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Bombardino Fight Club

Sono 27 anni che i “mercatini di Trento” stregano visitatori ed inebriano gli oriundi, il mercatino non è solo un evento della città, si è evoluto a tutti gli effetti in un’entità umanoide, un compagno alle cene dei coscritti, un amico da andare a trovare: “Dai andiamo al Mercatino”, “Hey, hai visto il mercatino come sta?” “Il mercatino ieri l’ho visto un po’ congestionato”.

Il Mercatino è quell’amico che ti invita per una cosa al volo – “dai che facciamo presto, anche io sono KO” – con la consapevolezza da parte di entrambi che la “cosa al volo” si tramuterà in un pogo fra Parampampoli e cauzioni, tra frittelle di mela e tazze dell’amicizia, perché si sa che quello che succede ai Mercatini… lo sa tutta Trento!

Ecco perché a distanza di 4 anni dalla guida più seguita per affrontare al meglio la Cerimonia del Brulè, che siamo sicuri a breve verrà pubblicata sulla Lonely Planet, siamo a fornire a foresti e nativi un nuovo capitolo della saga alcolica: perché come le foche hanno il grasso, così i Trentini hanno il Bombardino.

Il Bombardino è quella creatura mitologica che abita i territori cerniera fra mondo germanico e tradizione latina, da prima che i Reti iniziassero la moda dei risvoltini per l’acqua alta a Ledro.

Il Bombardino è, a tutti gli effetti, parte del naturale DNA dei Trentini e merita rispetto e grande ammirazione; pellegrinaggi di nicchia si recano ogni anno presso il santuario segreto, portando doni e offerte votive, chiedendo la benedizione per allontanare il morbo dell’astemio e garantire la capacità di reggere sempre “quello della staffa”.

Rispetto alle altre bevande offerte al Mercatino, il Bombardino è il “21 vittoria, grande baldoria” della serata: è quella bevanda a cui si arriva dopo aver giocato diverse mani di Brulè, intervallate dai fumi del Parampampoli, solo alcuni impavidi sfidano la sorte, sentendosi baciati dalla dea guercia e affrontando il Bombardino con un All-In alla prima mano, vivendo quel brivido di eccitazione mista a preoccupazione che accompagna fino all’ultima raschiata del cucchiaino sul fondo della tazzina.

Il Bombardino può essere paragonato ad un giubbotto salvagente posizionato sotto la poltrona, è il dispositivo di emergenza da estrarre quando il freddo bacio dei dissennatori risale dai bolognini della piazza e, come da istruzioni di sicurezza, va azionato tirando l’apposito amico solo una volta usciti dalla bolgia del brulè, seguendo l’apposito corridoio luminoso.

La strategia per avvicinare la sacra bevanda richiede però delle regole fondamentali, che mai vanno dimenticate, perché siatene certi, lo sguardo del Vescof sarà puntato su di voi e si sa che il grande occhio vede tutto!

Prima regola del Bombardino: Mai parlare del Bombarino. Non lo sentirete mai nominare, perché rispetto al cugino Brulè, il Bombardino va cercato. Sguardo fiero, puntato verso l’alto, fatevi guidare anche dal senso ancora non obnubilato dal freddo inverno: l’udito vi porterà in direzione del suono della panna spray che copre questa delizia.

Seconda regola del Bombardino: Non dovete parlare mai del Bombardino. Perché come gli atavici Trentini sanno, più se ne parla, meno ne rimane per noi!

Terza regola del Bombarino: se qualcuno si accascia, è spompato, grida basta, fine del combattimento. Non tutti hanno il fisico per reggere il Bombardino ma lo sforzo va premiato, quindi non ci si deve accanire sullo sconfitto.

Quarta regola del Bombardino: si combatte solo due per volta. Il Bombardino è una dichiarazione di fiducia, va bevuto guardandosi negli occhi e lacrimando assieme a causa dei fumi caldi, che a confronto i suffumigi con il Vix vi sembreranno collirio defaticante.

Quinta regola del Bombardino: un combattimento alla volta ragazzi. Vista la conformazione delle tazzine utilizzate per la sacra bevanda, non vi sarà possibile affrontare più Bombardini insieme, è necessario cercare di mantenere quel rispetto e decoro che solo un pezzettino di cioccolato incastrato fra gli incisivi sa dare.

Sesta regola del Bombardino: niente camicia, niente scarpe. Eh si, il Bombardino richiede un dress code preciso: calzettoni pesanti ma traspiranti, maglione senza cappuccio e giacca con maniche aderenti. Deve infatti essere lasciato lo spazio adeguato a svolgere manovre di stretching mano-bocca, dovrete essere comodi per eseguire la retromarcia rispetto al bancone dell’ordinazione evitando di far cadere l’orgasmica montagnola di panna e dovrete essere pronti a sentire il “dracarys” sprigionarsi dai vostri piedi dopo il primo sorso.

Settima regola del Bombardino: i combattimenti durano per tutto il tempo necessario. Non dovete avere fretta, il Bombardino non è bevanda da spostamento di gregge come il Brulè, il Bombardino è quella voglia di “Qualcosa di buono” che solo Ambrogio sa soddisfare: ci sarà un inizio ma non si sa se vi sarà una fine…

Ottava regola del Bombardino: se questa è la vostra prima sera al Mercatino, dovete combattere. Questa è LA regola dell’aurea bevanda. Non fatevi ammaliare dal richiamo delle campane delle casette circostanti, fatevi legare al vostro amico zitadino, come novelli Ulisse non ascoltate il canto tentatore del Brulè e qualsiasi cosa succeda fate rotta verso il Bombardino!

Tutte le regole qui indicate, sono un abstract di anni di esperienze fatte all’Università della vita, affinate con periodi di specializzazione nelle valli e Master di II livello presso il Weinachtsmarkt di Grande Inverno. Speriamo quindi possiate farne buon uso, consapevoli del tesoro che qui vi è stato svelato, una strada verso il Nirvana, perché si sa che l’importante non è la meta ma il viaggio attraverso le bancarelle centrali del Mercatino.

Informazioni importanti:

  • diffidate di coloro che vi dicono “Il Bombardino è il Vov riscaldato” (SHAME ON YOU!)
  • qualora vi venga servito senza panna e scaglie di cioccolato: fuggite sciocchi!
  • meglio la tazzina trasparente del bicchierino di cartone riciclato: perché green è bello ma zaldo è meglio!

Bombardino Fight Club ultima modifica: 2018-12-21T11:53:26+00:00 da Eleonora L.
Eleonora L.
The Connector of ideas: "and now we fly for ourself"
Eleonora L.

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