piccione, mela, Marzemino.

La carne è densa, scura, profonda.
La purea di mela entra come una lama dolce.
L’acidità ti sveglia.
Il caldo e il freddo dialogano.
Il selvatico resta in fondo alla bocca come un ricordo, con quel suo retrogusto che ti ricorda la franchezza della vita, ma che ti fa capire che ” tutto passa”

Non è solo “buono”.
È un dialogo. Davvero.

Tra terra e frutto.
Tra densità e freschezza.
Tra istinto e precisione.

Con dell’acqua, tra l’altro.
Perché quando il piatto parla, il vino può anche stare nella bottiglia.

Ma il bello viene ora! Quanto si spende per un pranzo così ?!?

Qui succede una cosa rara: mangi come in un ristorante importante, spendendo come in un pranzo fatto bene.

Tra benvenuto della cucina, antipasto e secondo, ti rendi conto che l’esperienza è accessibile, molto accessibile.

Non è un lusso elitario.
È una coccola possibile.

Puoi venire anche a pranzo.
Puoi venire anche da solo.
Puoi venire anche solo per pensare.

Non serve una ricorrenza speciale, ma certamente lo consiglio in compagnia di qualcuno che amate.

Perché ve lo consiglio?

Perché questo non è un ristorante. E’ un tempio.

È il posto dove puoi:

fermarti

programmare

liberare idee

ascoltare quello che stai diventando

Un pranzo qui è un massaggio lento allo stomaco e una fisioterapia gentile alle papille gustative.

Io ci sono stato.
Io l’ho provato.
E ti confermo: bisogna venirci.

Non per moda.
Non per dire “ci sono stato”.
Ma per ricordarsi che il cibo può ancora essere un gesto di saggezza

Chiamalo, di che ti mando io.

www.maisondefilip.it

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