SICILIA: Tra profumi e sacralità

Un occhio straniero, che viene da un Paese Europeo o addirittura extraeuropeo, guarda all’Italia con un misto tra ammirazione e sacralità, mentre invece, diciamoci la verità, noi italiani molto spesso denigriamo il Bel Paese mettendo in risalto solo le note negative, i colori che stonano sulla tavoletta di Leonardo.

Non ci va mai bene niente insomma, dalle montagne del Nord dove fa troppo freddo, al Sud dove la monnezza la fa da padrone, per non parlare del centro dove ci sono scioperi ogni due giorni su tre.

Ma quali sono le meraviglie che gli stranieri riescono, con il loro occhio vigile, a cogliere, mentre noi, forse abituati o forse semplicemente distratti, ci lasciamo passare sotto il naso senza dire nulla o anzi, girandoci dall’altra parte?

Quest’oggi abbiamo deciso di calarci nel profondo Sud, nella Sicilia dei limoni e delle arance, in una stagione spesso snobbata dai viaggiatori, l’inverno, immedesimandoci in uno straniero un po’sperduto che vede le meraviglie dell’Italia per la prima volta. Con lo zaino sulle spalle e una macchina presa a noleggio abbiamo deciso di attraversare la costa orientale da Messina a Siracusa, per poi raggiungere l’entroterra Ragusano, passare per la Valle dei Templi di Agrigento ed arrivare infine nella chiassosa Palermo, terra di tutti e di nessuno.

La prima tappa, dopo Messina in cui abbiamo prelevato la macchina e dato un veloce sguardo al Duomo, è stata quella della vicina Taormina in cui dal Teatro Greco si può immaginare la grandezza di un tempo ed ammirare il mare dall’alto in tutta la sua bellezza.

Da lì ci vogliono circa due ore per arrivare a Siracusa. Due ore che, ve lo dico con il cuore ancora a mille se ci penso, ho tirato giù i santi dal paradiso per accorrere in mio aiuto in quanto le strade sono un po’bucherellate, piene di lavori in corso e le macchine sfrecciano ai mille all’ora incuranti del povero Cristo (io), che va ad una velocità normale ed è un viaggiatore sperduto che cerca di trovare il bandolo della matassa, ovvero la giusta direzione.

Siamo arrivati sani e salvi a Siracusa che è molto caratteristica, divisa in due parti:  il centro storico sulla terra ferma e, attraversando un ponte, l’Isola di Ortigia, cuore pulsante della città. Quest’isoletta, fatta di viuzze pedonali e costeggiata da un mare cristallino, sembra racchiudere in sé tradizioni che risalgono a millenni fa. Mi sono immaginata passeggiare gli antichi romani che con le loro toghe decantavano versi in latino mentre il sole si alzava sulle onde. Il colore degli edifici infatti richiama molto l’antica Roma, tutte le mura sono di un giallo ocra che ricorda vagamente il muro del Pianto di Gerusalemme.

In ogni dove si possono trovare reperti antichi, alcuni ancora quasi intatti, altri lasciati andare. Interessante ed enorme è il Parco archeologico della Neapolis, dove abbiamo provato anche noi, come tutti i visitatori, ad entrare nell’orecchio di Dionisio, imponente cavità nel calcare, per cantare e sentir riecheggiare l’eco della nostra voce per più di una volta. Sembra incredibile che millenni fa delle persone esattamente come noi, siano riuscite a creare uno scavo così profondo, alto 23 metri, largo dai 5 agli 11 e sviluppato in profondità per 65, senza i mezzi moderni dei giorni nostri e senza un apparente scopo … ma avranno avuto i loro buoni motivi.

Sono rimasta poi qualche minuto ad osservare l’anfiteatro romano, una sorta di piccolo Colosseo, ben tenuto seppur siano evidenti i segni d’usura causati dal tempo. Mi sono persa nei miei pensieri, appoggiata ad una balaustra, immaginando i Gladiatori che entravano nell’arena, come fanno oggi i lottatori di Wrestling sul ring, senza sapere però nel loro caso se fosse stato possibile osservare un altro tramonto ancora, o i loro occhi si sarebbero chiusi per sempre di lì a qualche minuto.

Usciamo dall’area archeologica dando qualche carezza ai gattini che si aggirano placidi tra le antiche rovine e si lasciano coccolare da chi incontrano, sperando in un pezzo di pane. Me li porterei tutti a casa!

Lasciamo Siracusa per raggiungere in serata Ragusa, città di cui abbiamo sentito parlare per i paesaggi mozzafiato, ma a dire il vero non abbiamo il tempo di esplorarla perché la stanchezza di questi giorni passati a camminare e visitare si fa sentire, e quindi il letto e il cuscino hanno la meglio. Il giorno dopo ci svegliamo presto, carichiamo gli zaini sulle spalle e, messa in moto la macchina, sincronizziamo gli orologi.

In due ore e mezzo arriviamo nella Valle dei Templi, l’area archeologica che rende la zona di Agrigento così speciale e a dir poco spettacolare. Passeggiando tra i templi sembra che il tempo si sia fermato, è incredibile come le strutture architettoniche siano ancora lì, poche rimaste in piedi (perché ricostruite o parzialmente riprese durante gli anni), altre cadute a pezzi, che sembrano disegnare sul terreno il mosaico di un gigante.

E’in questo luogo che la sacralità della Sicilia si mostra in tutto il suo splendore. Sotto il timido sole di gennaio un filo di vento muove i pochi alberi raggrinziti che hanno avuto la forza e il coraggio di insediarsi ai lati dei templi. Ci sono poche persone e nessuno parla a voce alta. Si sussurra invece, quasi in forma di rispetto, per non disturbare le grandi opere di un impero che è caduto ormai troppo tempo fa, ma sembra ancora vivo in ogni passo che facciamo e in ogni pietra che osserviamo.

Dal silenzio e la sacralità della Valle dei Templi, l’ultima meta che ci attende è la chiassosa e musicale Palermo. Il tragitto si estende per sconfinati campi e colline già verdi, pronte alla primavera che sembra già arrivata.

La prima impressione che abbiamo di Palermo, già da quando entriamo in macchina nella città è che è proprio un gran casino. Le regole sembrano solo uno scritto senza valore, perché tra le strade del capoluogo siculo vige l’anarchia più assoluta. Troviamo un parcheggio e ci avviamo a piedi verso il nostro Airbnb che già dal nome sembra promettente: Maison del Sole (maison in francese significa “casa”).

Ad accoglierci un signore davvero affabile che con un grande sorriso ci mostra la nostra stanza e ci illustra i luoghi da visitare e in cui mangiare bene (come si può non mangiare bene in Sicilia?!) presenti nei dintorni. Ci sporgiamo dal balcone, siamo proprio in pieno centro! E’sera e le persone passano a fiumi sotto di noi.

Questa volta non ci arrendiamo alle fatiche della giornata passata, decidiamo di uscire. Sembra letteralmente estate, non dalla temperatura, che è sì gradevole, ma di sera una giacchetta è d’obbligo, ma dalla quantità di persone che si trovano sulla strada, che in centro è area pedonale. Rimango piacevolmente colpita, abituata come sono da cittadina del Nord a non trovare nessuno in strada dopo le 19, a camminare invece fianco a fianco con un migliaio di persone, fermandomi in qualche negozio lungo la via (ebbene sì, anche d’inverno qui i negozi prima delle 23 non chiudono). Mangio un cannolo, la cui descrizione si racchiude in tre parole: gioia dei sensi. Vi lascio immaginare.

Palermo è l’ultima tappa del nostro “roadtrip” (viaggio in macchina) e negli ultimi giorni che ci rimangono decidiamo di fare una visita alla città. Ci troviamo nel quartiere di “Vucciria”, scendendo la mattina incontriamo il mercato del quartiere, che vende qualsiasi cosa, dal semplice vestito al rubinetto o alla dentiera. Vedere per credere. Camminando una quindicina di minuti entriamo nel caratteristico “Ballarò”, altro quartiere molto popolare per il mercato che si tiene ogni giorno. Fa specie sentire i venditori, spesso di pesce, che dalle loro bancarelle urlano in continuazione per attirare i clienti. E’qui che ho trovato il giusto equilibrio che spesso noi italiani non cogliamo, tra colore e suono. Questo quartiere, infatti, dà un’energia particolare, che mischia suoni e colori, creando una sinfonia che potrebbe essere dipinta come un quadro di Leonardo.

Il giorno successivo abbiamo deciso invece di dedicarlo ai monumenti eretti in memoria degli attentati dei magistrati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Sono luoghi fuori dal centro e dal tram tram dei turisti, e per questo consiglio vivamente di visitarsi, per toccare con mano luoghi pregni di significato, in cui sono successi eventi da non dimenticare.

L’albero della Pace, in memoria di Borsellino, si trova sotto casa sua, dove è scoppiata la bomba che l’ha ucciso nel 1992. E’un ulivo che cresce rigoglioso con appese maglie e bandiere portate da chi visita quel posto. Il monumento in memoria di Falcone è invece un obelisco nel punto di autostrada in cui l’automobile è stata fermata dall’esplosione di tritolo. Sono stati momenti questi che mi hanno fatto molto riflettere. Passare nel luoghi dove hanno messo piede e perso la vita personaggi che si sono battuti per lottare contro un male polveroso ma nascosto qual è la mafia mi ha fatto comprendere che se loro hanno perso la vita per estirparlo, non siamo noi a poterci fermare ma dobbiamo invece, partendo anche dal piccolo, combattere per vincere la libertà che Falcone e Borsellino hanno sempre sognato.

Viaggiare in Sicilia è stata un’avventura fuori dagli schemi, elettrizzante e piena di energia data dai luoghi ma soprattutto dalle persone. Una terra piena di contrasti, che ha così tanto da offrire ma che spesso è rovinata dall’incuria di chi non ne apprezza l’importanza.

Ho sempre desiderato visitare quest’isola perché, seppur viaggi molto, mancava all’elenco delle mie avventure. Ora che ho aggiunto pure la Sicilia alla mia lista, posso affermare con cognizione di causa che è sì il posto ideale se volete rilassarvi su di una spiaggia con il mare cristallino d’estate, ma che è certamente possibile visitarla anche d’inverno, in cui le temperature miti e il sole caldo permettono di girarla senza mai fermarsi.

Non resta altro che dire: “Zaino in spalla e buon viaggio!”

SICILIA: Tra profumi e sacralità ultima modifica: 2018-02-08T10:24:27+00:00 da Astrid Panizza
Astrid Panizza
Fin da piccola la passione di scrivere ed inventare storie è cresciuta dentro di me. A sedici anni ho vinto un concorso letterario locale e ho deciso poi di coniugare l’amore per la scrittura con quello dei viaggi. Ho surfato in Australia e camminato nella Pampa argentina, passando per il colorato Brasile e fermandomi qualche tempo anche negli Stati Uniti. Queste solo alcune delle moltissime parti del mondo che hanno toccato i miei piedi, cambiando il mio spirito ed aprendo la mia mente. Quando a penso a me stessa mi vedo persa in giro per il mondo, con uno zaino in spalla e i piedi ben fissi sulle nuvole!
Astrid Panizza

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