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Arte & Cultura

Dylan Thomas e la GUP: la morte ha una forma. E forse anche la coscienza

Un libro ritrovato in soffitta, la pagina 189 di Dylan Thomas e tre studi accademici sulla geometria di Vision and Prayer. Intreccio poesia, coscienza, morte e GUP, distinguendo ricerca, intuizione e fatti.

Daniel Cerami
Dylan Thomas e la GUP: la morte ha una forma. E forse anche la coscienza
TDV / iTV · Coscienza · Dossier 2026

La morte ha una forma.
E forse anche la coscienza.

Dylan Thomas, un libro ritrovato in soffitta e la sorprendente geometria di Vision and Prayer. Tre studi accademici entrano in dialogo con la Geometria Umana della Percezione di Daniel Cerami.

5 novembre 2026 · di · iTV, Terra da Vivere
Dylan Thomas, ritratto fotografico del 1938 di Nora Summers, in bianco e nero
Dylan Thomas, circa 1938. Fotografia: Nora Summers / Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Anteprima · I quaderni della percezione

Un libro aperto a pagina 189. Immagini di una ferita cosmica, di morti, pietra e oscurità. Poi una ricerca: quel testo ha una geometria, la stessa che studiosi analizzano da decenni.

La GUP non viene dimostrata dalla poesia. Ma il loro incontro pone una domanda che merita di essere attraversata: quanto della realtà vissuta dipende dalla forma con cui la percepiamo?

Voce dell’autore · un ritrovamento reale

Non sono salito in soffitta per cercare Dylan Thomas. E non stavo cercando conferme alle domande che da anni mi accompagnano sulla coscienza, sulla morte e su ciò che chiamiamo realtà. Ho trovato un libro. Poesie, Einaudi Tascabili, 2005, testo a fronte. Ho cominciato a leggerlo e sono arrivato a pagina 189. A un certo punto mi sono fermato.

Il poeta evocava i morti, mani invocate, una ferita cosmica, sangue, pietra, oscurità. Non parole generiche. Immagini che attraversano proprio i territori sui quali sto riflettendo da tempo: il rapporto fra vita e morte, ciò che ci appare e ciò che resta fuori dalla nostra interpretazione, l’idea di una coscienza che interroga il proprio limite.

La poesia è Vision and Prayer, Visione e preghiera. Scritta da un poeta gallese nato nel 1914 e morto nel 1953. Non sono contemporaneo di Thomas, non ho conosciuto i suoi pensieri, non ho nulla da attribuirgli che non abbia effettivamente scritto. Ma quel ritrovamento ha generato una ricerca. Ed è quando ho cominciato a documentarmi che la storia si è fatta molto più interessante.

«Non ho trovato una prova dell’aldilà in soffitta. Ho trovato un poeta che aveva già disegnato la domanda.» — Daniel Cerami

Thomas non si limita a scrivere la visione. Le dà una forma.

Vision and Prayer fu pubblicata sulla rivista Horizon nel gennaio 1945, e successivamente inclusa in Deaths and Entrances (1946). Si compone di dodici strofe da diciassette versi ciascuna: 204 versi complessivi, ordinati in due sezioni di sei strofe. Nella prima le parole si allargano e si richiudono formando rombi; nella seconda disegnano clessidre. È un elemento osservabile della pagina, non un’immagine che ho proiettato io sul testo.

PARTE PRIMA · SEI STROFEROMBO — il testo si allarga, raggiunge il massimo e si richiude.
PARTE SECONDA · SEI STROFECLESSIDRA — contrazione, strozzatura, nuova apertura.

La poesia contiene simbolismo cristiano e religioso, immagini della nascita e del sepolcro, del sacrificio e della trasformazione. Non si tratta di un trattato sulle neuroscienze né di un manuale sull’aldilà. Eppure la sua architettura ci costringe a una distinzione: una poesia può essere letta, ma può anche essere vista. La geometria produce significato insieme alle parole.

Una X è nascosta nelle forme positive e negli spazi bianchi. Il rombo e la clessidra funzionano come rapporti fra figura e sfondo. Il lettore riconosce qualcosa non soltanto attraverso il linguaggio, ma attraverso il proprio atto di osservazione.

La domanda che mi interessa nasce qui: quante cose riteniamo inesistenti soltanto perché non abbiamo ancora trovato la giusta disposizione per riconoscerle? È una domanda filosofica, non l’affermazione che esistano entità invisibili specifiche.

Il primo studio: Matthias Bauer e il «potere della X»

2003 · SEMIOTICA E LETTERATURA

Una forma che parla prima della parola

Il filologo Matthias Bauer firma “Vision and Prayer”: Dylan Thomas and the Power of X, nel volume From Sign to Signing: Iconicity in Language and Literature 3 (John Benjamins, 2003, pp. 167–182). La sua proposta invita a guardare la poesia prima di leggerla: le superfici nere delle lettere e gli spazi bianchi costruiscono configurazioni reciproche. La X è una chiave d’accesso alla struttura iconica del testo. Leggi lo studio completo.

Nel saggio compaiono riferimenti al rapporto fra visione, memoria e forme incrociate nella tradizione filosofica, compreso The Garden of Cyrus di Sir Thomas Browne. Non parliamo di un risultato neurobiologico: sono genealogie culturali, analisi delle forme e dei simboli. Ma è sorprendente il punto su cui Bauer ci porta: la distinzione fra ciò che la pagina contiene e ciò che l’occhio rende significativo.

Thomas aveva perfino insistito affinché la sua disposizione tipografica conservasse una rigorosa simmetria. La forma non era un ornamento accidentale. Il poeta voleva che il suo lavoro avesse anche un’architettura visiva. La pagina era parte dell’esperienza, non una semplice cornice.

Il secondo studio: Jamin Pelkey e la cognizione incarnata

2013 · LINGUISTICA COGNITIVA

Il corpo entra nella forma del pensiero

Jamin Pelkey pubblica Cognitive chiasmus: Embodied phenomenology in Dylan Thomas nel Journal of Literary Semantics. Attraverso il chiasmo — una disposizione incrociata — analizza come le figure di Thomas possano dialogare con un’interpretazione incarnata dell’esperienza. Fonte accademica e DOI.

La embodied cognition, o cognizione incarnata, è una famiglia di teorie secondo le quali il pensiero si comprende meglio considerando anche il corpo, la percezione e le interazioni con l’ambiente. Non significa che ogni immagine mentale sia inscritta nelle ossa o che ogni suggestione sia un fatto scientifico. Significa che conoscere non è semplicemente ricevere dati dal mondo come una macchina fotografica.

Lo spazio, la postura, l’orientamento, la memoria e il movimento contribuiscono in modi differenti all’attività cognitiva. Un passo falso su una scala, una stanza che ci appare diversa quando siamo turbati, un luogo dell’infanzia riveduto da adulti: l’ambiente fisico può restare quasi uguale e tuttavia l’esperienza trasformarsi profondamente.

Questo è un terreno fertile per una ricerca sulla percezione. Non certifica la GUP, ma permette di formularne in modo più rigoroso alcune domande.

Il terzo studio: Mačković e la geometria mistica

2024 · RICERCA ACCADEMICA

Che cosa accade quando cambiamo la forma?

Srebrenka Mačković pubblica Reshaping Mystical Geometry of “Vision and Prayer” by Dylan Thomas as Its Possible Re-Interpretation nella rivista Društvene i humanističke studije, volume 9, fascicolo 1, pp. 339–362. L’autrice analizza i due sistemi geometrici e propone una riorganizzazione assistita dal computer delle dodici strofe, fino a un grande rombo complessivo. Consulta l’articolo.

La ricerca collega le forme ai temi di nascita, morte, rinascita e resurrezione, e ricostruisce influenze possibili da George Herbert a Sir Thomas Browne e W. B. Yeats. Il termine geometria mistica è qui una categoria di interpretazione letteraria, non il nome di una forza della natura.

La scoperta che mi colpisce è metodologica: il contenuto delle parole non muta, ma riordinando la disposizione si possono osservare nuove corrispondenze. La geometria non genera necessariamente una verità nuova; può cambiare la prospettiva da cui tentiamo di riconoscerla.

Fatto documentato: Thomas usò forme geometriche nella poesia. Bauer, Pelkey e Mačković ne hanno studiato significati e possibilità interpretative. Non è documentato: che Thomas abbia formulato la GUP o che questi lavori dimostrino la persistenza della coscienza dopo la morte.
La mia ricerca · GUP / #STUDIO24

Luce, angolo, buio: una geometria per abitare il cambiamento

Nel febbraio 2026 ho pubblicato su Terra da Vivere il mio studio sulla Geometria Umana della Percezione. Vi propongo di rappresentare l’esperienza attraverso piani sovrapposti, tracce della memoria, decisioni e soglie. Sono forme interpretative, non dimensioni fisiche alternative già dimostrate.

LUCEIl campo riconosciuto, stabile e prevedibile.
ANGOLOLa discontinuità che costringe a ricalcolare la mappa.
BUIOCiò che ancora non sappiamo interpretare.

La vita, in questa ipotesi, non è soltanto una linea che corre dalla nascita alla morte. È una stratificazione di percorsi, esperienze e ricordi che continuano a influenzare il presente. Un ambiente può essere lo stesso sulla carta geografica, ma non lo è necessariamente per chi lo attraversa dopo una trasformazione personale.

Thomas dispone rombi e clessidre per esprimere poeticamente transizioni e soglie. La mia GUP tenta di descrivere come l’essere umano viva, interpreti e attraversi le proprie soglie percettive. La consonanza è interessante proprio perché non richiede di sostenere che due elaborazioni diverse siano la stessa teoria.

Dalla poesia alle neuroscienze: che cosa possiamo realmente sostenere?

Le scienze cognitive contemporanee offrono alcune basi solide per approfondire la distinzione fra ambiente e realtà vissuta. Nel 2002 Margaret Wilson, in Six views of embodied cognition, passava in rassegna diverse formulazioni della cognizione incarnata, mostrando che non costituiscono un’unica tesi indiscutibile. Il corpo e la situazione ambientale possono contribuire ai processi cognitivi in modi diversi. Leggi Wilson (2002).

Karl Friston ha sviluppato una cornice teorica della percezione e dell’azione basata sul principio dell’energia libera e sull’inferenza predittiva: il sistema nervoso non è soltanto un ricevitore passivo di stimoli, ma contribuisce a formulare e aggiornare modelli delle cause del segnale sensoriale. Anche qui esistono interpretazioni, sviluppi e discussioni aperte: non bisogna trasformare una teoria delle funzioni cerebrali in una prova metafisica. Leggi Friston (2010).

Il collegamento disciplinarmente corretto con la GUP è limitato ma importante: gli studi sulla percezione, sull’orientamento e sulla cognizione mostrano che l’esperienza è un processo attivo. L’ipotesi originale della GUP è utilizzare luce, angolo, buio e piani d’esperienza come mappa filosofica del cambiamento. Il modello andrebbe sottoposto a definizioni più precise e a prove indipendenti prima di poter essere chiamato una teoria scientifica validata.

La morte e l’errore di credere che il buio sia una risposta

Thomas ha scritto anche And Death Shall Have No Dominion, E la morte non avrà dominio. In quella poesia, il corpo può dissolversi ma il linguaggio della vita resiste all’idea che la distruzione abbia l’ultima parola. È una visione poeticamente potente, intessuta di riferimenti spirituali e religiosi.

Io, nei miei ragionamenti, continuo a interrogarmi su un’altra possibilità: la morte biologica coincide necessariamente con la fine di qualunque esperienza cosciente? Il legame tra coscienza e cervello è sostenuto da ampie evidenze scientifiche; non disponiamo, invece, di prove conclusive che un individuo conservi una coscienza personale dopo la morte. Questa distinzione va rispettata.

Ma resta una difficoltà filosofica affascinante. Quando immaginiamo la nostra assenza, ricorriamo al buio, al silenzio, al vuoto. Eppure anche il buio che immaginiamo è ancora un’immagine. Il silenzio che pensiamo è ancora un’esperienza rappresentata. La coscienza prova a figurarsi una condizione nella quale essa stessa non compare più, usando gli strumenti di cui dispone mentre è presente.

Il limite della nostra rappresentazione non è automaticamente il limite della realtà. Ma neppure la difficoltà di immaginare il nulla è una prova che una coscienza continui a esistere. È il confine fra ciò che sappiamo, ciò che possiamo immaginare e ciò che resta da indagare.

Il tempo, la soffitta e quella coincidenza che ha aperto una ricerca

Ci sono oggetti che attraversano anni di silenzio. Quando li ritroviamo, non sono cambiati quanto siamo cambiati noi. Un libro può essere rimasto chiuso, ma la mente che lo apre oggi non è la stessa che avrebbe potuto aprirlo dieci anni fa.

Sarebbe facile chiamare questo ritrovamento destino, messaggio o segno. Non ho bisogno di farlo. Preferisco riconoscere il modo in cui un incontro fortuito può attivare un sistema di ricordi, domande e ricerche. Jung avrebbe parlato di sincronicità per descrivere coincidenze vissute come dense di significato; non esiste però una dimostrazione scientifica che tali incontri siano prodotti da connessioni soprannaturali.

Il mio incontro con la pagina 189 ha avuto una conseguenza concreta: mi ha portato a verificare il testo, a ricostruirne le strutture e a individuare studi pubblicati nel 2003, nel 2013 e nel 2024. Questa è la parte verificabile della storia. Il significato personale non sostituisce la ricerca: può diventarne l’inizio.

Due uomini lontani nel tempo, una stessa soglia

Thomas è morto nel 1953. Io scrivo nel 2026. Non lo conoscevo, non gli attribuisco alcuna anticipazione delle mie idee e non uso il suo nome come un’autorità per rafforzare una tesi che deve camminare con le proprie gambe.

Ma posso accostare due gesti intellettuali. Thomas cerca una forma per la sua visione poetica della nascita, della morte e della trasformazione. La GUP cerca una mappa per descrivere l’esperienza dell’osservatore che attraversa uno spazio e un tempo vissuti. Entrambe costringono a chiedersi se il mondo così come appare esaurisca tutto ciò che è possibile dire del mondo.

Non ci troviamo davanti a una dimostrazione scientifica dell’aldilà. Ci troviamo davanti a un confronto fra linguaggi: la poesia, la semiotica, la cognizione incarnata, la filosofia della mente e un’ipotesi percettiva contemporanea.

Confonderli sarebbe una scorciatoia. Farli dialogare, rispettandone la differenza, è un’indagine.

«Forse il confine che chiamiamo fine non è soltanto una linea nel tempo. È anche il punto oltre il quale la nostra percezione non possiede più una mappa.»

Daniel Cerami · riflessione originale

Non so se la coscienza sopravviva alla morte. So che la morte è un fatto biologico, che l’esperienza cosciente resta un problema scientifico e filosofico complesso e che nessuna suggestione, per quanto potente, autorizza una certezza. Ma sono convinto che sia più interessante formulare domande rigorose che accettare risposte facili.

La pagina 189 non mi ha consegnato la verità. Ha rimesso in movimento il desiderio di cercarla. E, qualche volta, è proprio così che una soffitta smette di essere un deposito di passato e diventa una porta sul futuro.

Daniel Cerami · iTV, Terra da Vivere

Domande frequenti: Dylan Thomas e la GUP

Che cos’è Vision and Prayer di Dylan Thomas?

Una poesia pubblicata nel 1945 e raccolta nel 1946 in Deaths and Entrances, organizzata in dodici strofe di diciassette versi, con forme tipografiche a rombo e clessidra e temi di nascita, morte e rinascita.

Che cosa significa geometria mistica nella poesia?

È un’espressione usata nella critica letteraria per interpretare le forme visibili del testo e il loro rapporto con simboli religiosi, immagini e significati. Non descrive una legge della fisica.

Che cosa collega Dylan Thomas alla Geometria Umana della Percezione?

Il dossier propone un confronto fra la geometria poetica di Thomas e la GUP elaborata da Daniel Cerami: entrambe usano forme e soglie per interrogare l’esperienza. È un parallelismo interpretativo, non una derivazione storica o una verifica sperimentale.

Questi studi dimostrano che la coscienza continua dopo la morte?

No. Sono ricerche letterarie, semiotiche e cognitive. Nessuna dimostra che la coscienza personale sopravviva alla morte biologica.

Documenti e fonti consultabili

Testo primario: Dylan Thomas, Vision and Prayer, Horizon (gennaio 1945); Deaths and Entrances (1946). Edizione italiana consultata dall’autore: Poesie, Einaudi Tascabili, 2005, testo a fronte.

Geometria e iconicità: Matthias Bauer, “Vision and Prayer”: Dylan Thomas and the Power of X, in From Sign to Signing, John Benjamins, 2003, pp. 167–182. Testo accademico.

Cognizione incarnata: Jamin Pelkey, Cognitive chiasmus: Embodied phenomenology in Dylan Thomas, Journal of Literary Semantics, 2013. DOI.

Geometria mistica: Srebrenka Mačković, Reshaping Mystical Geometry of “Vision and Prayer” by Dylan Thomas as Its Possible Re-Interpretation, Društvene i humanističke studije, 2024, pp. 339–362. Rivista e abstract.

Neuroscienze e cognizione: Margaret Wilson, Six views of embodied cognition (2002), DOI; Karl Friston, The free-energy principle: a unified brain theory? (2010), DOI.

Progetto di Daniel Cerami: GUP: Geometria Umana della Percezione #STUDIO24; Disallineamento percettivo; Rubrica iTV.

Crediti fotografici: ritratto di Dylan Thomas, circa 1938, Nora Summers, Wikimedia Commons, indicato come pubblico dominio.

Nota editoriale e metodologica. Questo è un saggio interpretativo originale firmato Daniel Cerami. La GUP è un modello personale non validato come teoria scientifica. Le ricerche citate documentano la struttura geometrica della poesia e discussioni sull’esperienza e sul linguaggio; non dimostrano la GUP, l’esistenza di dimensioni ulteriori o la sopravvivenza della coscienza dopo la morte. I versi originali e la traduzione Einaudi non vengono riprodotti integralmente per rispetto dei diritti d’autore.

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