I PRO E I CONTRO DELL’(EX) IMPERO KHMER – Cambogia

Et voilà! Siamo giunti al momento conclusivo della nostra permanenza in Cambogia.

Una nazione che sta cercando di rinascere dopo averne subite di cotte e di crude, dalla guerra civile, ai bombardamenti durante la guerra del Vietnam, al terribile regime di Pol Pot.

Questa volta, per variare, partiremo da cosa ci ha fatto innamorare di questo luogo, invece che da cosa non ci è piaciuto.

Angkor

Innanzitutto una delle cose che ci ha colpito di più sono state le molteplici sfaccettature di questo paese: qui infatti vi si trova di tutto e per tutti i gusti.

Vi sono tra i party più sfrenati di tutto il sud est asiatico, pub crawl (maratone alcoliche passando per tutti i bar di una via o quartiere). Alcol e “happy food” sono estremamente economici e alla portata di tutti. Allo stesso modo però è presente una storia millenaria, rovine di templi maestosi, tradizioni secolari e una spiritualità fortemente radicata nella popolazione. E ancora, sempre restando in ambito storico, si possono fare esperienze come quelle delle fosse comuni e della prigione S21 che lasciano l’amaro in bocca e tante riflessioni e considerazioni nella testa. Ci sono anche luoghi incontaminati, isole (quasi) vergini e intere aree dove la presenza del turismo è molto limitata e sono il posto ideale per rilassarsi, incontrare e passare del tempo con i locali e immergersi nella natura.

Un luogo davvero suggestivo è stato Koh Trong, nei pressi di Kratie. Quest’ultima è una cittadina di per se piuttosto caotica e per niente interessante, ma basta prendere il traghetto (beh, traghetto … si tratta più che altro di una minuscola barchetta in legno sgangherata che imbarcava acqua) e attraversare il Mekong per trovarsi su questa graziosa isoletta, dove il tempo sembra essersi fermato: girando in bicicletta infatti potrete ammirare piccole casette in paglia, bambini che giocano con l’argilla al lato del fiume, i carri trainati da buoi. Attività ormai andate perdute, nel mondo del cemento armato, dei motori a propulsione e dello smartphone.

Altro pro: i bambini in Cambogia sono splendidi! In generale i cambogiani sono delle persone molto aperte, sorridenti e curiose, ma i bambini sono di un’allegria, una vivacità e una genuinità unica! Più e più volte siamo stati approcciati da gruppi di bambini che volevano farci giocare a pallone, mostrarci i vasi in argilla che avevano appena creato, tutti felicissimi di poter interagire con i viaggiatori stranieri, nonostante il tipo di interazione fosse molto semplice, fatta di gesti e sorrisi. Ma forse era proprio questo, a renderla così speciale.

Infine, terzo punto a favore è il cibo. Non così sensazionale come quello del Vietnam, ma comunque i curry khmer, il granchio con il pepe di Kampot, i pesci alla griglia speziati e tanti altri piatti si sono difesi in maniera più che egregia. Dobbiamo ammettere che abbiamo mangiato bene quasi ad ogni pasto. E anche qui si trova, per fortuna, il delizioso caffè vietnamita!

Ma la Cambogia non è tutta sorrisi e natura, anche qui troviamo (come in ogni nazione del resto) parecchi contro. O meglio, non così tanti, ma quelli che ci sono, sono piuttosto marcati.

Il costo della vita innanzitutto, specialmente sulle cose di basso valore. La moneta ufficiale è il dollaro (dai bancomat si possono prelevare solo dollari americani), mentre il Riel cambogiano viene usato solo dai locali, come resto al posto dei centesimi (1$ = 4000 Riel). Quindi, in moltissimi posti, specialmente quelli turistici, ogni bene che in altri stati asiatici costa pochi centesimi, qui viene arrotondato ad 1$. Pernottamento e cibi nei ristoranti sono decisamente più costosi che in Vietnam, ma man mano che il valore della merce in questione cresce, le differenze si assottigliano.

E se questo primo contro è abbastanza trascurabile, gli altri due non lo sono affatto!

L’inquinamento innanzitutto. Dappertutto, ma veramente dappertutto, ai lati della strada si trovano immondizie, cianfrusaglie abbandonate e falò di plastica; le coste sono “addobbate” di scatole di polistirolo, bottiglie di vetro, sacchetti di nylon e chi più ne ha più ne butti. Pure la spiaggia di Koh Ta Kiev, l’isola che nell’articolo chilling in Cambogia avevamo descritto come deserta e selvaggia, è disseminata di schifezze! Un pugno nell’occhio, quando si vuole ammirare un tramonto dalla riva, o ci si vuole sdraiare in spiaggia dopo una rinfrescante nuotata nelle acque cristalline.

sdr

L’inquinamento tuttavia, oltre ad esser causato da un senso civico inesistente da parte dei cittadini e da un’assenza totale di servizi pubblici di raccolta e smaltimento rifiuti, è sicuramente anche dovuto all’industrializzazione smodata e alla colonizzazione cinese del territorio. La Cambogia è uno stato molto povero, e i ricchi magnati cinesi se ne stanno impossessando in maniera sregolata: costruendo obbrobriosi hotel nei parchi naturali, comprando e ricoprendo spiagge (o isole intere) con colate di cemento per costruirci strade, abitazioni, resort e casinò. Del resto, il dio Denaro conquista tutti, purtroppo. Specialmente in uno stato altamente corrotto come la Cambogia, dove pur essendoci una democrazia, è presente un unico partito, il Cambodian’s People party.

Quindi concludendo, questa Cambogia ci ha fatto divertire e brindare alla vita, ci ha fatto ridere assieme a persone di ogni età, ci ha fatto rilassare in spiaggia e lungo il fiume, ci ha immerso nella storia e nella cultura Khmer, ci ha permesso di visitare templi, santuari e palazzi, ci ha ricoperto di spezie e sapori unici nei mercati locali… ma ci ha anche lasciato con un senso di malinconia, sia per il suo straziante passato, sia per l’inquinamento e per la presenza di tutti quegli scempi edilizi.

Insomma questo ex impero Khmer ha suscitato in noi delle emozioni forti e totalmente contrastanti fra loro. A noi questa piccola Cambogia è davvero piaciuta!

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I PRO E I CONTRO DELL’(EX) IMPERO KHMER – Cambogia ultima modifica: 2018-06-01T14:12:27+00:00 da The Back Pachers
The Back Pachers
The Back-Pachers nasce da un idea, un sogno, un progetto di Andrea Pacher e Veronica Franchi di raccontare in questo blog le loro avventure nel sud est asaitico e in India. Lui biotecnologo, lei ostetrica, entrambi residenti nella caotica metropoli londinese. Da sempre curiosi e desiderosi di espandere I propri orizzonti, dopo qualche anno di vita frenetica nella capitale inglese, ha iniziato ad alimentarsi in loro il desiderio di viaggiare e di scoprire nuovi paesi e culture, di prendere una pausa dagli oneri della vita occidentale e di vivere insieme, questo viaggio.
The Back Pachers

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