ZANZIBAR – TERRA DI SOGNI E COMPROMESSI

Se mi chiedessero di descrivere Zanzibar in una sola parola direi senza pensarci: PARADISO.  Fin da quando, ancora sull’aereo, si dà un’occhiata laggiù, dove l’azzurro del mare si confonde con quello del cielo, viene quasi la pelle d’oca da quanto sembri un sogno.

 

Ma partiamo dai presupposti che ci devono essere per fare un viaggio in questa terra idilliaca: innanzitutto, il periodo. A Zanzibar, isola che si trova al largo della Tanzania, il clima è tropicale, il che vuol dire che tutto l’anno fa caldo (dai 20°di agosto ai 24°di aprile). Tuttavia c’è un fattore da tenere in considerazione: il periodo delle piogge che si presenta in due periodi dell’anno, tra novembre e dicembre e tra fine febbraio e maggio. Cercate quindi di evitare un viaggio a Zanzibar in quei periodi se non volete trovarvi ad essere un tutt’uno con l’acqua del mare.

Il secondo presupposto è il motivo per cui spingersi così lontano. In genere la ragione per raggiungere le coste dell’isola è di piacere, Zanzibar rappresenta infatti una meta gettonata per visitare un luogo unico per un viaggio importante, come per esempio il viaggio di nozze.

Tuttavia in questo articolo vogliamo dare importanza ad un altro tipo di viaggio che può essere svolto in moltissime parti del mondo. Parliamo del viaggio di volontariato. Zanzibar infatti è tanto bella quanto povera, e vi sono numerosi progetti che portano in questa terra volontari da ogni parte del mondo.

Uno di questi si chiama “Giovani Solidali”, di cui l’ultima edizione risale al 2016. Il progetto fu inizialmente creato da una collaborazione tra il Comune di Rovereto, la Comunità della Vallagarina, l’Assessorato alla Cooperazione allo Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento ed il Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale di Trento. Ha portato per il mondo centinaia di giovani dai 18 ai 28 anni. Molti ragazzi hanno potuto avere l’occasione di vedere e ascoltare come si vive nei paesi in via di sviluppo, in cui la quotidianità è radicalmente diversa dalla nostra.

Adelaide Cuel, ventisettenne di Besenello, ha vissuto in prima persona quest’esperienza, proprio a Zanzibar con i “Giovani Solidali”, durante l’edizione del 2014. Prima di partire è stata formata e preparata a ciò a cui sarebbe andata incontro, e al ritorno ha riportato alla cittadinanza la sua esperienza, assieme ai compagni che hanno fatto questo viaggio assieme a lei. Ci racconta che lei e il gruppetto di ragazzi del progetto si trovavano a Zambiani, parte sud-est dell’isola, parte poco turistica di Zanzibar, senza villaggi e alberghi sulla costa com’è invece comune nelle altre parti. Nel posto dove stavano racconta che la natura era incontaminata e soprattutto rispettata da tutti. Quando la notte calava, il buio era accecante: “La prima sera siamo stati fuori due ore, perché stelle così, mai viste”.

L’associazione a cui facevano riferimento i ragazzi si chiama “Why”, Onlus con sede a Trento che opera a Zanzibar. Adelaide e i suoi compagni si muovevano da un asilo all’altro, entrando in contatto con la popolazione locale, viaggiando su un furgoncino per raggiungere ogni giorno un asilo diverso, qualcuno in riva al mare, altri sperduti nel mezzo della foresta. Negli asili, sovraffollati rispetto agli standard a cui siamo abituati, si occupavano di far divertire i bambini con giochi e piccoli intrattenimenti.

“La realtà con cui sono entrata in contatto”, ci racconta Adelaide, “può essere chiamata letteralmente: un altro mondo. Il tempo è inteso in maniera diversa, convivendo pacificamente e in tranquillità con le altre persone.  -Pole pole- (“piano piano” in Swahili, una delle lingue che si parlano in Africa), è il loro motto, vorrei poter tornare là (ride), mi sentivo a mio agio perché loro sono sempre senza orari, senza impegni. Chiaramente non gli si può imporre una cultura occidentale, consumista e – di corsa-. Va rispettato il loro pensiero, il loro ritmo. Vero è che gli aiuti da parte “nostra” (inteso come comunità occidentale) agli ospedali e alle persone in difficoltà anche in zone così lontane da noi come Zanzibar, è ammirevole”.

Parlando, le chiedo se ci sia stato qualcuno che l’abbia colpita più di qualcun altro, la sua risposta fa davvero pensare: “Se ripenso a quello che ho vissuto, dopo quattro anni sento ancora la nostalgia che ho provato quando ho preso l’aereo per tornare a casa. Sai che, a dire il vero, più che una persona sola, sono stata colpita dalla collettività. Loro sono persone che non hanno niente, ma VERAMENTE non hanno niente, i bambini giocano con i legni, però non ho mai incontrato una persona che non mi abbia fatto un sorriso, anzi si fermano volentieri a dirti qualcosa. Non hanno la spinta a fare le cose di fretta, come molto spesso abbiamo noi, a rincorrere qualcosa di inutile, stanno lì con le galline a mangiarsi il pesce. Mi sono trovata proprio bene con tutti loro. So che è una cosa detta e ridetta però il famoso mal d’Africa esiste, davvero, e lo provi solo se vivi l’Africa da dentro”.

L’esperienza raccontata da Adelaide mi ha dato l’occasione per soffermarmi un attimo a pensare ai valori, a quelli più vicini alla terra, primitivi, che spesso noi, civiltà “avanzata”, abbiamo perso con il corso degli anni, tecnologizzandoci sempre di più e perdendo la connessione con la realtà più pura, con le relazioni umane e con la natura. Abbiamo dato spazio a un “Io” che è diventato con gli anni sempre più grande, un “Io collettivo” che ci ha portato alla noncuranza e al degrado verso ciò che ci circonda e soprattutto verso il “diverso”, che ad oggi sempre di più additiamo invece che imparare a conoscerlo per arricchire noi stessi. Adelaide invece con le sue parole mi ha descritto una realtà attenta a tutti, dai più piccoli ai più grandi, dai neri ai bianchi, dagli umani agli animali e alla natura. Qualche volta per dare un senso al nostro vivere, basterebbe solo fare un passo indietro e guardare il mondo da un’altra prospettiva.

 

ZANZIBAR – TERRA DI SOGNI E COMPROMESSI ultima modifica: 2018-03-01T11:56:09+00:00 da Astrid Panizza
Astrid Panizza
Fin da piccola la passione di scrivere ed inventare storie è cresciuta dentro di me. A sedici anni ho vinto un concorso letterario locale e ho deciso poi di coniugare l’amore per la scrittura con quello dei viaggi. Ho surfato in Australia e camminato nella Pampa argentina, passando per il colorato Brasile e fermandomi qualche tempo anche negli Stati Uniti. Queste solo alcune delle moltissime parti del mondo che hanno toccato i miei piedi, cambiando il mio spirito ed aprendo la mia mente. Quando a penso a me stessa mi vedo persa in giro per il mondo, con uno zaino in spalla e i piedi ben fissi sulle nuvole!
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