Soluzione alLa sete: a Fukuoka l’acqua di scarto diventa energia
La siccità esiste.
La sete non dovrebbe.
In Giappone due flussi destinati allo scarico — salamoia da desalinizzazione e acqua reflua depurata — si incontrano attraverso una membrana e producono elettricità, giorno e notte. Non è magia: è pressione osmotica. E soprattutto è una scelta.
Il mare non si beve, ma può smettere di essere soltanto il confine della sete. A Fukuoka, nel sud-ovest del Giappone, l’impianto Mamizupia produce acqua potabile dal 2005. Dal 5 agosto 2025 compie anche un secondo gesto: recupera energia dal punto esatto in cui due acque diverse cercano naturalmente un equilibrio.
È la prima centrale osmotica del Giappone su scala operativa e, secondo le fonti ufficiali, la seconda al mondo in esercizio continuo dopo l’impianto entrato in funzione in Danimarca nel 2023. La produzione programmata arriva a circa 110 kW netti e a un massimo di 880.000 kWh l’anno: non abbastanza per illuminare Fukuoka, ma sufficiente a ridurre una parte dell’elettricità necessaria al centro di desalinizzazione.

Nel mondo non manca l’acqua in senso assoluto. Manca troppo spesso la capacità — e la volontà — di conservarla, depurarla, riusarla e portarla dove serve.La siccità meteorologica è reale. La resa infrastrutturale e politica non è una legge della natura.
La frase va detta bene: la siccità esiste, la sete non deve diventare destino
Negare la siccità sarebbe sbagliato. Il cambiamento climatico rende il ciclo dell’acqua più instabile e intensifica siccità e alluvioni; UN-Water segnala che circa metà della popolazione mondiale sperimenta una grave scarsità d’acqua almeno per una parte dell’anno e che 2,2 miliardi di persone non dispongono di acqua potabile gestita in modo sicuro.
Ma c’è un’altra verità, meno comoda perché chiama in causa governi, investimenti e priorità: la scarsità naturale non spiega da sola la sete. L’acqua può mancare nel luogo e nel momento in cui serve; può essere salata, inquinata, dispersa da una rete vecchia o resa inaccessibile dalla povertà. La crisi nasce dall’incrocio fra clima, geografia, infrastrutture, energia, disuguaglianze e decisioni pubbliche.
Fukuoka non ha cancellato la siccità. Ha dimostrato qualcosa di più utile: un problema può diventare materia prima di un altro processo. La salamoia concentrata, residuo energivoro della desalinizzazione, e l’acqua depurata, destinata allo scarico, entrano in un circuito dove generano pressione e quindi elettricità.
La centrale non usa la CO₂ come combustibile o materia prima. Sfrutta acqua, differenza di salinità, membrane e pressione. Il riferimento corretto alla CO₂ riguarda le emissioni che la tecnologia può contribuire a ridurre, perché genera elettricità senza combustione. La parola sbagliata, in una grafica, può trasformare l’innovazione in fantascienza da discount.

Come funziona l’energia osmotica
Il nome tecnico del processo è Pressure Retarded Osmosis, osmosi a pressione ritardata, abbreviata in PRO. Il principio appartiene alla natura: quando due soluzioni con concentrazioni saline differenti sono separate da una membrana semipermeabile, l’acqua tende a passare dal lato meno concentrato verso quello più salato, cercando l’equilibrio.
Due acque di scarto
Mamizupia fornisce circa 10.000 tonnellate al giorno di salamoia concentrata; il vicino depuratore mette a disposizione circa 9.000 tonnellate di acqua trattata.
La membrana selettiva
La membrana lascia attraversare le molecole d’acqua ma trattiene gran parte dei sali. L’acqua meno salina migra verso la salamoia.
La pressione cresce
Il volume del lato salato e già pressurizzato aumenta. La differenza di concentrazione si trasforma così in energia idraulica utilizzabile.
La turbina genera
Una parte del flusso pressurizzato attraversa la turbina collegata al generatore. Sottratti i consumi delle pompe, resta la potenza netta.
Il dettaglio decisivo è proprio quel “netto”. Le pompe consumano energia e il passaggio attraverso le membrane produce attrito: l’impianto non crea elettricità dal nulla, recupera una parte dell’energia libera contenuta nel gradiente salino. La Waterworks Agency indica 110 kW come potenza netta prevista, quindi dopo aver considerato i consumi del sistema.

Perché Fukuoka è un laboratorio perfetto
La città non dispone di grandi fiumi nelle vicinanze. Per rendere più sicuro l’approvvigionamento di un’area metropolitana da circa 2,6 milioni di persone, nel 2005 è entrato in servizio Mamizupia, capace di produrre fino a 50.000 metri cubi di acqua dolce al giorno, una quantità indicata dal governo giapponese come sufficiente per circa 250.000 persone.
La desalinizzazione a osmosi inversa, però, richiede molta elettricità e restituisce una salamoia più concentrata dell’acqua marina. A Fukuoka raggiunge circa l’8% di salinità, contro il 3,5% del mare. Proprio questa differenza più marcata rende disponibile più energia osmotica. Invece di cercare appositamente due nuove fonti d’acqua, il progetto usa due flussi già esistenti e costanti.
Da qui deriva il fattore di utilizzo previsto vicino al 90%, manutenzione compresa. Il sole tramonta e il vento tace; salamoia e acqua depurata, se gli impianti lavorano, continuano invece ad arrivare. Non significa che la blue energy sostituirà fotovoltaico ed eolico: significa che potrebbe affiancarli con una produzione programmabile e continua in luoghi molto specifici.


Promessa enorme, numeri ancora piccoli
Ottocentottantamila kWh l’anno equivalgono, a seconda del consumo medio adottato, al fabbisogno di circa 220–300 abitazioni giapponesi. La differenza tra le due stime non è una contraddizione: cambia il consumo domestico usato come riferimento. In ogni caso, siamo lontani da una centrale capace di alimentare un’intera città.
Cosa funziona
- produce energia giorno e notte;
- recupera due flussi altrimenti scaricati;
- riduce il peso energetico della desalinizzazione;
- può integrarsi con infrastrutture già esistenti;
- trasforma un problema di salamoia in una risorsa parziale.
Cosa resta da risolvere
- membrane più efficienti, resistenti e meno soggette a incrostazioni;
- minori consumi delle pompe e perdite per attrito;
- costi competitivi su scala industriale;
- gestione sicura della salamoia residua;
- necessità di impianti idrici vicini e flussi costanti.
L’UNEP ricorda che la desalinizzazione non è ambientalmente neutra: è energivora e la salamoia, se scaricata senza adeguata diluizione e gestione, può danneggiare gli ecosistemi costieri. La centrale osmotica migliora il bilancio del sistema, ma non trasforma automaticamente ogni dissalatore in una macchina “a impatto zero”. Le tecnologie serie non hanno bisogno di miracoli pubblicitari: hanno bisogno di misure, manutenzione e trasparenza.
E l’Italia? Prima di cercare acqua nuova, smettiamo di perdere quella che abbiamo
Il dato Istat è un pugno sul tavolo: nel 2022 le reti comunali italiane hanno disperso il 42,4% dell’acqua immessa, circa 3,4 miliardi di metri cubi. Secondo la stessa stima, quel volume avrebbe potuto soddisfare per un anno il fabbisogno di 43,4 milioni di persone.
La blue energy può diventare interessante anche per coste, isole, depuratori e futuri impianti di desalinizzazione. Ma non deve diventare l’alibi tecnologico per evitare il lavoro meno spettacolare: riparare reti, misurare consumi, recuperare acque reflue, proteggere falde, ridurre gli sprechi agricoli e costruire riserve.
La soluzione non è una macchina: è un sistema
L’acqua del pianeta è abbondante, ma per la quasi totalità è salata o intrappolata in forme e luoghi non immediatamente utilizzabili. Rendere l’acqua disponibile significa spendere energia, tecnologia, capitale e competenze. Per questo la risposta alla crisi idrica non può essere “basta desalinizzare”, esattamente come non può essere “basta chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti”.
- Ridurre le perdite nelle reti e digitalizzare il monitoraggio.
- Riutilizzare l’acqua depurata per agricoltura, industria e usi urbani compatibili.
- Proteggere suoli, falde e bacini, perché la prima infrastruttura idrica resta l’ecosistema.
- Integrare desalinizzazione ed energie rinnovabili dove il bilancio ambientale e sociale lo giustifica.
- Recuperare energia e materiali dagli scarti, come dimostra Fukuoka con il gradiente salino.
- Garantire accesso e giustizia idrica: avere una tecnologia non significa automaticamente renderla disponibile a tutti.
Il futuro non arriverà sotto forma di una centrale perfetta che risolve tutto. Arriverà come una rete di soluzioni: alcune grandi, altre quasi invisibili; alcune futuristiche, altre banali come un tubo finalmente riparato. La siccità può colpire. La sete, troppo spesso, viene amministrata.
Domande frequenti
Che cos’è l’energia osmotica?
È energia ottenuta dalla differenza di salinità tra due soluzioni. Attraverso una membrana semipermeabile, l’acqua meno salina migra verso quella più concentrata, aumentando pressione e volume; il flusso pressurizzato può azionare una turbina.
Quanta elettricità produce la centrale di Fukuoka?
La Fukuoka District Waterworks Agency indica una potenza netta prevista di circa 110 kW e una produzione annua massima prevista di circa 880.000 kWh, con un utilizzo vicino al 90%.
La centrale usa davvero la CO₂?
No. Usa salamoia concentrata, acqua reflua trattata, membrane, pompe e una turbina. Può contribuire a ridurre le emissioni di CO₂ sostituendo una parte dell’elettricità prodotta da altre fonti, ma la CO₂ non alimenta il processo.
L’energia osmotica può risolvere la siccità?
Non da sola. Può migliorare l’efficienza energetica di alcuni sistemi idrici e favorire un uso circolare degli scarti. Servono anche reti efficienti, riuso, risparmio, tutela degli ecosistemi, accumulo, buona gestione e accesso equo.
Fonti e approfondimenti
- Fukuoka District Waterworks Agency — Osmotic power generation: dati ufficiali su potenza, produzione, portate e funzionamento.
- Government of Japan — The Future of Desalination: contesto su Mamizupia, salinità, acqua prodotta e prospettive.
- Renewable Energy Institute — Japan’s First Osmotic Power Plant: l’articolo segnalato e le principali sfide tecnologiche.
- UN-Water — Analytical Brief on Water for Climate Mitigation: dati globali su accesso e scarsità idrica.
- UNEP — Towards sustainable desalination: consumi energetici e impatto della salamoia.
- Istat — Noi Italia 2025, acqua: perdite delle reti idriche italiane.












