LA GROTTA DI CASTELLO TESINO

La Grotta di Castello Tesino si apre sulla destra orografica del torrente Senaiga, che fa da confine tra Trentino e Veneto. 

Si tratta di una cavità eccezionalmente ricca di concrezioni calcaree e presenta al suo interno una rarissima sequenza di stadi di sviluppo delle cavità carsiche in poche centinaia di metri. La Grotta è visitabile su prenotazione, contattando l’APT (ufficio turistico) di Castello Tesino.

Oltre all’enorme interesse geologico e speleologico, che meriterebbe un articolo a sé stante, vi sono degli episodi rimasti impressi nella memoria locale, che di seguito vengono brevemente narrati.

Uno degli eventi storici più conosciuti riguardo alla Grotta fu sicuramente quello che avvenne il 23 ottobre 1927, neanche un mese dopo la sua scoperta. In quel giorno piovigginoso, Ermete Sordo entrò con il fotografo Perdomi di Trento e altri tre per fotografare l’interno e documentare la recente novità.

Ancora non si conosceva bene l’idrologia della Grotta; fatto sta che, dopo diverse ore, la squadra si avviò all’uscita e trovò una sgradevole sorpresa: l’acqua riempiva completamente il sifone d’entrata e non accennava a diminuire. I malcapitati si rifugiarono allora nel punto più alto, quello che da allora porta il nome del giorno dell’evento. Fortunatamente a Castello si accorsero del mancato rientro e organizzarono una squadra di soccorso che lavorò tutta la notte e verso le 5 del mattino seguente trasse in salvo i… sepolti vivi!

Tale notizia, riportata da molti giornali, contribuì a pubblicizzare la Grotta in quell’anno.

Veniamo invece alla scoperta della Grotta.


Nel 1926 il geometra Bortolo Da Rugna di San Donato aveva avuto l’incarico di effettuare fotografie e
rilievi delle grotte afferenti al torrente Senaiga sul versante di Lamon, quali la Grotta ossifera di San
Donato e la Grotta dell’Acqua Nera.

In tale occasione una contadina della frazione di Valnuvola lo informò dell’esistenza di una vicina caverna, al di là del Senaiga, localmente conosciuta come «Bus de la Lora».

Il Da Rugna si recò sul luogo e identificò l’antro, ma non poté inoltrarsi che di poco poiché l’acqua bloccava l’avanzata.


Il 21 settembre 1927, trovato finalmente il passaggio libero dall’acqua, penetrò nella grande cavità
chiamata «Caverna dei pastori», ma vide che essa proseguiva in alto nell’oscurità. Il 26 dello stesso mese
il medesimo, con Ermanno Pasqualini allora podestà di Castello Tesino e Ermete Sordo studente
universitario, completarono l’esplorazione della grotta, rilevata topograficamente pochi giorni dopo dal
Da Rugna stesso.

Ermanno Pasqualini si chiede ne “I racconti di Casteltesino” perché il Da Rugna avesse comunicato a lui,
allora podestà di Castello, e non ai suoi compaesani di Lamon dell’esistenza della Grotta. Infatti,
nonostante l’imbocco si situi nel comune di Castello Tesino, molto più vicino sarebbe stato San Donato!

La prima esplorazione ufficiale vide il Da Rugna, il Pasqualini con la moglie Pierina, Ermete Sordo e
Gusto Franza, attrezzati di lampade a carburo, corde e scale per superare i passaggi più ostici all’interno.
Man mano che si addentravano, cresceva il rombo di un ignoto torrente. In certi punti, per proseguire,
furono costretti a “spezzare diaframmi di stalattiti sottili e fragili come cristalli”.

Pochi giorni dopo i conti Ceschi e Hartig e il barone Hippoliti presero atto ufficiale della scoperta per conto del Museo di
Storia Naturale di Trento.

In tempi molto più recenti, è avvenuta una rilevazione puntuale del percorso ipogeo, coinvolgendo
anche squadre di speleosub che andassero oltre il “sifone terminale”, dove termina la parte “turistica” e
inizia quella molto più “cruenta” dell’esplorazione speleo-subacquea.

Ad oggi, la Grotta non è stata percorsa fino alla fine, a causa delle evidenti difficoltà nel procedere per la parte sommersa; ci si auspica che, comunque, ciò porti a una sempre più dettagliata e scientifica scoperta futura.


E, ovviamente, che questo stimoli la curiosità e la meraviglia nei confronti della natura, che qui più che altrove ha a facoltà di lasciarci a bocca aperta.

Francesco Moranduzzo

LA GROTTA DI CASTELLO TESINO

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