Nelle terre del Nilo: al Castello del Buonconsiglio l’Egitto.


Il sarcofago della mostra Nelle terre del Nilo nelle sale antiche del Castello del Buonconsiglio
Foto: Daniel Cerami · Trentino da Vivere

Trento · Cultura · Esperienza family

Nelle terre del Nilo

Al Castello del Buonconsiglio l’Egitto si guarda, si tocca e si respira. Il viaggio di un padre e di una bambina di cinque anni tra sarcofagi, geroglifici, profumi e immagini immersive.

Ieri pomeriggio, 25 agosto, poco dopo le quattro, il Nilo scorreva dentro le mura del Castello del Buonconsiglio.

Io e Bianca Fiore, cinque anni e un entusiasmo incontenibile, siamo entrati per visitare “Nelle terre del Nilo. Tesori egizi al Castello del Buonconsiglio”, la nuova mostra dedicata alla civiltà faraonica.

Per lei non era nemmeno la prima volta. Era già stata qui e, invece di lasciarsi accompagnare, ha deciso di fare da guida a me.

Il Castello del Buonconsiglio non finisce mai

Prima dell’Egitto, però, c’è il Castello.

Puoi essere nato a Trento. Puoi vivere qui da oltre quarantacinque anni. Puoi aver attraversato quelle mura molte volte e pensare di conoscerle. Poi entri nuovamente e scopri un passaggio, un affresco, una prospettiva, una stanza dei principi vescovi o una finestra aperta sulla città che non ricordavi.

Il Castello del Buonconsiglio sembra avere memoria propria. Decide lui cosa mostrarti e quando farlo.

Ogni volta cambia qualcosa, anche quando tutto è lì da secoli. Cambia la luce, cambia il percorso, cambia il tuo sguardo. Un particolare della torre che prima non avevi notato improvvisamente si impone. Un affresco sembra nuovo semplicemente perché finalmente lo stai osservando. Una scala conduce verso un ambiente che pare essersi materializzato quella mattina.

Personalmente continuo a trovare la parte più antica, quella di Castelvecchio, la più affascinante. È più ruvida, verticale, autentica. La pietra sembra ancora trattenere le voci, il potere, le attese e perfino le paure di chi ha abitato questi spazi.

Ed è proprio qui, dentro questa stratificazione di secoli, che l’Egitto trova una casa sorprendentemente naturale.

Daniel Cerami e Biancafiore durante la visita alla mostra Nelle terre del Nilo
Daniel e Biancafiore davanti ai geroglifici: questa volta la guida della visita aveva cinque anni. Foto: Daniel Cerami · Trentino da Vivere.

Una mostra che non ti chiede soltanto di guardare

Il percorso si sviluppa attraverso più sale e due livelli, ma la sua qualità più importante non si misura in metri quadrati o numero di vetrine.

La sua forza è l’interattività.

Questa non è una mostra costruita per costringere i bambini a camminare lentamente dietro agli adulti, in silenzio, aspettando che finisca. Qui possono partecipare, esplorare e provare.

Si può comporre il proprio nome utilizzando i segni della scrittura egizia. Un gesto apparentemente semplice, eppure capace di spalancare un mondo: improvvisamente il nome non è più una sequenza di lettere, ma diventa un insieme di figure, animali, occhi e simboli.

Biancafiore lo aveva già fatto e ricordava perfettamente dove si trovava.

Poi c’è la grande rappresentazione geografica del Nilo, con i luoghi, le necropoli, le tombe e i principali riferimenti della civiltà egizia disposti lungo il fiume. Ed è lì che si comprende una cosa fondamentale: l’Egitto non sarebbe esistito senza il Nilo.

Quel fiume non era semplicemente acqua. Era agricoltura, nutrimento, trasporto, confine, calendario, religione e possibilità di sopravvivere dentro un territorio dominato dal deserto.

Era una divinità liquida attorno alla quale un’intera civiltà ha imparato a costruire l’eternità.

Biancafiore davanti alla grande teca piramidale della mostra Nelle terre del Nilo
Biancafiore davanti alla grande teca piramidale: quando l’allestimento diventa esplorazione. Foto: Daniel Cerami · Trentino da Vivere.

Volti arrivati da un altro tempo

Nelle vetrine si incontrano statuette, amuleti, frammenti, oggetti rituali e figure vecchie di millenni. Alcuni reperti risalgono ai secoli precedenti alla nascita di Cristo, eppure conservano una precisione, una presenza e una forza simbolica difficili da spiegare.

Bisogna guardarli da vicino.

Alcune statuette hanno davvero qualcosa che ai nostri occhi appare alieno. Non serve necessariamente chiamare in causa astronavi parcheggiate dietro una piramide: è sufficiente accettare che quella cultura fosse talmente lontana dalla nostra da sembrarci proveniente da un altro mondo.

Gli occhi, le proporzioni, le posture immobili, i copricapi, le divinità con sembianze animali e l’ossessione per la vita dopo la morte raccontano una conoscenza che ancora oggi ci interroga.

Noi abbiamo smartphone, satelliti e intelligenza artificiale. Loro, migliaia di anni fa, cercavano già di parlare con l’eternità.

E alcuni dei loro oggetti sono ancora qui. Loro no. Gli oggetti sì.

Dettaglio di una statuetta egizia dal volto enigmatico esposta al Castello del Buonconsiglio
Un volto arrivato da un altro tempo: uno dei dettagli più enigmatici incontrati nel percorso. Foto: Daniel Cerami · TDV.
Figura funeraria egizia esposta nella mostra Nelle terre del Nilo
Una figura funeraria custodita nelle vetrine della nuova sezione egizia. Foto: Daniel Cerami · TDV.

“La qualità di questa mostra si misura negli occhi di una bambina di cinque anni che torna per la seconda volta e decide di fare da guida a suo padre.”

L’Egitto entra anche attraverso il naso

Una delle parti più riuscite del percorso è quella sensoriale.

Non ci si limita a osservare gli oggetti utilizzati durante i rituali funerari. Si possono riconoscere e annusare spezie, resine e composti legati alla preparazione e alla conservazione dei corpi.

Il tema della mummificazione viene spiegato attraverso immagini e video capaci di renderlo comprensibile anche ai visitatori più piccoli, senza trasformarlo in qualcosa di macabro o inutilmente spettacolare.

Per gli Egizi preservare il corpo non era un vezzo e nemmeno una pratica dell’orrore. Era una necessità spirituale: il corpo doveva rimanere riconoscibile affinché l’esistenza potesse continuare nell’aldilà.

La morte, per loro, non rappresentava una chiusura. Era un passaggio amministrativamente complicato verso un’altra forma di vita. Servivano formule, oggetti, cibo, protezione, rituali e un corpo preparato a dovere. L’eternità, evidentemente, non ammetteva improvvisazioni.

Il viaggio immersivo che conquista anche i bambini

Verso la conclusione arriva l’esperienza multimediale tridimensionale.

Le pareti scompaiono, le immagini si muovono e il visitatore viene trasportato dentro paesaggi, architetture e atmosfere dell’antico Egitto. È uno dei passaggi che trattiene maggiormente l’attenzione dei bambini, compresi quelli molto piccoli.

Biancafiore è rimasta lì a guardare.

A cinque anni non servono grandi spiegazioni accademiche. Serve qualcosa che sappia accendere una domanda. Un’immagine, un simbolo, una mummia, il nome scritto in geroglifico, una statua che sembra fissarti da tremila anni.

La curiosità fa il resto.

Ed è forse questa la misura più onesta della qualità di una mostra: non quante informazioni riesce a depositare nella testa del visitatore, ma quanta voglia lascia di continuare a cercare.

Dalla collezione di Taddeo de Tonelli ai prestiti di Firenze e Napoli

Dietro l’allestimento c’è un importante lavoro scientifico.

La collezione egizia del Castello del Buonconsiglio arrivò a Trento nell’Ottocento grazie al lascito del maggiore austro-ungarico Taddeo de Tonelli. Tra il 2020 e il 2024 i reperti sono stati sottoposti a una nuova campagna di studio, catalogazione e ricerca che ne ha confermato il valore e i rapporti con altre importanti collezioni italiane.

Il nuovo percorso permanente è organizzato in nove sezioni tematiche dedicate alla geografia del Nilo, al mondo divino, alla regalità, alla bellezza, all’alimentazione, alla preparazione del corpo e alla concezione egizia dell’aldilà.

Alla raccolta del Castello si affianca la mostra temporanea, con reperti provenienti dalle collezioni Nizzoli del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, dalle collezioni Picchianti del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e da altre istituzioni italiane.

Tra le presenze più importanti c’è il sarcofago concesso dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, arrivato a Trento pochi giorni prima dell’inaugurazione.

L’ideazione del progetto culturale è della direttrice Cristina Collettini, mentre la curatela è affidata all’archeologa del museo Annamaria Azzolini, con la consulenza scientifica di Anna Consonni del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e di Rita Di Maria del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La progettazione multimediale è stata curata da Raffaele Carlani – KatatexiLux.

Un lavoro complesso che, fortunatamente, durante la visita non pesa. La ricerca rimane solida, ma il visitatore non viene sepolto sotto una piramide di spiegazioni.

Una mostra da vedere, ma soprattutto da vivere

“Nelle terre del Nilo” va vista, ma soprattutto vissuta.

È adatta agli adulti, agli appassionati di archeologia e a chi vuole avvicinarsi per la prima volta alla civiltà egizia. Ma funziona straordinariamente bene anche con i bambini, perché permette loro di agire, riconoscere, ascoltare, annusare e meravigliarsi.

Biancafiore, a cinque anni, è tornata per la seconda volta ed era ancora entusiasta. Mi ha guidato per le sale come se conoscesse personalmente faraoni, sacerdoti e imbalsamatori.

Direi che come recensione può bastare.

Il Castello del Buonconsiglio fa il resto. Ogni volta che si varca la sua soglia, Trento sembra diventare più profonda. I secoli si sovrappongono, le stanze cambiano voce e, questa volta, tra le pietre medievali di Castelvecchio, scorre persino il Nilo.

Ieri pomeriggio non siamo semplicemente andati a vedere una mostra.

Per qualche ora siamo entrati in un’altra civiltà. E io ho avuto una guida di cinque anni che conosceva già la strada.

Fonti e crediti: informazioni verificate sul sito del Castello del Buonconsiglio e sul comunicato ufficiale della Provincia autonoma di Trento. Fotografie, testo e racconto: Daniel Cerami · Trentino da Vivere. Comunicato ufficiale e gallery istituzionale.

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