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ERASMUS – UNA GENERAZIONE EUROPEA di STUDENTI CRESCIUTA CON UN PROGETTO VINCENTE.

ERASMUS. DALLA NASCITA AI SUOI 31 ANNI. UNA GENERAZIONE EUROPEA di STUDENTI CRESCIUTA CON UN PROGETTO VINCENTE.
La parola “Erasmus” nel 2018 fa pensare a una cosa sola: un’esperienza di studio o tirocinio per studenti universitari in uno dei Paesi dell’Unione Europea. Molti sono i ragazzi che usufruiscono o hanno usufruito di questa opportunità, studenti di laurea breve, magistrale, fino a chi frequenta un dottorato di ricerca.

Da una recente statistica della Commissione Europea conosciamo i numeri dei partecipanti al progetto di mobilità. Il primo anno (1987) partirono in 3200, il numero è diventato sempre maggiore raggiungendo in questi ultimi anni cifre da capogiro. Durante l’anno accademico 2012-2013, 267.500 persone hanno preso il volo per un altro Stato, numero che è salito nel 2014-2015 con 291.400 partecipanti e secondo le stime raggiungerà i 347.100 in questo 2017-2018.

La media di età dei partecipanti al programma è di 22 anni, il 61%  è donna e l’Italia rappresenta il quarto paese come numero di studenti inviati all’estero dopo Spagna, Germania e Francia,  e quinta come scelta di Paese in cui arrivare, dopo Spagna, Germania, Regno Uniti e Francia.

Il nome “Erasmus” è stato scelto come riconoscimento ad Erasmo da Rotterdam, umanista del ‘500 che ha vissuto e fatto la spola tra università di tutta Europa. E’inoltre un acronimo (“European region action scheme for the mobility of university students”) legato alla possibilità concessa agli studenti di spostarsi e conoscere Paesi europei diversi dal proprio.

Il programma di mobilità Erasmus nasce il 15 giugno 1987 dal Consiglio d’Europa. Con esso si intende offrire a tutti gli studenti la possibilità di svolgere uno o due semestri in un Paese estero dell’Unione Europea per vedersi riconosciuti poi gli esami anche nel proprio Stato di origine. Gli studenti possono inoltre usufruire di una borsa di studio per mantenersi fuori da casa.

In realtà però, non tutti lo sanno, l’idea di questo progetto nasce molto tempo prima della sua entrata in vigore. Nel 1958, infatti, la professoressa Sofia Corradi, attuale direttrice del programma Erasmus, allora studentessa all’Università di Roma, al ritorno da un soggiorno di un anno negli Stati Uniti presso la Columbia University, si vide negato il riconoscimento degli esami svolti all’estero e fu costretta a rifarli tutti di nuovo in Italia.

Dopo la sua laurea e il proseguimento della carriera in ambito accademico, decise quindi di condividere con i colleghi la sua esperienza e soprattutto la sua idea innovativa – ciò che sarebbe diventato l’Erasmus – coinvolgendo i rettori di altre università europee e i ministri di Italia e altri Paesi. Nacque così, da un “arrabbiatura”  – come ama ricordare la Corradi, chiamata da allora “Mamma Erasmus” – il progetto di mobilità internazionale Erasmus che ha fatto sì che la sua esperienza negativa non si ripetesse più per altri studenti.

Secondo questa donna che ha cambiato il futuro di numerosi studenti, riuniti sotto l’appellativo di “Generazione Erasmus”, chi vive quest’esperienza impara a conoscere se stesso passando così nella fase adulta della propria esistenza. Un ulteriore arricchimento che porta l’Erasmus è quello di apprezzare di più il proprio Paese dopo aver vissuto in un altro Stato per qualche tempo:

“Tutti gli studenti tornati dell’Erasmus mostrano una maggior stima di se stessi e della propria cultura nazionale rispetto ai ragazzi che non sono partiti. Sanno come si dialoga con persone esterne alla propria cultura, non giudicano, amano il diverso. Hanno una marcia in più e un’esperienza di valore sul curriculum. “

L’Erasmus afferma quindi valori universali, agevola l’apertura verso i “diversi” (chiunque essi siano) e consolida relazioni personali. La conoscenza dell’altro, infatti, non riduce la nostra identità, ma la arricchisce, la mette a confronto e la lega nel tempo. Questo è la dimensione europea in senso proprio, che forse al giorno d’oggi abbiamo un po’perso di vista.

In questa società molto spesso alla deriva e senza stimoli, il consiglio è quindi quello di ripartire dai valori dell’Erasmus, di aprire la propria mentalità e di fare in modo che ciò che sta fuori, ciò che è diverso da noi, sia essenzialmente un motivo di crescita.

Come racconta Marco Bontempi (docente di Sociologia contemporanea all’Università di Firenze), in una puntata sul canale televisivo Rai storia, uno studio del 2015 sul rapporto tra frequenza Erasmus e mondo del lavoro mostra che due terzi degli imprenditori intervistati in tutti i Paesi UE apprezzano l’esperienza all’estero come qualità di selezione dei candidati. Inoltre, secondo un rapporto del 2016, la Commissione Europea afferma che chi ha fatto l’Erasmus ha più probabilità di dimezzare il tempo di disoccupazione. Le ragioni sono molteplici, in primis la miglior conoscenza della lingua inglese rispetto ai coetanei che si sono mantenuti sul suolo italiano, inoltre chi ha partecipato ad un programma Erasmus possiede maggiore capacità di risoluzione dei problemi in situazioni di difficoltà, adattabilità, mostra curiosità e capacità organizzative non indifferenti.

Fra le numerose partenze di quest’anno, c’è stata anche quella di Elena Polesello, studentessa friulana, 23enne, della facoltà di Psicologia all’Università di Padova. Ora lei è in Grecia, a Salonicco, dove sta per finire il primo semestre del suo secondo anno di magistrale.

La sento per telefono, mi risponde allegra ma con un po’di timore perché dice di non aver mai risposto a un’intervista. “Sono solo poche domande, basta che tu mi risponda come se stessimo facendo una chiacchierata”, la rassicuro. Cominciamo così, come se ci trovassimo in un bar davanti a una tazza di té fumante.

Cosa ti ha spinto a provare quest’esperienza e perché hai scelto la Grecia come Paese in cui passare questi mesi?

L’Erasmus è sempre stato un po’il mio sogno, dentro di me ho il desiderio di viaggiare ma non ho mai vissuto fuori casa prima d’ora e quindi questo fatto mi spaventava, non mi sentivo mai pronta o le occasioni non si incastravano nella maniera migliore. Poi ho preso il coraggio a quattro mani e sono stata un breve periodo in Inghilterra, da sola, conoscendo persone nuove e facendo esperienze che mai avrei creduto di fare. Ho visto quindi che ce la potevo fare, che era arrivato il momento. Il mio grande desiderio era quello di migliorare il mio inglese, di riuscire ad esprimermi e a comunicare con persone di nazionalità diverse in maniera sciolta, e l’unico modo sarebbe stato quello di immergersi totalmente nella lingua, di essere costretta a parlarlo. Quindi l’Erasmus poteva essere un’occasione anche da quel punto di vista. In realtà prima di partire non avevo un’idea precisa di cosa aspettarmi. Forse è meglio così, altrimenti non partivo neanche, se mi avessero detto tutto (ride). La Grecia l’ho scelta per questioni pratiche, perché ho trovato esami corrispondenti al mio corso di laurea di Padova e perché il livello di inglese richiesto non era troppo alto.

Descrivici una tua giornata a Salonicco. E’ simile ad una giornata a Padova?

Partendo dal presupposto che in Grecia i tempi sono più rallentati rispetto all’Italia, infatti qui, soprattutto gli studenti si svegliano tardi la mattina e non si ha mai fretta, vi descrivo due giornate tipo in Grecia. La prima giornata è quella infrasettimanale. Quando avevo la frequenza (finita in gennaio) mi alzavo, andavo in Università e seguivo le lezioni per poi andare in mensa che è sempre molto frequentata. Nel pomeriggio ho spesso svolto qualche lavoro di gruppo con i miei compagni di corso, oppure ho partecipato ad attività dedicate agli Erasmus, mentre la sera solitamente si mangiava e poi si usciva rientrando molto tardi. Il giorno successivo, però, per svegliarmi e andare a lezione era una fatica immensa. Se non ho lezione, come in questo periodo, il problema non si pone, mi sveglio tardi e studio, oppure visito la città e i dintorni. Ho già finito la sessione di esami qui in Grecia (ne ho uno a Padova al mio rientro) e ho più tempo libero, infatti questo fine settimana la mia coinquilina mi ospita a casa sua, lontana qualche ora da Salonicco, e la prossima settimana andrò a fare la turista in Turchia, ad Istanbul, con altri ragazzi che come me stanno facendo l’Erasmus. Le giornate sono sempre state DECISAMENTE diverse da quelle di Padova, dove i ritmi erano scanditi in maniera più regolare e dove il week end tornavo a casa quasi sempre.

E’stato facile conoscere nuove persone?  Solo generazione Erasmus o anche persone del luogo?

E’stato sicuramente più facile conoscere ragazzi Erasmus perché l’associazione ESN (Erasmus Student Network) ha organizzato numerose attività per fare in modo che ci si conoscesse tra di noi. Tuttavia, all’interno di questa situazione non è stato facile conoscere tanti ragazzi, un po’per l’imbarazzo iniziale che comunque ci sta, un po’ per la lingua, un po’proprio il fatto che conoscere persone comunque è un processo che richiede del tempo. E poi non è così scontato diventare subito amici, può capitare, ma per costruire qualcosa ci vuole del tempo. Per quanto riguarda i greci, più in generale, ho avuto l’occasione di conoscerli perché ho fatto un corso con persone del luogo e adesso cominciamo ad uscire assieme: peccato che l’Erasmus stia finendo, però sento che si stanno formando proprio dei bei rapporti. Infatti, come mi ha detto una ragazza greca, c’è stata un’iniziale difficoltà per loro nel parlare in inglese con me, mi vedevano come Erasmus ed era come se vivessimo in mondi diversi. La realtà è che il mio metro di misura sono sei mesi ed è un tempo molto breve per costruirsi una “vita”, seppur a termine. Arrivare in un posto nuovo, ambientarti e instaurare rapporti non è così facile e immediato.

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Gli esami in lingua inglese sono stati un ostacolo per te?

Per me è stato un ostacolo già il semplice parlare inglese, relazionarmi in inglese con le persone, per esempio a lezione il fatto di intervenire non è facile nemmeno in italiano, aggiungici il parlare in un’altra lingua…non ero mai sicura all’inizio. Diciamo che la mia difficoltà è stata quindi non tanto la didattica, il materiale, ma essenzialmente la lingua. Ho vissuto però un processo in Università pari alla vita fuori, cioè non avevo solo le lezioni in inglese, ma continuavo a parlarlo una volta finite. Con il tempo ho cominciato a capire anche le lezioni, sicuramente poi studiare da sola l’argomento in inglese, ripetere le parole, ha fatto in modo che mi siano diventate sempre più familiari. Ho sentito di capire sempre di più questa lingua con il passare del tempo, è stato proprio un processo graduale e per fortuna che gli esami sono a fine sessione, quindi mi sono sentita in grado a quel punto di possedere gli strumenti necessari per superarli. Tornando alla tua domanda, sicuramente sono stati un ostacolo però sono molto felice e soddisfatta ora che sono finiti. Ogni volta che uscivo dall’Università dopo un esame ero sempre soddisfatta del fatto che fosse stato in inglese, più del fatto di aver sostenuto un esame. L’ultimo esame mi sono sentita a mio agio con la lingua, mi sono sentita davvero sciolta e posso considerarlo per questo un gran finale per me perché non è facile e non avrei mai pensato di arrivare fino a questo punto qualche anno fa.

Ci sono stati dei momenti di crisi in cui avresti voluto mollare tutto?

(Ride) Figurati!! I momenti di crisi ci sono stati e ci sono ancora, però non ho mai pensato di tornare a casa. Quando mi sentivo giù la data di ritorno mi sembrava troppo lontana, questo sì, l’Erasmus non sembrava finire più, ma non ho mai pensato di scappare via. La nostalgia di un ambiente familiare, sicuro c’è stata, ma il pensiero di tornare a casa mai. Il bello è stato che nei momenti di crisi è sempre stato facile chiamare qualcuno, ho trovato molto sostegno da parte della mia famiglia e dei miei amici e ogni attimo di difficoltà è stato seguito poi da momenti molto felici, intensi, e l’intensità era data proprio dal fatto che quel momento difficile era stato superato.

Ora che sei arrivata quasi alla fine di questo percorso, tornando indietro rifaresti la stessa scelta o preferiresti rimanere in Italia?

Rifarei tutto, tutto da capo. Sai una cosa? Avevo iniziato a fare le carte per andare in Erasmus anche al secondo anno di Università, ma avevo capito che in quel periodo non poteva funzionare e per questo non avevo portato a termine la documentazione. Ora, col senno di poi, sento che è stato giusto così, rifarei proprio tutto quello che ho fatto in passato. Decidere, infatti, di non andare il secondo anno, ma riuscirci adesso che sono all’ultimo di cinque, mi fa capire che questo è stato un percorso necessario e che tutte le tappe mi hanno permesso di arrivare qui più sicura, anzi, più convinta. Quella determinazione che mi ha fatto partire e che poi mi ha portato a dire nei momenti di difficoltà:“Ok, se ripenso a tutto il mio percorso ce la posso fare anche adesso”.

Cosa pensi ti abbia dato questa esperienza?

Adesso è difficile delineare cosa mi abbia portato l’Erasmus perché sono ancora in ballo e non riesco a focalizzare bene, sono ancora immersa in una realtà diversa da quella in Italia. Sicuramente è stata fonte di stimolazione, mi  ha arricchito molto, partendo da un fattore linguistico ma anche personale, umano. Ora faccio molta meno fatica nel buttarmi in situazioni nuove. Se, per esempio, vedo una persona che intuisco proveniente da un altro Paese, mi avvicino e inizio a parlare chiedendole da dove viene con molta più tranquillità rispetto a prima. Credo che questa esperienza mi abbia colpito anche più internamente, ma ora non so mettere a fuoco i dettagli, dovremmo parlarne tra un po’di mesi, quando l’Erasmus sarà finito e sarò più riposata (ride). Quello di cui sono sicura è che mi ha colpito positivamente.

A questo proposito, credi che ti servirà nel futuro aver fatto un Erasmus o rappresenterà per te un’esperienza positiva come tante altre?

Personalmente ritengo l’Erasmus un’esperienza unica e difficilmente comparabile con altre. Per questo sono convinta che i mesi passati in Erasmus saranno preziosi in ogni campo della mia vita. Se vogliamo prendere per esempio la mia futura carriera professionale, la parte personale influirà di certo, mi sento ora più sicura di quando sono partita e in un futuro analizzerò i problemi con più cognizione di causa. Inoltre ho scoperto grazie alla didattica del corso qui a Salonicco, una parte della psicologia molto interessante che prima non conoscevo e che vorrei approfondire in Italia. Quindi, come vedi, anche da questo punto di vista mi sarà certamente utile.

Come pensi sarà il ritorno a casa?

Uuuh (ride). Non lo so. Ci penso spesso ma in realtà non so bene cosa aspettarmi perché avrò sicuramente bisogno di fermarmi un attimo a riflettere, visto che gli stimoli sono stati davvero tanti rispetto alla vita che facevo prima. Poi quello che verrà non lo so, davvero non so cosa aspettarmi. Comunque vada, mi sento di dire che è stato bellissimo, infatti lo voglio consigliare a chiunque abbia anche solo il minimo desiderio di partire, che sente dentro di sé la voglia di provare una nuova esperienza all’estero. A questi ragazzi allora direi: “Provaci, vai”.

Non so se l’Erasmus sia per tutti, perché è un’esperienza MOLTO forte, devi essere convinto di farlo perché se non sei convinto non ha senso. Però per chi ha anche solo un piccolissimo desiderio non c’è dubbio, deve levare l’ancora e salpare verso nuovi mondi.

Chiudo la telefonata con questo augurio da parte sua.

Buon Erasmus, Elena. Buon rientro!

 

SITOGRAFIA:

bewqhttp://tg24.sky.it/mondo/2017/01/30/erasmus-compie-30-anni.html

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/da-erasmus-a-erasmus-una-storia-lunga-30-anni/39465/default.aspx

http://www.raistoria.rai.it/articoli/universitari-in-europa-lerasmus/36672/default.aspx

 

ERASMUS – UNA GENERAZIONE EUROPEA di STUDENTI CRESCIUTA CON UN PROGETTO VINCENTE. ultima modifica: 2018-02-14T18:34:19+00:00 da Astrid Panizza
Astrid Panizza
Fin da piccola la passione di scrivere ed inventare storie è cresciuta dentro di me. A sedici anni ho vinto un concorso letterario locale e ho deciso poi di coniugare l’amore per la scrittura con quello dei viaggi. Ho surfato in Australia e camminato nella Pampa argentina, passando per il colorato Brasile e fermandomi qualche tempo anche negli Stati Uniti. Queste solo alcune delle moltissime parti del mondo che hanno toccato i miei piedi, cambiando il mio spirito ed aprendo la mia mente. Quando a penso a me stessa mi vedo persa in giro per il mondo, con uno zaino in spalla e i piedi ben fissi sulle nuvole!
Astrid Panizza
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