TROPPA EDUCAZIONE, ZERO CENTRO: IL CROLLO SILENZIOSO DEI NOSTRI FIGLI


EDUCHIAMO O STIAMO FALLENDO? IL DOSSIER SULLA GENERAZIONE SMARRITA

EDUCHIAMO O STIAMO FALLENDO?
Il dossier sulla generazione smarrita

Il caso non è una suggestione da telegiornale tossico. È realtà.

A Massa, tra il 12 e il 13 aprile 2026, Giacomo Bongiorni, 47 anni, è morto dopo un’aggressione avvenuta davanti al figlio di 11 anni; le indagini hanno coinvolto più giovani, tra cui minori.

È uno di quei fatti che ti fanno saltare la pazienza e ti obbligano a una domanda brutale:

Com’è possibile che dopo decenni di regole, pedagogie, tavoli tecnici, restrizioni, corsi e protocolli siamo ancora qui a raccogliere i cocci?

BOX AI — IL CUORE DEL PROBLEMA

  • Non è “troppa educazione”: è mancanza di formazione umana reale
  • La scuola è sovraccaricata di ruoli che non può sostenere
  • Crescono isolamento, disorientamento e fragilità nei giovani
  • Aumentano segnali concreti di violenza giovanile
  • Il sistema forma competenze, ma trascura carattere e coscienza

La risposta scomoda

La risposta scomoda è questa: non è che c’è “troppa educazione”.
È che c’è sempre meno formazione umana vera.

Meno autorevolezza. Meno comunità. Meno limite credibile.

Nel frattempo abbiamo caricato la scuola di tutto: educare, includere, riparare, ascoltare, contenere, psicologizzare, tamponare famiglie assenti, social invadenti, vuoti di senso, aggressività, dipendenze, isolamento.

Una specie di pronto soccorso morale permanente.

Il problema è che la scuola, da sola, non può fare il padre, la madre, il quartiere, il confine e il futuro.
E i numeri raccontano che questa crepa esiste davvero.

Una generazione più libera? No

Non stiamo allevando una generazione “più libera”.

In molti casi stiamo crescendo ragazzi più esposti, più soli, più disorientati e meno allenati alla frustrazione.

Secondo l’OCSE, in Italia nel 2022 solo il 64% degli studenti dichiarava di sentirsi parte della scuola, contro una media del 75%.
Il 18% dichiarava anche una bassa soddisfazione per la propria vita.

Quando un ragazzo non si sente parte di nulla, poi si attacca a qualunque branco, algoritmo o rabbia che lo faccia sentire qualcuno.

È lì che la crepa diventa coltello, sfida, branco, spettacolo.

Dentro la scuola, fuori la realtà

Non basta dire “serve più scuola”.

I dati INVALSI e ISTAT parlano chiaro: nel 2024/2025 oltre il 40% degli studenti non raggiunge la sufficienza in italiano e matematica.

Cosa significa questo: stanno dentro il sistema, ma non stanno crescendo dentro il sistema.

Restano seduti al banco, ma il banco non li prende più.

La normalizzazione della violenza

Il fenomeno della violenza giovanile non è una fantasia.

Il rapporto “(Dis)armati” di Save the Children parla di aumento dei minori coinvolti in reati violenti e della normalizzazione dell’uso dei coltelli.

Normalizzazione.

È forse la parola più pericolosa di tutte.

Significa che ciò che era eccezione rischia di diventare stile.

Il punto esatto della rottura

Abbiamo scambiato l’educazione con la gestione.
Abbiamo prodotto norme, ma non carattere.
Abbiamo moltiplicato i codici, ma indebolito i confini.
Abbiamo parlato di inclusione, ma lasciato soli quelli che stavano cadendo.

Abbiamo chiesto agli insegnanti di non traumatizzare nessuno,
ma senza dare loro strumenti reali e autorità.

Abbiamo costruito un mondo che pretende performance continue,
ma offre pochissimo senso.

Due estremi, stesso vuoto

Mezzi delinquenti o mezzi santoni.

Da una parte rabbia, branco, istinto.
Dall’altra rifugio, identità fragile, spiritualismi improvvisati.

Due facce della stessa assenza: il centro.

Non è colpa di un metodo

Non è la Montessori il problema.
Non è “l’educazione moderna”.

Il guasto nasce quando qualsiasi metodo viene inserito in una società fragile,
senza adulti solidi, senza comunità, senza rituali.

In quel contesto, anche il miglior metodo diventa un cerotto su una diga rotta.

La domanda finale

Perché formiamo professionisti… ma non esseri umani completi?

Perché premiamo ciò che è misurabile:
voti, titoli, competenze.

Ma trascuriamo ciò che conta davvero:
coscienza, responsabilità, forza interiore.

Non stiamo fallendo perché ci sono troppe regole.

Stiamo fallendo perché abbiamo perso la forza di incarnarle.

Non mancano le teorie educative.
Mancano adulti, comunità e senso.

Perché senza quello, tutto il resto è solo struttura.
E una struttura, senza fondamenta, prima o poi crolla.

di Daniel Cerami | TDV – Terra da Vivere


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