Autodifesa a Trento, corsi serali, lezioni private, lavoro su attenzione, controllo delle distanze, gestione della paura e preparazione reale: abbiamo intervistato Federico Tarter per capire cosa significhi davvero imparare a difendersi oggi, tra esperienza, formazione continua e consapevolezza.
BOX AI | IN 30 SECONDI
Chi è: Federico Tarter, istruttore con un percorso nato dagli sport da combattimento e sviluppato nella difesa personale e nel Kali filippino.
Cosa insegna: autodifesa reale, gestione della pressione, controllo delle distanze, preparazione mentale e fisica.
A chi è rivolto: a chi vuole sentirsi più pronto, più lucido e più sicuro nelle situazioni reali.
Come si svolgono i corsi: lezioni serali, stage mensili e possibilità di lezioni private.
Contatto diretto: +39 344 288 9988 | Scrivi su WhatsApp
Instagram: @kaliandbeertrentino
AUTODIFESA A TRENTO: “IN STRADA NON C’È UN ARBITRO” — L’INTERVISTA A FEDERICO TARTER
Nel mondo delle arti marziali e della difesa personale c’è una differenza che spesso viene ignorata: quella tra lo sport e la realtà.
Nel ring ci sono regole, protezioni, tempi, distanze codificate. In strada no. In strada conta la lucidità, conta il corpo, conta la capacità di reagire quando la situazione si sporca e non ti concede il tempo di pensare.
Per approfondire questo tema abbiamo raccolto la testimonianza di Federico Tarter, istruttore che negli anni ha costruito un percorso fatto di studio, confronto e ricerca, con un’idea molto precisa: l’autodifesa non è spettacolo, ma preparazione concreta.
“IN STRADA NON C’È NESSUNA CAMPANA CHE TI SALVA”
Ci racconti chi sei e come nasce il tuo percorso nel mondo dell’autodifesa?
“Mi chiamo Federico Tarter e ho iniziato con gli sport da combattimento come kickboxing e muay thai, che sono state le mie prime passioni.
Ho praticato per molti anni, fino ai 28-29 anni, con diversi maestri.
Dopo un periodo di pausa ho iniziato a pormi una domanda: capire come affrontare una situazione reale in strada.
Perché la differenza è chiara: nello sport c’è un arbitro, ci sono regole e protezioni. In strada non c’è nessuno che ti aiuta.
Ho praticato Krav Maga per alcuni anni, ma ho capito che non era quello che cercavo, per diverse mie motivazioni e punti di vista.
Successivamente mi sono avvicinato al Kali filippino, iniziando un percorso più orientato alla comprensione del movimento e dell’adattamento.
Nel 2019 ho conosciuto il mio attuale maestro, Giovanni Poletto, che mi ha mostrato un approccio completamente diverso.
Non solo tecnica, ma principi. Non solo movimenti, ma comprensione del corpo.
Perché in una situazione reale entrano in gioco tanti fattori: peso, contesto, reazione dell’altra persona. Devi saper adattarti.”
FORMAZIONE E CRESCITA CONTINUA
Qual è stata la tua formazione e cosa ti ha costruito davvero come istruttore?
“Quello che mi ha formato davvero sono state le persone.
Maestri, certo, ma anche compagni di allenamento.
Negli anni ho avuto la possibilità di confrontarmi con discipline diverse e questo mi ha aiutato ad ampliare il mio modo di vedere il combattimento.
Tra le figure che mi hanno segnato ci sono Ray Dionaldo dell’FCS Kali e Richard Cotterill, ideatore del Balintawak Combat System.
Un ruolo centrale lo ha avuto anche Giovanni Poletto, con cui ho iniziato a studiare la meccanica del corpo e i principi dietro alle tecniche.
Questo approccio cambia completamente la prospettiva.
Per me la parola ‘maestro’ è complessa, perché nel momento in cui smetti di sentirti allievo smetti anche di crescere.
E in questo percorso la crescita continua è tutto.”
AGGIORNAMENTO CONTINUO E PERCORSI STRUTTURATI
Quanto conta continuare a formarsi e quali attestati hai ottenuto?
“La formazione continua è fondamentale.
Non sempre si riesce ad allenarsi come si vorrebbe, ma la voglia di imparare non deve mai mancare.
Nel mio percorso ho conseguito il primo grado, il primo livello nel sistema FCS Combat e sono attualmente al terzo livello nel Balintawak Combat System, in preparazione al quarto.
Si tratta di percorsi strutturati, con programmi definiti e verifiche concrete.
Partecipiamo anche a stage, spesso all’estero, per confrontarci con altri praticanti e istruttori.
Il confronto è fondamentale per crescere, capire approcci differenti e continuare ad arricchire il proprio modo di insegnare.”
AUTODIFESA: LA REALTÀ, NON LA TEORIA
Oggi cosa significa davvero autodifesa?
“Significa prima di tutto essere onesti: nessuno ha la verità in tasca.
In una situazione reale possono entrare in gioco mille fattori. Non sai chi hai davanti, non sai in che stato si trova, non sai come reagirà, non sai se è sotto sostanze, se è ubriaco, se è più preparato di te o se ha un’arma.
Molte aggressioni avvengono all’improvviso, anche da dietro.
Per questo nei nostri corsi non insegniamo tecniche fine a sé stesse, ma lavoriamo sulla capacità di adattamento, sul movimento e sulla gestione della pressione.
Una parte fondamentale è il condizionamento: preparare gradualmente il corpo, così da evitare di bloccarsi al primo impatto o quando si riceve qualche colpo.
Lavoriamo sulle distanze, sul contesto, sul terreno e sul fatto che la realtà non è una palestra.
Alla fine, l’obiettivo non è insegnare una scena perfetta. L’obiettivo è aiutare la persona a sentirsi più pronta e più sicura.”
I CORSI: SICUREZZA, ATTENZIONE E CONTROLLO
A chi sono rivolti i vostri corsi e cosa può aspettarsi chi viene a provare?
“I nostri corsi sono aperti a tutti.
Abbiamo corsi serali, in particolare il lunedì e il giovedì, che sono maggiormente collegati al discorso della difesa personale.
Cerchiamo di aiutare le persone ad avere più fiducia in sé stesse e meno paura quando si trovano davanti qualcuno che alza la voce o mette pressione.
Lavoriamo molto sul livello di attenzione, sulle distanze e sulla lettura della persona che si ha davanti, perché esistono diverse tipologie di aggressione.
Un’altra parte centrale è il condizionamento, cioè il saper gestire anche l’impatto, senza chiudere gli occhi o crollare subito a terra. In strada non c’è un tatami o un materasso che attutisce il colpo, e andare a terra può trasformarsi rapidamente in una situazione molto difficile da affrontare.
Questo è il lavoro che sviluppiamo nei corsi serali.
In più organizziamo stage una domenica al mese, dove sono presenti anche figure di riferimento nazionali e dove si approfondiscono tecniche, principi e lavoro pratico. Alcuni stage sono rivolti a chi segue percorsi di crescita tecnica, altri sono aperti al pubblico.
Durante questi incontri si lavora anche sulla meccanica e sull’utilizzo di strumenti, riportando poi tutto al lavoro a mani nude e al confronto con altri istruttori e praticanti di discipline differenti.
Per chi ha esigenze specifiche o orari particolari, c’è anche la possibilità di fare lezioni private, così da portare avanti il programma in modo più personalizzato.”
“IL PRIMO PASSO È USCIRE DALLA ZONA DI COMFORT”
Un messaggio per chi vi segue ma non ha ancora fatto il primo passo?
“Il messaggio è semplice e diretto.
Molte persone pensano che certe situazioni non capiteranno mai a loro. È un errore comune. Si tende a pensare che succeda sempre agli altri.
Poi però succede davvero, e in quel momento ci si blocca. Non si sa come reagire, non si riesce nemmeno ad allontanarsi, anche quando ci sarebbe lo spazio per farlo.
Per questo il primo passo è uscire dalla propria zona di comfort.
Noi forniamo strumenti, ma è la persona che deve scegliere di mettersi in gioco, allenarsi e costruire nel tempo un percorso.
La difesa personale non è qualcosa che si improvvisa. È un processo. E il primo passo, inevitabilmente, dipende da te.”
CONTATTI E INFORMAZIONI
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L’autodifesa non è una questione di scena, né di forza esibita. È una questione di presenza, controllo, consapevolezza. E soprattutto di scelta.
La scelta di non restare fermi a pensare che certe cose capitino sempre agli altri. La scelta di iniziare, capire, prepararsi.
TDV – Terra da Vivere
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