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Ad Arco il reggae italiano vive con gli Africa Unite

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Sono il gruppo reggae italiano più longevo e conosciuto d’Italia, di conseguenza  non potevano che essere loro gli ospiti d’onore per il Sideout Arco Festival, prima edizione che apre la sua prima edizione con a carica e l’entusiasmo del reggae firmato Africa Unite.

Shanti Powa

Shanti Powa

Giovedì 14 luglio, la band sarà sul palco del Parco Rock Master di Arco. Apriranno la serata le formazioni locali reggae, gli altoatesini Shanti Powa e il collettivo Bangbass.Dancehall and Black Music. Ed è Madaski, anima e colonna portante della band accanto a Bunna a raccontare, in attesa di ballare sotto palco al ritmo a levare, l’avventura Africa Unite

Qual è l’invito che fanno gli Africa Unite al pubblico che verrà ad Arco?

Portiamo ad Arco il nostro disco, con cui siamo in tour già per il secondo anno. A questo che sarà il corpo principale del concerto aggiungeremo le nostre canzoni storiche magari riarrangiate. Il tutto per un paio di ore di concerto. Il disco “Il Punto di partenza” è uscito ormai due anni fa ed è in free download scaricabile dal nostro sito

Una lunghissima carriera la vostra di cui questo disco cosa rappresenta con quel titolo “Il punto di partenza”?

Si per una band che ha 35 anni e più di carriera, ci siamo fondati nel 1981, ci pareva fosse ora di segnare un punto, anche da cui ripartire alla ricerca di sonorità da esplorare. L’amore  per la musica non è mai venuto meno anzi è forte ed ogni volta si riflette nei dischi che si va ad incidere, la concentrazione è rivolta al sound che chiede sempre nuove esplorazioni e non deve mai suonare scontato.

Eppure, benchè la musica sta esplorando a livello radiofonico sonorità similari, rimane però musica di nicchia, come mai?

Non sono i canali istituzionali a non aprirsi, ma è il mondo reggae. Il successo popolare non arriva perché il reggae italiano tende a scimmiottare il reggae jamaicano. Ma in Italia non puoi non cantare in italiano. Le persone vogliono capire di cosa stai cantando. Potrei citare i Pitura Freska e ho detto tutto

Come vedi le nuove generazioni reggae?

Il trend giovanile tende a cantare in inglese appunto. Anche noi facciamo alcuni pezzi in inglese ma il novanta per cento di quello che proponiamo è in italiano. La grande scommessa è il testo Io scrivo i testi degli Africa Unite e come tutti parlo del mio vivere quotidiano in cui il pubblico può rispecchiarsi. Spazio da argomenti leggeri a riflessioni sociali che vanno poi inseriti nel contesto musicale.

Africa Unite

Africa Unite

Come è cambiata la musica in questi anni?

Ha perso un po’ del suo appeal, inizialmente era un motore di aggregazione, oggi invece è diluita in altre cose che arrivano prima della musica, fra cui soprattutto la tecnologia che è anche il mezzo con cui viene fruita la musica. Aver lasciato in free download il disco è un po’ questo anche perché poi l’incontro vero avviene al concerto e quel fetticismo legato al disco lo puoi soddisfare comprando il vinile ai concerti

Ha funzionato il marketing del free download?

Dai numeri direi di si se contiamo 50.000 download del disco intero e anche i concerti e il tour vede sempre un grande calore di pubblico.

Qualche sassolino nella scarpa?

Penso che si dovrebbe investire in cultura e nei Festival, sarebbe bello riavere il Rototom in Italia, un Festival mondiale che ora viene fatto in Spagna ma che fino a poco tempo fa portava il cuore del reggae qui da noi.

Ad Arco il reggae italiano vive con gli Africa Unite ultima modifica: 2016-07-13T23:59:25+02:00 da Katja Casagranda
Katja Casagranda
Katja Casagranda insider della cultura spettacolo locale, freelance (traduzione che sta per molto free e sempre lanciata sul pezzo), quella giusta via di mezzo fra Lara Kroft e Paperetta Ye Ye, che in curriculum tiene pacchi di ritagli di giornale Trentino stipati e coccolati con amore materno come figli che prima o poi dovrà lasciar andare al loro destino.

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