Io parlo agli Elefanti

VIAGGIATORI RESPONSABILI IN THAILANDIA: INTERAZIONI CON GLI ELEFANTI

Rieccoci con il secondo capitolo di questa entusiasmante saga “viaggiatori responsabili in Tailandia”. Non appena metterete piede nel nord della Thailandia, a Chiang Rai, Pai e soprattutto a Chiang Mai, non potrete fare a meno di essere circondati da agenzie di viaggi che offrono pacchetti di un giorno o più in compagnia degli elefanti.

Le attività offerte sono tra le più disparate, dal più classico “elephant riding” che consiste in un bel giretto nella giungla stando comodamente su di un portantino fissato al collo dell’animale, alle più strane quali: “partita di calcio con gli elefanti”, o “ammira l’elefante che dipinge”. Uno leggendo queste proposte potrebbe pensare che siano assurde, e indovinate perché?! Perché lo sono!!!!

Ma iniziamo con ordine, perchè per capire il turismo legato (spesso allo sfruttamento e maltrattamento) degli elefanti, è necessario fare una piccola regressione che spieghi come si sia arrivati a tutto questo.

La Thailandia ha utilizzato gli elefanti come bestie da carico per millenni, usandoli per trasportare legna dalla giungla o utilizzandoli come mezzi di trasporti per la famiglia reale.

Nel 1989 ci fu una svolta radicale: l’uso degli elefanti per il trasporto di legname venne dichiarato illegale. Qualcuno potrebbe pensare che questo sia un bel lieto fine e che da quell’anno in poi tutti gli elefanti vissero per sempre per sempre felici e contenti, ma (eh si, c è un gran bel ma a rovinare tutto) purtroppo non fu così.

A questo punto migliaia di elefanti si trovarono disoccupati e fu così che i mahouts (i loro addestratori e guidatori) e con loro anche i mandriani si trovarono a dover escogitare nuovi metodi per usare gli elefanti con profitto.

Specifichiamo che un’elefante infatti non è per niente economico da mantenere.

Uno di questi giganti mangia giornalmente all’incirca 130kg di cibo, per un ammonto di circa 80$ dollari al giorno!! I mahouts in passato evitavano questi costi di mantenimento esorbitanti tenendo gli animali nella foresta (quando non erano al lavoro) dove potevano cibarsi liberamente e soprattutto gratis! Purtroppo negli ultimi secoli la Tailandia ha perso circa il 60% delle foreste vergini, e gli spazi e la disponibilità di cibo non sono più sufficienti a coprire il fabbisogno dei 3500-4000 elefanti ancora presenti in Tailandia. Anche se fossero messi in libertà, i nostri amati pachidermi morirebbero di fame.

Quindi come fare per tenere gli elefanti, sostenere i costi di mantenimento e pure guadagnare?

È proprio negli anni in cui la Tailandia inizia anche a vedere un numero di turisti ogni anno maggiore che nascono a Chiang Mai i primi “elephant camps” luoghi dove i turisti possono ammirare gli elefanti in spettacoli di circo o utilizzarli come suggestivo mezzo di trasporto nella giungla.

Vogliamo ora parlarvi di come gli elefanti vengono “educati” in questi spassosi elephant camps sin da quando sono cuccioli, in quanto un elefante libero non si lascerebbe mai cavalcare dall’uomo. I piccoli vengono quindi separati dalla madre, messi in una gabbia o un buco nel terreno dove non hanno la possibiltà di muoversi. Vengono picchiati con bastoni, feriti con lance e come se non bastasse, messi a digiuno e gli viene impedito di dormire. Tutto questo con lo scopo di distruggerne lo spirito e renderli docili.
I maltrattamenti continuano anche nell’età adulta, una volta che il processo di addomesticamento è completato, per far capire all’animale quando sbaglia e per farlo continuare ad essere motivato a comportarsi come il padrone desidera.

Senza la possibilità di esser rimessi in libertà e con le condizioni vergognose in cui vengono trattati nei circhi, sembrerebbe una storia in cui i nostri amici elefanti non hanno mai un lieto fine, ma (e questa volta è un ma che porta delle buone notizie) un turismo che ha a cuore il benessere degli elefanti esiste!
Un eco-turismo che consente ad animali sottratti al questo tipo di sfruttamento di essere inseriti in un nuovo contesto che è molto simile al loro ambiente naturale, dove vengono nutriti e curati e dove le interazioni con il turista avvengono in modo rispettoso per loro!

Gli elefanti vengono comprati ai campi di lavoro o circhi in base alla loro età (più l’elefante è giovane più il costo di riscatto sarà alto), considerando che la vita media di un elefante è di circa 50 anni, un elefante di un paio di anni costerà all’incirca 80.000$ mentre uno di 35 anni costerà all’incirca 30.000$.

Se ora addizionate i costi che un elephant sanctuary deve sostenere per comprare gli elefanti, per pagare gli ettari di terreno necessari ad accoglier questi giganti, per pagarne le cure veterinarie al loro arrivo, e l’enorme quantitativo di cibo di cui si nutrono non è difficile capire perché spendere una giornata con questi straordinari animali ha un costo di circa 50-80$ per un turista. Certo, comparato con i circa 25-30$ del costo di un “elephant ride” nella giungla è più del doppio, ma è per il benessere dell’animale, quindi spendeteli con il sorriso, consapevoli di aver fatto la scelta giusta.

Quindi concludendo, il messaggio con cui vorremmo salutarvi per questa settimana è: se volete un occasione per interagire con questi giganti buoni la Tailandia è sicuramento il posto giusto per farlo! Fate una piccola ricerca sugli elephant sanctuary della zona, accertatevi che non venga offerta nessuna “ride” ne con il portantino ne a schiena libera.

In questo modo non solo passerete una giornata indimenticabile ma tornerete anche a casa sapendo di aver dato un piccolo contributo per la liberazione di un altro elefante dai campi di lavoro illegali o i circhi!

“Noi non riusciamo a pensare a niente di meglio, voi?”

Io parlo agli Elefanti ultima modifica: 2018-07-04T12:12:43+00:00 da The Back Pachers
The Back Pachers
The Back-Pachers nasce da un idea, un sogno, un progetto di Andrea Pacher e Veronica Franchi di raccontare in questo blog le loro avventure nel sud est asaitico e in India. Lui biotecnologo, lei ostetrica, entrambi residenti nella caotica metropoli londinese. Da sempre curiosi e desiderosi di espandere I propri orizzonti, dopo qualche anno di vita frenetica nella capitale inglese, ha iniziato ad alimentarsi in loro il desiderio di viaggiare e di scoprire nuovi paesi e culture, di prendere una pausa dagli oneri della vita occidentale e di vivere insieme, questo viaggio.

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