NELLA MAGIA DI LONDRA

Che sia in Europa o fuori dall’Europa, Londra manterrà sempre il suo fascino “British”, a metà tra la formalità della famiglia reale e la magia di Harry Potter.

Questo fascino ha sempre suscitato in me grande interesse, al punto che, a novembre di quattro anni fa, ho deciso che Londra sarebbe stata la mia casa per qualche mese. Avevo deciso, infatti, che fare l’aupair, in italiano “ragazza alla pari”, sarebbe stata l’esperienza giusta al momento giusto, cioè appena dopo essermi laureata in Lingue, per mettere in pratica l’inglese studiato ormai da anni. Essere aupair significa prendersi cura di uno o più bambini a tempo pieno, essere quindi una sorta di membro della famiglia che si occupa della gestione dei più piccoli.

Su Internet allora ho consultato il sito “Aupairworld”, piattaforma virtuale che connette famiglie con ragazzi in cerca di lavoro come aupair. Il sito non richiede nessuna tassa d’iscrizione ed è molto facile ed intuitivo da usare, lo consiglio a chi volesse fare un’esperienza come la mia. Mi sono iscritta e dopo aver inserito una descrizione personale e le nazioni possibili dove avrei voluto vivere quest’esperienza, mi si è aperto un mondo di possibilità. Ad un certo punto mi si è presentata l’occasione di una famiglia con un bambino di un anno, abbiamo fatto qualche chiamata su Skype, ho conosciuto il piccolo attraverso uno schermo video e quando sia io che la famiglia abbiamo deciso che saremmo stati l’abbinamento giusto l’uno per l’altra, ho prenotato il volo e via. Alea iacta est, il dado è tratto. Era ormai già ora di partire.

Planando con l’aereo sulle nuvole fui accolta da una leggera pioggia, tipica del clima londinese, mi sarei abituata di lì a poco. Arrivai in una zona molto bella della città, South Kensington, a un’ora e mezza a piedi da Buckingham Palace, da cui a volte passavo durante la corsetta settimanale, dando sempre un’occhiata se la bandiera era issata, segno della presenza della regina Elisabetta nel palazzo. Durante il giorno mi prendevo cura del bambino, a cui mi affezionai molto e lui a me, era un tenerone con gli occhi marroni e i boccoli biondi!

Durante il tempo libero invece, mi dedicavo alla visita della città, spesso camminando in lungo e in largo, ma prendendo anche i mezzi pubblici. Londra è davvero semplice da girare, basta infatti una mappa della città e una della metropolitana, su cui vi sono anche i percorsi degli autobus, per avere la scelta tra gli spostamenti sotterranei, velocissimi, e quelli su terra, più lenti per via del traffico, ma più caratteristici perché si può salire su di un autobus a due piani, quelli rossi che si vedono sempre nei film!
Più il tempo passava, più mi abituavo a quel nuovo equilibrio, la mattina tenevo il piccolo, il pomeriggio avevo il corso di inglese e durante i fine settimana mi calavo nelle vesti di viaggiatrice, a spasso per la città spesso senza meta, per il solo gusto di camminare e scoprire nuovi angoli di Terra, sconosciuti a chi segue la via tracciata. Poi capitava anche che mi perdessi, ma quello è un altro discorso …

Una nota negativa in questo vivere all’estero c’era, ed è un qualcosa che spesso accompagna chi sceglie una vita lontana dalla propria zona sicura. La nostalgia. Capitava qualche volta che sentissi la stretta allo stomaco tipica di quando c’è qualcosa che non va, magari dopo aver sentito per telefono i miei genitori, i miei amici o il ragazzo di allora. Non è semplice lasciare i propri cari alle spalle e partire, seppur anche solo per qualche mese. E’difficile andare a vivere con qualcuno che non conosci, in casa loro per essere non ospite ma “dipendente”, seppur si crei un clima di familiarità. Ma vi assicuro che ne vale la pena, la vale tutta proprio. Stare lontano da casa propria ed avere qualcosa da fare, avere qualcuno con cui parlare in un’altra lingua e vivere un’altra vita mi ha permesso di aprire gli occhi su quella che era la mia realtà prima di partire. Ho avuto l’opportunità, infatti, di guardare da lontano e con obiettività quella che ero io in Italia, vedendomi con un occhio diverso, analizzando le situazioni che mi erano capitate da un altro punto di vista rispetto a quello che avrei avuto stando in Italia.

Questo, più di tutto, credo sia stato il punto per cui ritengo sia da non perdere l’occasione di vivere un periodo all’estero. Perché apre gli occhi, fa pensare e cambia, cambia radicalmente.

Nel mio caso, ha cambiato me stessa sia da un punto di vista di mentalità ma anche da un punto di vista di maturità, perché il lavoro di ragazza alla pari va oltre quello di babysitter e si avvicina a quello che può essere una mamma. Prendere questo lavoro sul serio permette di crescere e far crescere la personcina di cui ti prendi cura, che culli o tieni per mano.
Quando sono arrivata a Londra il “mio” bambino gattonava e mi guardava con i suoi grandi occhi un po’spaesato, non capiva chi fossi e non sapeva se poteva fidarsi di me o no. Durante la mia permanenza mi ha preso per mano, l’ho visto fare i suoi primi passi e dire la sua prima parola. Se ci penso ancora mi viene la pelle d’oca e gli occhi lucidi.
Fare la ragazza alla pari si avvicina sì al ruolo che una mamma ha, ma con la consapevolezza che prima o dopo questa storia finisce, che il tempo che ci è concesso è limitato e bisogna farne tesoro. E’un viaggio che consiglio a chi ha passione verso i bambini, ma ha la forza di saper lasciar andare, sia la mano del piccolo quando è in grado di fare il primo passo, sia la casa in cui si sono passati momenti felici, unici e indimenticabili.

Sono passati quattro anni da allora e ancora adesso mantengo i contatti con la famiglia con cui sono stata a Londra, anche se loro non vivono più lì ma ancora più lontano. Mi ha fatto davvero piacere scrivere dei miei ricordi e ammetto che qualche lacrimuccia è scesa mentre scrivevo, ma se questo è servito per spingere qualcuno a lasciare il porto sicuro verso un’altra nazione, non è stato uno sforzo vano.
E se non fosse servito a questo scopo, comunque spero che un giorno, quando sarai cresciuto, queste pagine potrai leggerle tu, che mi guardavi con quegli occhioni grandi grandi e mi sorridevi con due denti davanti, tu che mi hai preso per mano e hai iniziato con me un lungo viaggio, che continua ancora adesso anche se siamo distanti. Perchè ti voglio bene e te ne vorró sempre, mio piccolo Luca.

NELLA MAGIA DI LONDRA ultima modifica: 2018-03-08T15:16:10+00:00 da Astrid Panizza
Astrid Panizza
Fin da piccola la passione di scrivere ed inventare storie è cresciuta dentro di me. A sedici anni ho vinto un concorso letterario locale e ho deciso poi di coniugare l’amore per la scrittura con quello dei viaggi. Ho surfato in Australia e camminato nella Pampa argentina, passando per il colorato Brasile e fermandomi qualche tempo anche negli Stati Uniti. Queste solo alcune delle moltissime parti del mondo che hanno toccato i miei piedi, cambiando il mio spirito ed aprendo la mia mente. Quando a penso a me stessa mi vedo persa in giro per il mondo, con uno zaino in spalla e i piedi ben fissi sulle nuvole!
Astrid Panizza
Astrid Panizza

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