Vai al contenuto
Territorio

CASTEL SAN GIOVANNI SCORCI INCANTEVOLI E LEGGENDE

Katja Casagranda
CASTEL SAN GIOVANNI SCORCI INCANTEVOLI E LEGGENDE

Fra leggende e scorci da favola, Castel San Giovanni fu estremo baluardo di difesa a sud ovest del Trentino.

Castel San Giovanni è un incantevole castello medievale trentino perfettamente conservatosi. Affacciandosi sul lago  di Idro in suolo Lombardo,il castello rivestiva un ultimo baluardo difensivo del Trentino proprietà della potente famiglia Lodron. Posto nel comune di Bondone, il castello è un’ottima meta per una gita. L’occasione con cui abbinare il fascino della storia con il mistero delle leggende di cui si ammanta il luogo. Valore aggiunto il facile trekking con cui si ragginge il castello. E di lì poi salire al delizioso paese di Bondone.

Per orientarci geograficamente ci troviamo nell’estrema parte meridionale della Valle del Chiese. Si può raggiungere dalla Lombardia con cui confina l’abitato di Caffaro in riva al Lago d’Idro. Luogo in cui le acque del Chiese confluiscono con il torrente Caffaro per tuffarsi nel Lago d’Idro. Come oramai pare accertato la zona era frequentata da tempi preistorici. Da Caffaro infatti sale l’antica strada che porta in Valcamonica, famosissima valle delle incisioni rupestri. In seguito valle di estrazione di pietre e metalli da parte dei Romani.  Da Caffaro si diramano altre due antiche strade preistoriche. Salendo a Storo si percorre ad est la strada che collega con la Valle di Ledro e a nord la strada che porta a Fiavè, siti preistorici di palafitte. Una viabilità antica quindi che poi è stata percorsa in epoca romana, medievale e oltre.

UN PO’ DI STORIA

Ma tornando a Castel San Giovanni, la prima notizia è fatta risalire al 1086 dove un documento cita un castrum de summo lago, per l’affido di alcuni pascoli in zona di Caffaro. Si presume che il castello venne edificato su una presistente torre romana. Tuttavia il documento ufficiale in cui viene nominato Castel San Giovanni è quello datato 1189 in cui il Vescovo Corrado di Beseno affida il castello quale feudo a 13 uomini di Storo. Codesti sarebbero stati i rappresentanti delle 7 famiglie che reclamavano i beni del dipartito Calapino di Lodrone. E’ qui che si origina la potente famiglia dei Lodron, che tennero il possesso del castello fino ai nostri giorni.

Per varie vicissitudini il castello nel XV secolo cadde per un periodo in mano delle truppe milanesi durante la guerra fra Ducato di MIlano e Repubblica di Venezia. Al principio del Settecento la struttura fu ulteriormente fortificata per contrastare l’offensiva francese del duca di Vendome, ma subì danni durante le campagne napoleoniche e nei moti risorgimentali del 1848 -1866.  Nel 1956, ormai abbandonato e in rovina, viene acquistato dall’imprenditore milanese Luigi Cavalli che iniziò il suo recupero. Alla sua morte passò di prorietà al Comune di Bondone che completò i restauri.

Castel San Giovanni si staglia su uno sperone di roccia a strapionbo sulla valle e da cui si domina un magnifico affaccio sul Lago d’Idro e sulla Valle del Chiese. Molto scenografico, il castello si raggiunge da un ponte levatoio sovrastante un avvallo che rende il castello difeso e separato dal monte circostante.

La sua funzione strategica viene descritta in molti documenti. Da un lato presidiava il Lago di Idro e la strada Reale che dallo Stato Veneziano conduceva in Germania. Inoltre presidiava corridoio montano che collega Bondone al lago di Garda attraverso la valle di Vestino. Da quegli impervi sentieri nel 1526 transitarono i lanzichenecchi comandati da Georg Frundsberg, cognato di Ludovico Lodron: il tragitto attraverso le montagne permise di raggiungere la Lombardia evitando la veneta Rocca d’Anfo. Secondo alcuni, in quell’occasione il Frundsberg avrebbe pernottato nel castello, ospite dei parenti.

Quindi Castel San Giovanni aveva prevalentemente un valore strategico per la Famiglia Lodron. Il vero centro di potere dei Lodron era Castello Romano, i cui ruderi ancora oggi, svettano sopra Canal San Bovo nelle Giudicarie a vessillo dell’originario potere dei Lodron.

Il castello è visitabile dal 1 Giugno fine ottobre, tutti i giorni dalle 9 alle 18 con ingresso libero.

IL FASCINO DELLE LEGGENDE.

Qual manto di mistero di cui si avvolge la storia, regala ai posteri storie e leggende. Ed un luogo così suggestivo come questo non avrebbe potuto fare altrettanto. Lasciandosi suggestionare sa mura, vedute, e chissà quali misteri celati da strati di pietre e terra, si narra che nelle notti senza luna ancora oggi è possibile scorgere bagliori e luci. Allo sguardo attento fra le fessura delle mura e le buie feritoie si vedono apparire fioche e tremolanti luci di torce. Le anime degli antichi abitanti del castello si aggirano inquiete. La loro condanna infatti consiste nel trascorrere in eterno le notti vagando per il maniero. Trasportano grossi massi sotto il peso di grose catene, battento martelli invisibili su incudini invisibili.

La loro pena è il risultato dei delitti di cui si macchiarono in vita, della superbia che nemmeno gli riserva l’ingresso all’Inferno. Rimangono imprigionati in quello che un tempo fu il loro regno terreno che oggi non posseggono più. Un attaccamento a quel luogo che trasmuta i fantasmi notturni in vipere. Di giorno infatti sotto sembianza di vipere si nascondono fra i sassi in attesa di aggredire qualche sfortunato visitatore.

Sperbia, arroganza e lussuria erano i vizi di molti successori dei castellani. Tanto che la leggenda vuole che fosse istituito lo Ius Prime noctis per le fanciulle di Bondone e di Baitoni. Ma le donne di Baitoni dovevano anche guardarsi da violenze e agguati dei bravacci delle milizie del castello. Essi dimoravano nel villaggio dove dettavano legge a proprio capriccio spalleggiati dal castellano di turno.

BONDONE GLI EX VOTO DELLA PESTE E LE LEGGENDE.

A qualche tornante di distanza da Castel San Giovanni fa da vedetta il paese di Bondone. Vale allungare la gita fino a Bondone per ammirare gli affreschi sulle case del piccolo pittoresco paese. Ogni casa graziata dalla peste del 1628-30 che segnò il paese porta in voto un affresco in segno di grazia. Si salvarono infatti solo 8 famiglie che fecero voto alla Madonna. Ne è traccia non solo gli affreschi, ma anche una statua lignea che ogni anno viene portata in processione fino a località Plos. Qui infatti giacciono seplolti tutti i morti della peste.

Il paese deve la sua origine come luogo di rifugio per la notte. Si potrebbe pensare che fosse un primo nucleo in cui i cittadini di Baitoni si rifugiassero in caso di pericolo nella piana o come riparo durante i lavori nell’alpeggio durante le notti.

Ad ogni modo il piccolo borgo per secoli fu abitato esclusivamente da carbonai, che per otto mesi all’anno erano costretti a spargersi lungo il trentino e il bresciano a produrre il carbone, lasciando in quel periodo il villaggio quasi deserto.

E come ogni borgo antico che si rispetti anche Bondone ha le sue leggende.  Si narra che sul sentiero che costeggia il Monte Cingolo Rosso un abitante di Bondone avesse fatto un brutto incontro. Era notte e il povero malcapitato aveva fatto tardi nella strada di rientro al paese. Così fu sorpreso da un temporale. Tuoni e lampi si mescolavano nella furia del vento ed il malcapitato si lasciò sfuggire una bestemmia maledicendo il Signore e tutti i suoi preti per la sfortuna.

Detto fatto con un lampo più potente si materializzò sul sentiero il Diavolo stesso. Egli si sfregolava le mani che facevano evaporare le gocce di pioggia al contatto con la sua pelle. Senza lasciarsi perdere l’occasione il Diavolo stuzzicò il viandante complimentandosi di aver inveito contro il suo peggior nemico. Ma il pover uomo si gettò in ginocchio invocando tutti i Santi in suo soccorso. Fu così che il Diavolo dovette accontentarsi di prendere la giacca e non l’Anima dello sprovveduto che si ritrovò sotto il temporale senza protezione. Il Diavolo gettò a questo punto la giacca in basso verso la valle ed urlando nei tuoni si allontanò come una furia.

Poco dopo il temporale smise e uno spaventatissimo bondonese tornò in paese a raccontare l’accaduto. Solo dopo diverso tempo venne ritrovata la giacca volata a grande distanza. Ma da quel giorno il monito fu quello di non bestemmiare ma nemmeno provocare il Diavolo se lo si incontra.

E, sempre la strada che da Bondone sale a Monte Cingolo Rosso, monte delle prealpi Bresciane e Gardesane, è protagonista di un’altra leggenda. A ricordo di tale leggenda rimane un enorma masso su cui si possono leggere delle lettere incise: A S G e C. Sono diverse le teorie che cercano di svelare l’arcano mistero che si lega a tale scritta. Quella che più ha credito fra gli abitanti di Bondone tuttavia si lega al nome di Federico Barbarossa.

Si narra infatti che le lettere siano state incise per ricordare il passaggio dell’imperatore Barbarossa. Di ritorno in Germania nel 1166 il Barbarossa arrivò al Lago di Garda. Qui dal porto di Tuscolano guidò le truppe per la Valvestino attraverso il Monte Cingolo Rosso, anche chiamato Cenglo Rosso per giungere a Lodrone. Dopo un soggiorno di alcuni giorni presso i Signori Lodron suoi alleati proseguì il viaggio attraverso passo Croce e la Valcamonica.

 

 

 

 

Translate »