SIDRO DI APPLE BLOOD PORTA IL NETTARE DEGLI DEI SULLA TAVOLA DEGLI UOMINI

IN UN IDEALE PONTE FRA PASSATO E PRESENTE IL SIDRO DI APPLE BLOOD PORTA IL NETTARE DEGLI DEI SULLA TAVOLA DEGLI UOMINI

Ha il sapore della scommessa vinta quella di Apple Blood, “la prima sideria della Piana Rotaliana” come le tre anime di Maso Quadrifoglio, Francesco, Federico e Davide, ci tengono a precisare.

Una scommessa che ha il sapore del passato, un retaggio storico che parte da molto lontano quando l’uomo in contatto con la terra aveva scoperta l’arte della fermentazione dei frutti per trasformare la materia prima in quello che si definiva

il “nettare degli Dei”. Ma un sapore che è ben saldo nel presente con un occhio al futuro, per la gestione giovane e fresca, l’attenzione ai dettagli e all’innovazione, la continua ricerca sulla materia prima e sul prodotto, il tutto con una attenzione particolare per il gusto e l’esigenza di oggi.

“Trattiamo un prodotto, il sidro, che non tutti conoscono, anzi direi che è poco conosciuto- racconta Federico di Apple Blood-ma l’ambizione è quella di far appassionare a quella che è una valida alternativa alla birra così come al bicchiere di vino per ogni occasione”

E’ possibile quindi incrociare Apple Blood nelle fiere gastronomiche o in ogni occasione utile per portare il proprio prodotto direttamente al pubblico. “Niente è meglio dell’assaggio” dice Federico, portavoce dell’azienda che ha raccontato questa avventura intrapresa con il cugino e lo zio.

Innanzitutto perché il nome Apple Blood?

Cercavamo un nome accattivante che fosse giovane e che fosse adatto alla vendita in Italia e all’estero. Ci piaceva che suonasse aggressivo ma, associato al logo, con la mano che stringe la mela volevamo dare la chiara idea di “arrivare all’essenza della mela” . Un richiamo al sidro ma anche all’autenticità della mela.

Una passione che arriva da lontano?

E’ un’azienda familiare nata un anno e mezzo fa, maggio 2020.

Una vera scommessa?

In realtà eravamo pronti perché il progetto era nato nel 2019. Per ognuno di noi era un secondo lavoro. Il maso era di famiglia e lo zio ha sempre lavorato in agricoltura, per cui abbiamo ricavato il laboratorio e lo spaccio al Maso e quando eravamo pronti siamo partiti. Ora è questo il lavoro principale, per cui direi che contro ogni pronostico, visto che eravamo in un periodo non fra i migliori la primavera 2020, è andata bene.

C’è interesse quindi?

Soprattutto fuori regione, nel Veneto e Milano o Varese. A dire il vero abbiamo avuto richieste dalla Russia e dall’Est ma siamo ancora troppo piccoli per fare un passo così impegnativo. Ci interessa far conoscere il sidro localmente e quindi cerchiamo di essere presenti in ogni occasione dove possiamo illustrare o far assaggiare il nostro sidro.

Che immagino parla biologico?

Siamo attenti alla cultura biologica e abbiamo una linea certificata biologica. La sfida è la valorizzazione del prodotto. Mio zio coltiva mele da una cinquantina di anni per cui conosce il prodotto a cui abbiamo legato l’innovazione ossia il lato della fermentazione. Purtroppo non fa parte della cultura delle bevande in Trentino e Italia ma appunto il sidro è una valida alternativa alla birra come tasso alcoolico e al vino. Il sidro ha tantissime potenzialità e si presta, come bevanda, ad una miriade di gusti differenti.

Insomma potrebbe rappresentare un nuovo trend?

Non abbiamo inventato nulla di nuovo, il sidro è sempre stato presente sulle tavole del passato, nella storia, solo che si è perso il ricordo e l’usanza. E’ una storia millenaria a cui noi diamo una caratterizzazione locale usando i prodotti del nostro territorio. Un po’ come i vini che hanno caratteristiche differenti che li rendono unici proprio perché sono legati ad un particolare luogo.

Quindi una continua ricerca?

Ci piace dare sfumature e quindi per esempio abbiamo il sidro aromatizzato con lamponi oppure con il luppolo e stiamo valutando anche la possibilità di usare spezie o fiori per ulteriori sviluppi. Di base abbiamo una linea da tavolo e due ulteriori linee. Di cui una legata a mele antiche ed una di tipo spumante sia brut che dry e ci stiamo anche aprendo sul dolce per il prossimo anno.

Un team giovane che cura ogni dettaglio, come la grafica delle etichette?

La grafica è opera di Erika che è mia cugina che abbiamo coinvolto e che si occupa anche dei social. Curiamo ogni dettaglio come l’estetica e l’immagine, per intercettare il nostro pubblico ed arrivare subito a ciò che siamo e offriamo.

Un lavoro faticoso, quello della terra?

Il periodo clou è da settembre a febbraio, fra raccolta e lavorazione. Appena raccolto il prodotto va subito lavorato. Poi c’è la vendita e la partecipazione a fiere ed eventi.

Per esempio dove vi si può incontrare?

Negli eventi slow food ai mercati di Avio e Sommacampagna, eravamo alla Festa della pera di Vattaro per esempio. Siamo presenti proprio per far conoscere un prodotto che pochi conoscono, e quando viene assaggiato solitamente sorprende sempre piacevolmente.

Tornando alla mela, quale usate?

In realtà abbiamo 12 o 13 qualità, in quanto lo zio è un appassionato delle varietà differenti, dolci, acide, profumate che poi danno diverse rese anche in base al raccolto, precoci, medie o tardive.

E poi appunto stiamo puntando sulla tradizione con il recupero delle antiche mele trentine. Antiche varietà che non sono in commercio e che coltiviamo per cui abbiamo una quantità limitata di prodotto. Riportare in vita le mele antiche autoctone è una soddisfazione in quanto recuperi sapori e profumi di un tempo che la produzione di massa ovviamente non può assolutamente pareggiare. Si è perso insomma con la coltura intensiva parte di profumi e sapori, ma non solo per la mela, succede un po’ con tanti altri prodotti. Il nostro è un impegno di recupero e salvaguardi che poi da un valore aggiunto al sidro che si produce. Rende interessante insomma il prodotto, magari sebbene il frutto non sia bello a vedersi.

Edizioni limitate?

Ovviamente se la produzione è minore anche il prodotto lo è, ma poi ci sono le linee con cui possiamo soddisfare ogni richiesta. Nel progetto di valorizzazione del patrimonio della mela trentina ci affianca Slow Food Valle dell’Adige. Sono piante vecchie con mele piccole, alcune durissime che poi vanno tenute in inverno nella paglia a finire la maturazione e venivano mangiate in primavera. Le mele dei nostri nonni insomma. In tutto abbiano circa 13 qualità differenti. Ovviamente oggi la coltivazione intensiva predilige qualità scelte belle da vedersi più vendibili. Noi puntiamo sulla diversificazione e tradizione che dia un profumo e un gusto unico.

Anche perché spesso come consumatore ci si ritrova a notare che non c’è più il sapore o il profumo di un tempo e non solo per le mele. Vale questo concetto?

Purtroppo l’abbondanza porta di pari passo alla perdita di tratti caratteristici. Ma appunto non lo si riscontra solo nella mela, lo si può notare anche in tanti altri prodotti, sia di frutta che altro, come dicevo prima.

Quindi per concludere a chi è rivolto il vostro prodotto?

A chiunque possa interessare o incuriosire una valida alternativa alla birra, anche per la mancanza di glutine. Il sidro è più acidulo e fresco. Può essere un’alternativa al vino, magari per un aperitivo. Può interessare al gusto femminile perché ha varietà dolci e fruttate.

Quindi si invita alla curiosità di esplorare nuove esperienze. E dove vi si può incontrare?

A parte al Maso dove appunto è presente la zona di spaccio, saremo sicuramente al Mercato di Sommacampagna e poi il 23 e 24 ottobre a Folgaria. Poi abbiamo vari mercati e fiere fra cui Milano Fiere e per Natale saremo presenti al Castello di Avio. ù

Ovviamente consigliamo la visita al sito dove aggiorniamo tutti gli appuntamenti e anche di seguirci sui nostri social, ma soprattutto di scoprire ed acquistare la loro GAMMA DIRETTAMENTE SULLO SHOP DI TDV QUI !!

APLLE BLOOD CIDER

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