IL 95% CHE NON VEDIAMO
IL 95% CHE NON VEDIAMO
Giuliana Conforto, il 2003 che rese misurabile la nostra ignoranza cosmica e la GUP: dalla materia oscura alla banda percettiva, senza trasformare l’ignoto in una prova.
«Del nostro universo non conosciamo assolutamente nulla.» È una frase eccessiva. Ma il problema che indica è reale.
Nel reel che sta circolando, Giuliana Conforto pronuncia una frase che sembra fatta apposta per spaccare in due una stanza: del nostro universo non conosciamo assolutamente nulla. Presa alla lettera, non è corretta. La fisica conosce moltissimo: misura l’espansione cosmica, descrive con precisione il comportamento di particelle e campi, prevede fenomeni con accuratezze impressionanti. Ma sotto l’iperbole c’è un dato che nel 2003 cambiò il modo in cui il grande pubblico poteva guardare il cosmo.
Quell’anno i risultati del satellite WMAP della NASA quantificarono con nuova precisione il bilancio massa‑energia dell’universo: circa 4% materia ordinaria, 23% materia oscura e 73% energia oscura. Non fu la “scoperta” dell’energia oscura — le prove dell’espansione accelerata erano arrivate già alla fine degli anni Novanta — ma fu una fotografia cosmologica di potenza enorme. Il nucleo della lettura di Conforto è già documentato nei suoi scritti del 2003; una sua partecipazione televisiva a Il Senso della Vita è invece documentata il 12 gennaio 2006. Le due date non vanno confuse.
Le misure successive hanno raffinato i numeri. La missione Planck dell’ESA ha portato la ricetta cosmica a circa 4,9% materia ordinaria, 26,8% materia oscura e 68,3% energia oscura. I valori cambiano; il messaggio no: ciò di cui siamo fatti noi, le stelle, i pianeti e tutto ciò che chiamiamo materia ordinaria è una frazione minoritaria del quadro complessivo.
materia ordinaria: atomi, stelle, pianeti, corpi, noi
materia oscura: inferita dagli effetti gravitazionali, natura ancora ignota
energia oscura: nome dato al fenomeno associato all’accelerazione cosmica, natura ancora aperta
Il dato è fisica. Il salto successivo è interpretazione.
Giuliana Conforto non è una figura inventata dall’algoritmo. È laureata in fisica, con una tesi in astrofisica, e ha insegnato materie fisiche in ambito universitario; una scheda di Trentino Cultura ricostruisce il suo percorso accademico. Nei suoi scritti, però, Conforto sceglie deliberatamente di oltrepassare il perimetro della fisica standard e di costruire una lettura personale che mette in relazione cosmologia, Modello Standard, tradizione ermetica, coscienza e “mondi invisibili”.
In un testo del 2003, Il Nuovo Mondo, prende la sproporzione tra ciò che osserviamo direttamente e ciò che il modello cosmologico richiede come punto di partenza per una visione molto più radicale. Negli anni successivi collega le tre generazioni di particelle del Modello Standard e i bosoni della forza debole a una simbologia di elementi, corpi e piani di realtà.
- Il Modello Standard organizza quark e leptoni in tre generazioni.
- I bosoni W e Z mediano l’interazione debole; elettromagnetismo e interazione debole sono unificati nella teoria elettrodebole.
- Il Modello Standard funziona straordinariamente bene, ma non incorpora la gravità e non spiega la materia oscura.
- Materia oscura ed energia oscura sono problemi reali della cosmologia contemporanea, non sinonimi di “altre dimensioni”.
- L’equivalenza tra generazioni di particelle e “corpi” o elementi della tradizione ermetica.
- L’identificazione della forza debole con una forza vitale, amorosa o cosciente.
- L’idea che componenti invisibili del cosmo corrispondano a mondi accessibili attraverso coscienza o percezione.
- Il passaggio dall’incompletezza del modello fisico a una ontologia di universi sovrapposti.
Questo passaggio va scritto in grassetto, perché è proprio qui che un editoriale serio guadagna credibilità: le seconde affermazioni non sono conseguenze dimostrate delle prime. Possono essere ipotesi filosofiche, metafore, intuizioni o programmi di ricerca personale. Ma non diventano fisica sperimentale solo perché prendono in prestito il lessico della fisica.
Il Principio della Banda di Accesso
La GUP non ha bisogno di dimostrare che la materia oscura sia coscienza, che i bosoni W siano amore o che una stanza contenga universi paralleli. Le basta partire da un fatto più semplice e più potente: nessun osservatore accede al reale nella sua interezza.
L’occhio umano vede solo una piccola finestra dello spettro elettromagnetico, indicativamente tra 380 e 700 nanometri, come ricorda NASA Science. Nella stessa stanza possono attraversarci onde radio, infrarosso, campi elettromagnetici, particelle e segnali che non diventano mai esperienza cosciente. Ogni secondo enormi quantità di neutrini attraversano il nostro corpo quasi senza interagire con la materia; le onde gravitazionali attraversano la Terra con assorbimento trascurabile e diventano “visibili” solo a strumenti progettati per registrarne effetti infinitesimali.
Il mondo non comincia quando lo percepiamo. La percezione è un campionamento. E gli strumenti scientifici sono estensioni della banda percettiva: trasformano segnali per noi invisibili in dati leggibili.
Qui il collegamento con le neuroscienze diventa molto più pulito. I modelli di predictive processing descrivono la percezione non come una fotografia passiva, ma come un processo in cui il cervello confronta segnali in ingresso e modelli interni. Questo non significa che “creiamo l’universo con la mente”. Significa che l’esperienza del mondo è una costruzione vincolata dai dati.
La stanza è una. I mondi accessibili possono essere molti.
Nel dossier TDV “Non siamo soli nella stessa stanza. La teoria GUP evolve” avevamo spinto l’ipotesi fino alla possibilità di piani percettivi sovrapposti: stesso luogo, stesso volume fisico, livelli di accesso differenti. Il rischio, lì, era uno solo: saltare troppo in fretta dall’esperienza percettiva all’ontologia. Da “non vedo tutto” a “esistono altri esseri qui con me” c’è un abisso logico.
Il Principio della Banda di Accesso permette di attraversare quell’abisso senza fingere che sia già colmato.
Compresenza fisica verificata. Nella stessa stanza esistono segnali e fenomeni che il corpo umano non percepisce direttamente: radio, infrarosso, neutrini, variazioni di campo, radiazione oltre il visibile.
Compresenza resa accessibile dagli strumenti. Cambiando rivelatore cambia la porzione di realtà che entra nel nostro modello. Il telescopio non crea l’infrarosso: lo rende leggibile.
Selezione percettiva. Il cervello integra, scarta e interpreta segnali secondo stato, memoria, contesto e aspettative. Due persone possono abitare la stessa situazione e costruire esperienze diverse.
Ipotesi ontologica. Piani di realtà, dimensioni o soggetti non accessibili ai nostri canali ordinari restano una possibilità speculativa, non una conclusione imposta dai primi tre livelli.
Ventitré anni dopo, il lato oscuro non è diventato meno interessante.
La cosa più affascinante non è che nel 2003 “la scienza abbia ammesso di non sapere”. La scienza lo fa continuamente. La cosa affascinante è che, ventitré anni dopo, l’universo oscuro continua a resistere alle semplificazioni.
Nel 2025 i primi tre anni di dati di DESI hanno rafforzato indizi secondo cui l’energia oscura potrebbe non essere perfettamente costante nel tempo quando i dati vengono combinati con altre osservazioni cosmologiche. Nel luglio 2026 DESI ha pubblicato nuove analisi del Lyman‑alpha forest, rendendo ancora più precisa la mappa dell’espansione cosmica. È materiale da frontiera, non una sentenza finale: le tensioni devono sopravvivere a più dataset, più metodi e più anni.
Ma è proprio questo il punto. Il “buio” della cosmologia non è un luogo dove tutto vale. È il contrario: è il luogo dove ogni nuova ipotesi deve guadagnarsi il diritto di restare.
Il valore dell’eresia non è avere ragione. È costringere la domanda a diventare migliore.
Qui, secondo me, sta il valore reale di Giuliana Conforto dentro questo percorso. Non nel poter dire che abbia “dimostrato” mondi invisibili: non li ha dimostrati. Non nel trasformare la forza debole in coscienza per decreto: la fisica non lo consente. Il valore è avere insistito su una frattura che resta viva: non confondere ciò che i nostri strumenti e i nostri sensi rendono presente con la totalità del reale.
La GUP può prendere quella frattura e renderla più rigorosa. Può dire che la percezione è geometria perché ogni osservatore possiede una forma di accesso: un corpo, una storia, un sistema nervoso, una cultura, un set di strumenti, un linguaggio, un modello del mondo. Cambia la forma di accesso e cambia il mondo disponibile, senza che per questo il mondo esterno debba piegarsi ai nostri desideri.
Questo permette anche di rileggere il nucleo originario della Geometria Umana della Percezione: luce, angolo e buio non sono soltanto metafore esistenziali. Sono tre condizioni epistemiche. La luce è ciò che il sistema sa trattare. L’angolo è la discontinuità che costringe ad aggiornare il modello. Il buio è ciò che esiste fuori dalla soluzione corrente — e che può essere rumore, ignoto, potenziale o semplicemente informazione non ancora accessibile.
È una formulazione meno spettacolare di “esistono universi paralleli nella stanza”. Ma è, paradossalmente, molto più destabilizzante. Perché è già vera nel mondo ordinario. La radio accesa e quella spenta occupano lo stesso spazio, ma una traduce il segnale e l’altra no. Un essere umano e un rivelatore di neutrini condividono lo stesso universo, ma non lo stesso accesso. Un cervello in veglia e uno nel sogno condividono lo stesso organismo, ma non la stessa architettura percettiva.
E allora la domanda cambia. Non più: “quali mondi invisibili devo credere esistano?” Ma: “quali porzioni del reale restano fuori dalla mia banda, e con quale metodo posso provare ad accedervi senza confondere desiderio e dato?”
Questa è una domanda scientifica, filosofica e umana insieme. Ed è una domanda abbastanza grande da non avere bisogno di trucchi.
Questo articolo non nasce isolato.
Quello che possiamo dire, senza barare.
È vero che conosciamo solo il 5% dell’universo?
È più corretto dire che la materia ordinaria rappresenta circa il 5% del bilancio massa‑energia cosmico. Materia oscura ed energia oscura sono inferite attraverso effetti osservabili, ma la loro natura fisica resta in gran parte irrisolta.
Giuliana Conforto è davvero una fisica?
Sì. Fonti biografiche pubbliche la indicano come laureata in fisica con tesi in astrofisica e docente di discipline fisiche. Le sue interpretazioni successive su coscienza, alchimia e “mondi invisibili” vanno però distinte dalla fisica accettata e sperimentalmente verificata.
Il Modello Standard dimostra l’esistenza di tre corpi o tre mondi?
No. Il Modello Standard comprende tre generazioni di quark e leptoni, ma collegarle a corpi sottili, elementi ermetici o piani di coscienza è un’interpretazione aggiuntiva, non una conseguenza della teoria.
Che cosa aggiunge questo dossier alla GUP?
Introduce il Principio della Banda di Accesso: la realtà vissuta è la porzione del reale resa accessibile dall’intersezione tra segnali disponibili, sensi, strumenti e modelli dell’osservatore.
“Non siamo soli nella stessa stanza” diventa una teoria scientifica?
No. La compresenza di segnali non percepibili è un fatto; l’esistenza di altri piani ontologici o soggetti invisibili resta un’ipotesi. La GUP può studiare il problema dell’accesso senza presentare l’ipotesi come prova.
Tracce verificabili.
- NASA / WMAP, risultati cosmologici del febbraio 2003.
- ESA / Planck, composizione cosmica e risultati principali.
- CERN, The Standard Model.
- NASA Science, limiti dello spettro visibile umano.
- NASA, neutrini e attraversamento della materia.
- LIGO Scientific Collaboration, gravitational-wave science.
- Keller & Mrsic-Flogel, Predictive Processing: A Canonical Cortical Computation, Neuron.
- Giuliana Conforto, Il Nuovo Mondo, testo del 2003.
- Tgcom24, presenza di Giuliana Conforto a Il Senso della Vita, 12 gennaio 2006.
- DESI, risultati sui possibili indizi di energia oscura evolutiva, 2025.
- DESI DR2, Lyman‑alpha e nuove misure cosmologiche, luglio 2026.












