JAMAIS-VU: QUANDO LA REALTA’ SEMBRA IRREALE
Quando la realtà sembra irreale: cosa sono jamais-vu e derealizzazione
Dossier editoriale – TDV | Terra da Vivere
Scrivi una parola che conosci da sempre. La ripeti dieci, venti volte. A un certo punto non sembra più vera. Ti appare strana, quasi inventata.
Oppure entri in un luogo familiare, la tua casa, il tuo ufficio, e per qualche secondo ti sembra tutto distante, come se stessi osservando la scena attraverso un vetro.
Non è suggestione. Non è fantasia. Non è follia.
Sono fenomeni riconosciuti dalla psicologia e dalle neuroscienze. Si chiamano jamais-vu, derealizzazione e depersonalizzazione. E sono molto più comuni di quanto si pensi.
Indice
- Il contrario del déjà-vu: il jamais-vu
- Derealizzazione: quando il mondo sembra distante
- Depersonalizzazione: sentirsi fuori da sé
- Cosa accade nel cervello
- Quanto sono diffusi questi fenomeni
- Fonti e riferimenti scientifici
Il contrario del déjà-vu: il jamais-vu
Il déjà-vu è noto: la sensazione di aver già vissuto una situazione.
Meno conosciuto è il suo opposto: il jamais-vu, espressione francese che significa “mai visto”. È la sensazione improvvisa che qualcosa di familiare diventi estraneo.
Un esempio semplice: guardare la propria firma e non riconoscerla per un istante. Oppure ripetere una parola fino a farle perdere senso.
La ricerca scientifica ha studiato questo fenomeno. Uno studio pubblicato sulla rivista Memory (Moulin et al., 2006) ha dimostrato che la ripetizione prolungata di una parola può provocare una temporanea perdita della sensazione di familiarità. Il cervello, in sostanza, “scollega” il significato da ciò che vede.
Link allo studio:
Moulin et al. – Jamais-vu and word repetition (Memory Journal)
Derealizzazione: quando il mondo sembra distante
La derealizzazione è un’esperienza diversa. Non riguarda una parola o un dettaglio, ma l’intero ambiente.
Chi la sperimenta può percepire il mondo come irreale, artificiale, distante. I colori possono sembrare spenti, i suoni ovattati. Si ha la sensazione di osservare la realtà senza esserne pienamente dentro.
È una condizione riconosciuta ufficialmente nei manuali diagnostici internazionali:
Non significa perdere il contatto con la realtà. La persona sa che ciò che percepisce è reale, ma lo vive come distante.
La derealizzazione può comparire in momenti di forte stress, ansia intensa o traumi. È considerata un possibile meccanismo di difesa: il cervello riduce temporaneamente l’intensità emotiva dell’esperienza.
Depersonalizzazione: sentirsi fuori da sé
La depersonalizzazione riguarda invece la percezione del proprio sé.
La persona può sentirsi spettatrice delle proprie azioni, come se stesse osservando se stessa dall’esterno. Può ascoltare la propria voce e percepirla come distante. Anche in questo caso, la consapevolezza resta intatta.
Il fenomeno è stato studiato in ambito clinico e neuroscientifico. Tra i riferimenti più citati vi sono i lavori di Sierra e Berrios sulla neurobiologia della depersonalizzazione.
Approfondimento su PubMed:
Sierra & Berrios – Neurobiological model of depersonalization
Cosa accade nel cervello
Le ricerche suggeriscono il coinvolgimento di diverse aree cerebrali:
- la corteccia temporale, legata alla memoria e al riconoscimento;
- l’amigdala, coinvolta nelle emozioni;
- la corteccia prefrontale, responsabile del controllo e della valutazione della realtà.
Secondo una revisione pubblicata su Biological Psychiatry (Hunter, Sierra & David, 2004), un’eccessiva attivazione delle aree prefrontali potrebbe ridurre l’intensità emotiva dell’esperienza, generando la sensazione di distacco.
Studio consultabile qui:
Hunter, Sierra & David – Epidemiology of depersonalization
Quanto sono diffusi questi fenomeni
Secondo le ricerche epidemiologiche, fino al 50-70% delle persone può sperimentare almeno un episodio transitorio di derealizzazione o depersonalizzazione nel corso della vita.
Le forme persistenti e clinicamente rilevanti sono molto più rare, con una prevalenza stimata intorno all’1-2% della popolazione.
In altre parole: episodi brevi e isolati sono comuni. Non rappresentano, di per sé, un disturbo.
Fonti e riferimenti scientifici
- Moulin et al. (2006). Jamais-vu induced by word repetition. Memory.
- Sierra & Berrios (1998–2000). Neurobiology of depersonalization. PubMed.
- Hunter, Sierra & David (2004). Epidemiology of depersonalization. Biological Psychiatry.
- American Psychiatric Association. DSM-5-TR.
- World Health Organization. ICD-11.
La sensazione che la realtà sia meno reale non è un’invenzione contemporanea né un fenomeno misterioso. È un’esperienza umana studiata, descritta e classificata.
Può comparire in condizioni di stress, affaticamento o forte carico emotivo. Nella maggior parte dei casi è transitoria.
Conoscere questi fenomeni significa sottrarli al mito e riportarli nel campo della comprensione scientifica. Non tutto ciò che appare strano è patologico. A volte è semplicemente il modo in cui il cervello gestisce il sovraccarico.













